A Marsala i giovani sono onnipresenti nei programmi elettorali e sistematicamente assenti nell’azione amministrativa.
La parola “giovani” viene evocata con puntualità quasi rituale durante ogni campagna elettorale, salvo poi dissolversi nella pratica quotidiana delle istituzioni.
Non è più una percezione: è un dato politico.

Mentre il dibattito locale resta fermo agli annunci, in altre città siciliane si costruiscono strumenti concreti.
A Palermo, “Palermo Job Connect – Tradizione e innovazione” ha portato oltre duemila under 35 a confrontarsi direttamente con il mondo del lavoro. Trentacinque aziende, più di cento posizioni aperte, colloqui immediati, attività di orientamento e formazione: un modello operativo che dimostra come le politiche giovanili possano essere misurabili, verificabili ed efficaci.
Non si tratta di un episodio isolato.
Sempre a Palermo sono stati attivati gli Hub “Rete”, spazi permanenti di connessione tra giovani, sistema educativo e imprese.
Nello stesso solco si inserisce il tour nazionale “C’è posto per te”, che dopo il successo nel capoluogo ha fatto tappa a Catania, coinvolgendo migliaia di giovani tra formazione, orientamento e recruiting.
Questi interventi hanno un elemento in comune: esistono. Producono numeri, risultati, opportunità.
A Marsala, invece, non esiste nulla di paragonabile. Nessun hub, nessun piano strutturato, nessuna strategia continuativa. L’assenza non è episodica, ma sistemica.
E riguarda non solo la città, ma l’intera provincia di Trapani, ormai fuori dalle principali traiettorie regionali delle politiche attive per il lavoro giovanile.
Il punto, allora, non è più chiedersi cosa manca, ma perché manca. Perché mentre altrove si costruiscono reti tra istituzioni, imprese e formazione, a Marsala si continua a operare in ordine sparso, senza visione e senza strumenti adeguati.
Le politiche giovanili, per essere tali, devono uscire dalla dimensione retorica ed entrare in quella amministrativa.
Significa assumersi responsabilità precise:
- programmare eventi periodici di incontro tra domanda e offerta di lavoro;
- istituire presìdi permanenti di orientamento e accompagnamento;
- investire in formazione digitale e innovazione;
- creare spazi pubblici per l’imprenditorialità giovanile;
attivare forme reali di partecipazione, non simbolica.
Non sono proposte straordinarie, ma livelli minimi di intervento che qualsiasi amministrazione dovrebbe garantire.
Marsala ha risorse straordinarie, ma continua a perdere i suoi giovani. Turismo, mare e vino restano potenzialità inespresse senza politiche concrete. Servono hub permanenti, spazi pubblici per formazione e impresa, e partecipazione reale dei giovani nelle decisioni. Non basta ascoltarli: bisogna agire, trasformando fondi e opportunità in risultati tangibili.
Continuare a parlare di giovani senza costruire politiche per i giovani non è più solo una contraddizione: è una responsabilità politica.
Marsala oggi sconta un ritardo evidente, che rischia di tradursi in perdita definitiva di capitale umano, con intere generazioni costrette a cercare altrove ciò che il territorio non offre. E il presente lo dimostra.
Le istituzioni locali sono chiamate a una scelta chiara: continuare a utilizzare i giovani come categoria retorica o iniziare, finalmente, a considerarli una priorità amministrativa.
Perché il tempo delle parole è finito. E quello delle omissioni, ormai, pesa quanto quello delle decisioni.


































