A Marsala il tema del benessere animale continua a essere trattato come una questione marginale, ma è una responsabilità pubblica

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MIRIAM DI GIROLAMO – A Marsala il tema del benessere animale continua a essere trattato come una questione marginale. Eppure non lo è. È una responsabilità pubblica, un dovere morale e anche una questione di buona amministrazione. Ma guardando a ciò che è stato fatto negli ultimi anni, la sensazione è che questo tema sia stato semplicemente ignorato.

Non risultano campagne di sterilizzazione per i cani padronali lasciati vagare sul territorio, nonostante sia uno degli strumenti principali per contrastare il randagismo. Non risultano campagne di microchippatura, obbligatoria per legge, che permetterebbero di identificare i proprietari e scoraggiare abbandoni e incuria. Non risultano nemmeno campagne di sensibilizzazione o di adozione promosse dal Comune, neppure attraverso i propri canali social istituzionali.

Eppure basterebbe poco per fare molto.
Il risultato di questa assenza di politiche è sotto gli occhi di tutti: randagismo diffuso, cucciolate indesiderate che continuano a nascere e canili che si riempiono, e il tutto comporta anche spese sovrastanti per l’Ente comune.

Nel frattempo, il canile comunale ha vissuto una situazione che definire paradossale è poco. L’area di sgambamento è rimasta chiusa per un anno intero. Un anno. Per dodici mesi i cani presenti nella struttura non hanno potuto correre, muoversi liberamente, sfogare la propria energia. Per animali costretti a vivere in un box, lo sgambamento rappresenta spesso l’unico momento di libertà, soprattutto nei fine settimana quando i volontari riescono a dedicare loro qualche ora di attenzione.

A rendere il quadro ancora più grave c’è un dato che non può essere ignorato: il Comune di Marsala, alla fine del 2025, ha perso i contributi destinati alla lotta al randagismo messi a disposizione dalla Regione Siciliana. Risorse importanti, parte di un fondo da 5 milioni di euro destinato proprio ai Comuni per affrontare il problema con politiche di prevenzione.
Un’occasione persa. L’ennesima!

Eppure il meccanismo del randagismo è noto e studiato da anni: senza sterilizzazione si crea un ciclo infinito. Cucciolate indesiderate diventano nuovi randagi, che crescendo si riproducono a loro volta generando altri cuccioli destinati alla strada o ai box dei canili. Un circolo vizioso che produce sofferenza per gli animali e costi sempre maggiori per la collettività.

Lo stesso discorso vale per l’enorme numero di gatti randagi presenti sul territorio, per i quali servirebbero programmi strutturati di sterilizzazione e gestione delle colonie feline.

In questo vuoto istituzionale, a fare la differenza sono quasi esclusivamente le associazioni animaliste e i volontari. Sono loro a promuovere le adozioni, spesso trovando famiglie nel Nord Italia. Sono loro, molto spesso, a sostenere le spese di trasporto degli animali adottati. E sono ancora loro, troppe volte, a farsi carico delle cure veterinarie presso cliniche private quando cani e gatti feriti o malati hanno bisogno di assistenza.
Il volontariato supplisce a ciò che dovrebbe essere una responsabilità pubblica.

E poi c’è un altro aspetto che colpisce. In tutti questi anni nessun consigliere comunale (se non per poco tempo, per poi abbandonarne la causa), nessun assessore, nessun Sindaco si è mai presentato in canile per dimostrare attenzione verso questa realtà. Non per un’iniziativa ufficiale, non per un gesto simbolico, nemmeno per portare una cesta o qualche biscotto agli animali che vivono dietro quelle sbarre.

Nel frattempo la città continua a concedere suolo pubblico ai circhi con animali, dimostrando ancora una volta quanto il tema del rispetto e del benessere animale resti in fondo alle priorità.
Eppure oggi non ci sono più alibi. La legge 85/2025 ha riconosciuto gli animali come esseri senzienti e soggetti di diritto, capaci di provare emozioni e dolore. Non sono oggetti, non sono presenze marginali nella nostra società.
Sono esseri viventi che meritano tutela.

In questo senso arriva invece un segnale importante dal territorio: l’ASP di Trapani ha previsto che nelle strutture ospedaliere gli animali di affezione possano stare accanto ai pazienti ricoverati. Un gesto che va ben oltre la semplice apertura regolamentare: è il riconoscimento del valore affettivo e terapeutico che gli animali rappresentano nella vita delle persone. Un messaggio forte e chiaro di rispetto e di amore verso gli amici a quattro zampe.
Un esempio di sensibilità istituzionale che dovrebbe far riflettere anche le amministrazioni locali.

Marsala ha bisogno di un cambio di rotta serio e immediato. Servono amministratori che considerino il rispetto per gli animali una responsabilità concreta e non un incarico secondario da assegnare semplicemente perché non si sa a chi affidarlo.
Servono campagne di sterilizzazione, microchippatura, politiche di prevenzione, collaborazione reale con le associazioni e una gestione più attenta del canile comunale.
Perché il modo in cui una città tratta gli animali racconta molto del suo livello di civiltà.

Allora, se una comunità e chi la governa non riescono nemmeno a prendersi cura degli esseri più indifesi e silenziosi, come possono pretendere di prendersi cura davvero della propria città?
Il benessere animale non è un tema di serie B e non può più essere trattato come tale. Continuare a ignorarlo significa scegliere consapevolmente l’indifferenza. E l’indifferenza, in politica come nella vita pubblica, non è mai una posizione neutrale: è una responsabilità.

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