Nella precedente rubrica (https://trileggo.it/2020/02/09/tossicodipendenza-tutto-parte-dalladolescenza/) vi avevo parlato della dipendenza da sostanza, di come sia nel corso del tempo mutata sia nell’incidenza, che nel tipo, parallelamente agli studi sui suoi effetti sull’organismo e sul modo in cui intervenire. Anche in ambito legislativo sono state apportate modifiche al decreto del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 1990, n. 309, in materia di depenalizzazione del consumo di sostanze stupefacenti, di misure alternative alla detenzione e di programmi di riduzione del danno.

E’ stato, infatti, abrogato l’art. 75, che stabiliva il principio della illiceità amministrativa del consumo e anche dell’art. 75-bis, che contemplava una serie di sanzioni amministrative e penali desocializzanti. Lo scopo di tali modifiche è nato per favorire l’intervento dei servizi nel caso in cui il consumo si accompagni a situazioni che sono disfunzionali in ambiente socio-lavorativo o familiare. In questi casi è prevista la possibilità che il SER.D., al quale le forze di polizia debbono inviare le segnalazioni relative al rinvenimento di stupefacente da parte di un determinato soggetto, inviti il consumatore a prendere contatto con la struttura che ne valuterà i bisogni e con il suo consenso, una eventuale presa in carico. Per tale necessità,per i soggetti che non gravano di misure penale, esistono i Centri di Accoglienza posti o all’interno o nei pressi di una Comunità di recupero.
I colloqui fatti da personale specializzato psicologhe/i o psicoterapeute/i hanno lo scopo di valutare in primis il reale livello di motivazione di chi chiede di entrare presso una Struttura, non solo ma anche la messa al corrente delle “regole” di cui ne viene richiesta l’accettazione. Nei casi in cui la persona tossicodipendente o alcool dipendente ha una custodia cautelare in carcere e chiede di poter effettuare un programma terapeutico di recupero in una struttura privata autorizzata, i colloqui vengono effettuati presso il carcere.
Con le nuove modifiche al Decreto 309/90 è prevista l’istituzione, presso ogni tribunale, di servizi pubblici per le dipendenze, con il distacco di un nucleo di operatori presso le strutture giudiziarie. Saranno così messi a disposizione dei locali dei tribunali. Tali servizi dovranno segnalare al giudice procedente l’esistenza di un programma terapeutico in corso e soprattutto predisporre in via di urgenza, su richiesta degli interessati o di ufficio, un programma che dovrà poi essere trasmesso all’organo giudiziario procedente per l’udienza stabilita o fissata.
Non sempre la scelta di entrare in una Comunità è così semplice, può sembrare banale, ma sono le “regole” ad impedirlo. C’è chi, addirittura, pentendosene preferisce una volta provato il percorso, tornarsene in carcere. L’essere senza e il contestarle è uno dei tratti che contraddistinguono la tossicomania. Assoggettarsene, ristabilire i contatti con il tempo che diventa un qualcosa di “dilatato” per un tossicodipendente, scandito dal cercare i soldi (spesso delinquendo) per pagarsi la sostanza e l’assunzione, è ciò, per l’appunto, che si cerca di ripristinare all’interno di un percorso comunitario, i cui altri obiettivi sono anche lavorare oltre che sul soggetto, sulla famiglia, per ristabilire i rapporti spesso incrinati, se non addirittura interrotti da tempo.
Le attività ergoterapiche, i gruppi condotti e co-condotti con la presenza di più operatori, i gruppi di mutuo-aiuto, i vari laboratori (creativi, teatrali) attivati presso le Strutture hanno uno scopo psico-educativo, di ri-educazione del tossicodipendente alla vita, soprattutto al senso di essa.
Giunti al fondo,diversa per ognuno di loro, è la risalita: il coraggio o forse la disperazione stessa, è la spinta che li porta a chiedere aiuto. Arduo è il cammino fatto spesso di ricadute e interruzioni di percorsi intrapresi, anche, in più strutture. Non so quante volte mi sono sentita ripetere una frase e ogni volta rabbrividisco: “La ho cercata, la ho cercata la morte, vuol dire che lassù non mi vuole.”
Dott.ssa Antonella D’Angelo
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