VINCENZO SAMMARTANO – Negli ultimi mesi, se da un lato i consumatori pagano bollette sempre più salate, dall’altro alcune compagnie statunitensi stanno vivendo un vero e proprio boom di profitti, spesso legato a conflitti e tensioni geopolitiche.

La guerra sull’Iran e le interruzioni nelle forniture di gas naturale dal Medio Oriente hanno amplificato questo fenomeno. Il blocco dello Stretto di Hormuz e gli attacchi iraniani contro gli impianti di Ras Laffan e Mesaieed in Qatar, che rappresentano circa il 20% della produzione mondiale di Gnl, hanno consentito alle compagnie americane di registrare profitti straordinari.
Nei primi due giorni di conflitto, i prezzi del gas in Europa sono schizzati di oltre il 25–50%, con picchi locali quasi raddoppiati rispetto ai livelli pre-guerra. Per le famiglie italiane le stime indicano aumenti significativi: bollette annue fino a +349 euro per il gas e oltre +114 euro per l’elettricità, causati dall’aumento dei prezzi all’ingrosso e dalla scarsità di Gnl.
Secondo EnergyFlux, se la produzione del Qatar restasse ferma per un mese i guadagni delle compagnie statunitensi supererebbero i 4 miliardi di dollari; se il blocco continuasse fino all’estate, il profitto straordinario salirebbe a 20 miliardi al mese.
A Wall Street questi dati si traducono in rialzi record per titoli come Venture Global e Cheniere Energy, mentre in Europa e in Italia l’effetto si misura sulle bollette dei cittadini e sul costo dell’energia per le imprese.
Questa non è una guerra voluta dall’Italia. È un conflitto in cui il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu — accusato a livello internazionale di gravi violazioni del diritto umanitario oltre che coinvolto in vicende giudiziarie nel suo Paese — ha portato avanti una strategia che rischia di destabilizzare ulteriormente il Medio Oriente, con obiettivi e interessi che difficilmente coincidono con quelli italiani.
La domanda cruciale resta aperta: il governo italiano, che si è proclamato sovranista, sta davvero facendo il bene dell’Italia o l’allineamento con gli Stati Uniti sta erodendo non solo la nostra economia, ma anche la nostra autonomia strategica?



























