lunedì , 21 Settembre 2020

Marsala, omotransfobia: quale libertà viene rivendicata?

Il progetto di legge contro omofobia e misoginia si è concluso e l’iter in Commissione giustizia alla Camera del DDL Zan, approderà in Aula in data 3 agosto. Tanta soddisfazione da parte di Alessandro Zan, deputato PD, estremamente soddisfatto per il risultato ottenuto insieme ai colleghi della commissione per l’approvazione di un testo che rappresenta per l’Italia un punto centrale, di importanza notevole, dato che siamo l’unico paese europeo ancora privo di questa legge.

L’obiettivo della proposta di legge Zan non è certamente quello di istituire il reato di opinione ma sanzionare, modificando la legge Moncino-Reale, le condotte di istigazione e di violenza finalizzate alla discriminazione in base all’identità sessuale della persona, secondo ciascuna delle seguenti componenti: sesso biologico, identità di genere, ruolo di genere, orientamento sessuale. Le pene differiscono in base al tipo di condotta. In caso di incitamento o commissione di atti discriminatori, viene mantenuta l’attuale previsione, in caso di incitamento alla violenza o commissione di atti violenti, non viene modificata la pena prevista non viene modificata la pena che va da sei a quattro anni.

Succede poi che a Marsala, come in tante altre piazze d’Italia, un gruppo di persone scendono in piazza per dire “No” al ddl Zan sull’omotransfobia, impugnando tra le mani dei cartelloni con su scritto “Restiamo liberi di pensare”. Eppure sembra quasi un paradosso che un gruppo di manifestanti, composto tra l’altro anche da suore e preti, posizionati sotto una delle più importanti chiese della città di Marsala, chieda a gran voce il “No” per la proposta di legge Zan che è contro omofobia e misoginia. “Libertà” è il loro monito, quasi come fosse stata strappata dalle loro mani prepotentemente da qualcuno, quasi come se  avessero sottratto un tozzo di pane dalle loro mani senza chiedere il permesso.  

“Amerai il prossimo tuo come te stesso” era un comandamento antico, scritto nella legge di Mosè e Gesù stesso lo cita come tale (Lc 10, 27). Un principio che fonda le proprie radici sull’accettazione del prossimo, senza alcuna distinzione.  “Juan Carlos, che tu sia gay non importa. Dio ti ha fatto così e ti ama così e non mi interessa. Il Papa ti ama così. Devi essere felice di ciò che sei”. Sono state queste le parole che ha rivolto Papa Francesco a Juan Carlos Cruz, omosessuale cileno che da piccolo è stato vittima di abusi sessuali da un prete pedofilo, Fernando Karadima, ex parroco, oggi 87enne che si trova al centro di uno scandalo che sta facendo tremare la Chiesa cilena. “L’ho detto nel mio primo viaggio e lo ripeto, anzi ripeto il Catechismo della Chiesa cattolica: i gay non vanno discriminati, devono essere rispettati, accompagnati pastoralmente. Si può condannare qualche manifestazione offensiva per gli altri.

Ma il problema è che con una persona di quella condizione, che ha buona volontà, che cerca Dio, chi siamo noi per giudicare? Dobbiamo accompagnare bene, è quello che dice il Catechismo”, ha ribadito il Santo Padre. E allora perché ci si ostina a sventolare la bandiera della libertà di opinione, di pensiero e di espressione, aggiungendo addirittura che viene messa in pericolo dal DDL contro l’omofobia? Perché alcuni rappresentanti di questi movimenti si ostinano  a dire che attraverso il Reato di opinione si rischia di essere denunciati?

Eppure il DDL dice ben altro perché interviene sulle ipotesi di discriminazioni, violenze  o  provocazionealla violenza, dettate da motivi di orientamento sessuale e identità di genere; l’articolo  604-bis  inoltre  integrato  attraversola  previsione  del  divieto  di  costituire  un qualsiasi  ente  che  preveda  finalità  di  violenze o discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere; il secondo interviene, invece, apportando modifiche  all’articolo  604-ter,  stabilendo  che la  circostanza  aggravante  ivi  prevista  si estende  ai  reati  commessi  in  ragione  dell’orientamento  sessuale  o  dell’identità  digenere della vittima. Cosa c’entra la “libertà di pensare” in tutto questo?

In una Piazza Loggia che manifestava silenziosa, con diverse persone con la mascherina e i cartelloni in mano, e altri ancora con un libro che nascondeva fugacemente il cellulare a pagina 1 di un libro, e la pagina facebook aperta, una voce di una signora, al microfono, annunciava che non avrebbero rilasciato interviste ai giornalisti ma che erano li per la libertà. Una parola che risuonava come un boomerang, quasi come fosse stato un mantra. Dalla piccola cassa posizionata al centro si sentiva che quel gruppo composto da adulti e giovanissimi con in mano dei cartelloni dai colori rosso sgargiante, ritenevano opportuno che la legge Zan era “del tutto ingannevole” e che –a detta loro- inutile perché “mira a istituire un nuovo reato, quello di omotransfobia appunto, che non viene definito dal legislatore appunto, lasciando così enormi spazi a interpretazioni liberticide che colpiranno chiunque esprimerà un pensiero non allineato al politicamente corretto”. Sotto un’arcata di Palazzo VII Aprile, invece, senza microfono in mano ma con tante argomentazioni e con un libro che scalfiva le sue dita, c’era Riccardo, un giovane marsalese che al silenzio di quella piazza ha preferito raccontare e raccontarsi, parlando di se stesso, della vera libertà che hanno dovuto conquistarsi gli omosessuali nel corso del tempo e di come sia difficile riuscire a trovare una normalità all’interno di una società che ha sempre preferito marchiare il prossimo con etichette, non badando invece ad altri aspetti.

Riccardo ha parlato senza microfono, in un angolo, ma la sua voce è arrivata a tutti quei giovani e non che si sono radunati attorno a lui. Nel corso del suo monologo ha sottolineato che “la bellezza non conosce sesso, è una cosa che ci unisce. Il disegno di legge contro l’omotransfobia non punisce chi dice che l’omosessualità non piace. Quella si chiama dittatura. Questo disegno di legge dice che non si può discriminare qualcuno in base all’orientamento sessuale o identità di genere”. Nessun altro ha parlato oltre a lui per spiegare ai giovani un punto di vista diverso, nessun altro ha raccontato e spiegato il DDL o altri aspetti legati alla discriminazione. Theodor Adorno asseriva che “la libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta”.

A proposito di Angelo Barraco

Angelo Barraco, classe 89, è un giornalista siciliano, precisamente di Marsala, in provincia di Trapani. Curioso, attento ai dettagli, negli anni ha collaborato per numerose testate giornalistiche territoriali, nazionali, internazionali, sia cartacee che web. Ha scritto di politica, attualità, economia, territorio, cronaca nera, recensioni letterarie e musica. Ha intervistato molti importanti esponenti della società contemporanea che hanno tracciato un solco indelebile nella cultura e nella storia moderna.

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