Giorgia Meloni e il conto della guerra del gas: mentre Wall Street guadagna, gli italiani pagano

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VINCENZO SAMMARTANO – Negli ultimi mesi, se da un lato i consumatori pagano bollette sempre più salate, dall’altro alcune compagnie statunitensi stanno vivendo un vero e proprio boom di profitti, spesso legato a conflitti e tensioni geopolitiche.

La guerra sull’Iran e le interruzioni nelle forniture di gas naturale dal Medio Oriente hanno amplificato questo fenomeno. Il blocco dello Stretto di Hormuz e gli attacchi iraniani contro gli impianti di Ras Laffan e Mesaieed in Qatar, che rappresentano circa il 20% della produzione mondiale di Gnl, hanno consentito alle compagnie americane di registrare profitti straordinari.

Nei primi due giorni di conflitto, i prezzi del gas in Europa sono schizzati di oltre il 25–50%, con picchi locali quasi raddoppiati rispetto ai livelli pre-guerra. Per le famiglie italiane le stime indicano aumenti significativi: bollette annue fino a +349 euro per il gas e oltre +114 euro per l’elettricità, causati dall’aumento dei prezzi all’ingrosso e dalla scarsità di Gnl.

Secondo EnergyFlux, se la produzione del Qatar restasse ferma per un mese i guadagni delle compagnie statunitensi supererebbero i 4 miliardi di dollari; se il blocco continuasse fino all’estate, il profitto straordinario salirebbe a 20 miliardi al mese.

A Wall Street questi dati si traducono in rialzi record per titoli come Venture Global e Cheniere Energy, mentre in Europa e in Italia l’effetto si misura sulle bollette dei cittadini e sul costo dell’energia per le imprese.

Questa non è una guerra voluta dall’Italia. È un conflitto in cui il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu — accusato a livello internazionale di gravi violazioni del diritto umanitario oltre che coinvolto in vicende giudiziarie nel suo Paese — ha portato avanti una strategia che rischia di destabilizzare ulteriormente il Medio Oriente, con obiettivi e interessi che difficilmente coincidono con quelli italiani.

La domanda cruciale resta aperta: il governo italiano, che si è proclamato sovranista, sta davvero facendo il bene dell’Italia o l’allineamento con gli Stati Uniti sta erodendo non solo la nostra economia, ma anche la nostra autonomia strategica?

Nicola Donato
Nicola Donatohttps://www.trileggo.it
"Essere scettici, realistici e prudenti è assolutamente necessario, altrimenti non si potrebbe fare il giornalismo". Il pensiero di Kapuscinski è anche il mio. Fin da piccolo sono stato sempre appassionato di giornalismo. A scuola fondai un giornalino dal nome "Fatti e idee". La mia passione fu alimentata negli anni novanta, in piena età adolescenziale, da mio padre che conduceva trasmissioni radiofoniche di carattere sportivo presso l’emittente marsalese Radio Azzurra. La passione per il giornalismo cominciò a diventare anche un lavoro a partire dal 2005. Ecco, in rapida successione, le mie esperienze maturate nel campo giornalistico: 2005 – 2007 Conduttore televisivo emittente Canale 2 Marsala; 2007 – 2012 Redattore presso il quotidiano “Il Corriere Trapanese”; 2012-2014 Telecronista Ermes Tv Marsala; 2014 a tutt’oggi direttore del periodico cartaceo “Leggo Città Marsala”; Dal 2015 a tutt’oggi conduttore televisivo presso l’emittente televisiva Canale 2 Marsala; Dal 2022 direttore dell'emittente televisiva Canale 2. Dal primo dicembre del 2019 Leggo Città ha stretto una collaborazione con un gruppo editoriale locale permettendo la nascita di Trileggo di cui ne sono il Direttore. 14/10/2018 Premiato come ospite d'onore alla 19ma edizione del premio Europeo Tindari; 16/01/2021 conferimento d'onore da parte della Fondazione Internazionale Papa Clemente XI di Tirana (Albania) quale membro d'onore per proficua attività giornalistica svolta.

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