venerdì , 20 Maggio 2022

Lunghe file per un orologio, mentre in Ucraina si fugge dalla guerra

La società contemporanea è piena di contraddizioni. Soprattutto quella che si riflette sul web. I social sono diventati infatti la gabbia dei leoni in cui potersi sfamare del dolore altrui, in cui squarciare la preda in due senza pietà, tirando fuori i denti ancora sporchi di sangue e impugnando la ragione. Ogni individuo vuole diventare protagonista del proprio dolore sul web, che sia vip o cittadino comune non importa. Nel momento in cui viene spiattellato ogni briciolo di momento privato sui social,iniziano ad aumentare i like, i commenti, ma inevitabilmente arrivano gli haters che si fiondano a gamba tesa tra le lenzuola del pianto, mettendo in discussione anche le ferite, persino i morti. Tutto si amplifica anche attraverso i giornali, se parliamo di vip, attraverso le pagine del web o nei gruppi vari se invece si tratta di persone comuni. E’ il gioco delle parti, la conseguenza di voler riversare sui social ogni briciolo di integrità personale. Ci sono poi i moralizzatori, pronti ad arginare l’orrore della guerra digitale, combattuta a suon di parole, insulti e accuse che colpiscono i personaggi famosi. Nessuno viene escluso da questa corsa al massacro, neppure la guerra in Ucraina, neppure a Fedez che ha subìto un delicatissimo intervento chirurgico dopo aver scoperto di avere un brutto male. Non vengono esclusi dalla mannaia degli haters neppure i provax, i promask. Nessuno. La pandemia, sicuramente, ha alimentato il malcontento di molti, politicizzando gli schieramenti. Forse ad alcune falangi politiche ha fatto comodo e laddove mancava un portavoce, il fronte di estrema destra è diventato porta bandiera per i novax, nomask e in questo ultimo periodo anche proPutin.

I moralizzatori del web che sbraitano odio, sono gli stessi che dall’alto della loro stanzetta, con la serenità di chi a pranzo mangerà sicuramente un pasto caldo e la sera andrà sicuramente a letto sotto le coperte, urlano e sbraitano insulti a chi un letto non lo avrà mai più. Non mostrano un briciolo di sensibilità gli odiatori seriali di fronte ai profughi ucraini in fuga per la salvezza, che prendono d’assalto le stazioni ferroviarie pur di mettersi in salvo. Donne e bambini stipati dentro ai convogli che saltano sul primo treno, senza direzione, senza un bagaglio ma con l’istinto di sopravvivenza che predomina su tutto, mentre le bombe hanno completamente distrutto le loro case e ucciso i loro cari. Mentre a Kiev non si dorme la notte e si fugge dalle bombe per raggiungere le stazioni, in Italia si fanno lunghe file davanti ai negozi Swatch, qualcuno ha dormito persino dentro al proprio sacco a pelo. Altri ancora avranno chiamato la mamma a casa. Alcuni si sono piazzati davanti ai negozi, con una sedia, lamentando l’attesa troppo lunga. Da qualche parche parte ci sono state anche tensioni. Ma attenzione! Fermi tutti! Non stiamo parlando di emergenze sanitarie, di lunghe code per i tamponi o fughe dalla guerra o per scappare dal nemico e salire su mezzi di fortuna. Niente di tutto questo. L’emergenza di molti italiani, in queste ore, riguarda un orologio. Un delirio di massa da portare sul polso o conservare, al modico prezzo di 250/260 euro, che scandisce il tempo e impreziosisce gli occhi di nuovi e sedicenti collezionisti. Tutto questo accade mentre gli occhi del mondo si muovo come due lancette sul muro, in una bilancia che non trova equilibrio, con un negoziato sempre più distante  irraggiungibile. Le città ucraine vengono costantemente bombardate dai russi e la possibilità di un’intesa tra Putin e Zelensky risulta quasi impossibile. Se in Italia il tempo sembra avere una cifra numerica prestabilita da posizionare sul polso, in Ucraina invece non è così perché saranno i giorni, i mesi e gli anni a quantificare i danni che sta causando la guerra. Ci sono i morti da piangere, gli sfollati da aiutare, un assetto economico mondiale da riscrivere e  una politica completamente sventrata e da riassestare che dovrà fare i conti con il tempo delle attese, non certo con i leoni da tastiera!

A proposito di Angelo Barraco

Angelo Barraco, classe 89, è un giornalista siciliano, precisamente di Marsala, in provincia di Trapani. Curioso, attento ai dettagli, negli anni ha collaborato per numerose testate giornalistiche territoriali, nazionali, internazionali, sia cartacee che web. Ha scritto di politica, attualità, economia, territorio, cronaca nera, recensioni letterarie e musica. Ha intervistato molti importanti esponenti della società contemporanea che hanno tracciato un solco indelebile nella cultura e nella storia moderna.

Vedi anche

MARSALA – IL SALUTO DELL’AMMINISTRAZIONE GRILLO AL “VESPA RAID DELLA PERLA NERA”

L’assessore al turismo Oreste Alagna, in rappresentanza dell’Amministrazione Grillo, ha stamani salutato i partecipanti al …