Protesta dei penalisti davanti al Tribunale di Marsala. Lunedì gli avvocati della Camera Penale hanno aderito all’astensione dalle aule proclamata dall’Unione delle Camere Penali Italiane per dire no alle intercettazioni tra avvocato e cliente e denunciare il collasso delle carceri.

A guidare il presidio la presidente Francesca Frusteri e il segretario Vito Daniele Cimiotta, con gli avvocati Giacomo Frazzitta, Antonio Rallo, Franco Messina, Alessandro Casano e altri. In mano i cartelli per chiedere risposte al Governo.
Al centro il caso di Perugia: la Procura generale ha aperto accertamenti su presunte intercettazioni abusive di colloqui in carcere tra un’avvocata indagata e il suo difensore, e di conversazioni di persone estranee all’inchiesta. La vicenda è emersa dopo la denuncia dell’avvocato Alessandro Cannavale.
Dai primi accertamenti, confermati dal Ministro Nordio, le captazioni non sarebbero state utilizzate nel procedimento, ma per i penalisti resta un fatto gravissimo.
“Per mesi a Perugia sono stati intercettati i colloqui tra difensore e assistito, non solo di un indagato ma di tutti quelli avvenuti nelle salette del carcere – denuncia Frusteri -. La Costituzione prevede il divieto assoluto. Non abbiamo capito chi abbia autorizzato una simile attività”.
L’avvocato Casano smentisce Nordio: “Il Codice dice che i colloqui tra avvocato e assistito non possono essere intercettati e vanno subito interrotti. Che poi non se ne faccia uso è irrilevante”.
Secondo tema: le carceri al collasso. “Sono latrine di Stato, sovraffollamento spaventoso – dice l’avvocato Messina -. L’Italia è già stata bacchettata dall’Ue per trattamenti disumani. Se lo Stato vuole essere civile deve tutelare la dignità del detenuto”. Un problema che a Marsala era già stato denunciato anni fa, insieme al sindacato di Polizia Penitenziaria, costretto a lavorare in condizioni disagiate e pericolose per il numero di detenuti oltre la capienza.



























