La villa romana del Tellàro a Noto

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A sud di Noto, a meno di dieci chilometri dal centro della città barocca per eccellenza, si trova un piccolo gioiello archeologico, visitabile per tutti. Nei pressi del fiume Tellàro sorge, poco distante dalla carreggiata della S.P.19, una ricca residenza suburbana della tarda età imperiale romana. I resti, rinvenuti a partire dal 1971, si trovano in un fertile comprensorio agricolo, su una bassa elevazione sotto una masseria ottocentesca. Come per altre ville romane presenti sulla nostra isola, sono i mosaici presenti a catalizzare l’attenzione.

Il corpo centrale della villa si sviluppa intorno ad un vasto peristilio. Il tratto del portico sul lato settentrionale presenta una pavimentazione a mosaico con festoni d’alloro che formano cerchi e ottagoni con i lati inflessi includenti motivi geometrici e floreali e su di esso si affacciano altri due ambienti che conservano i mosaici figurati. Nel primo di questi ambienti un mosaico, molto danneggiato, conserva un pannello con la scena del riscatto del corpo di Ettore, con Ulisse, Achille e Diomede identificati da iscrizioni in greco, mentre sono impegnati nella pesatura del cadavere dell’eroe troiano. La figura di Priamo è perduta; il corpo di Ettore, ormai in frammenti, si trovava su un piatto della bilancia; l’oro del riscatto era nell’altro piatto. Quest’episodio, diverso da quello raccontato nel XXIV canto dell’Iliade di Omero, è tratto più probabilmente da una tragedia di Eschilo.

Nella stanza centrale del portico si trova un altro mosaico raffigurante sugli angoli quattro grandi crateri, da cui partono strisce di foglie, frutti e fiori che si uniscono ad arco sopra quattro riquadri rettangolari. In ogni riquadro sono raffigurati una Menade e un Satiro che danzano tenendo tra le mani uno strumento musicale. Al centro probabilmente era rappresentato il dio Dioniso, alla cui corte appartengono le altre figure, ma purtroppo l’immagine è andata perduta. L’ultimo mosaico raffigura le scene di una battuta di caccia, il tutto delimitato da una cornice con figure di uccelli acquatici alternati a delle croci uncinate, quelle che erano le cosiddette “greche”. Al centro del mosaico si trova una figura femminile, associata alla personificazione dell’Africa, seduta su una roccia e circondata da alberi. Intorno alla donna si sviluppano le suddette scene venatorie. Quello che salta subito all’occhio è il realismo con cui queste scene sono raffigurate, come l’effetto dell’acqua attorno alle zampe degli animali o alle gambe dei cacciatori in movimento, oppure la paura sul volto del cacciatore attaccato dalla tigre. Nella parte inferiore del mosaico è invece rappresentato un banchetto, con le prede disposte sul tavolo, i cavalli legati agli alberi e i servi che preparano il tutto. Probabilmente i mosaici sono opera di maestranze africane. Sulla base dell’evidenza numismatica, i mosaici vennero realizzati dopo la metà del IV secolo d.C.

I mosaici della villa romana del Tellàro sono di grande pregio e manifattura nella composizione, nella policromia, nei dettagli decorativi e nella vivacità delle scene. La manifattura appartiene certamente a maestranze operanti in Africa settentrionale tra il III° e il IV° sec. d.C. e testimonia allo stesso tempo la raffinata cultura dei proprietari della villa. I frammenti di ceramiche, le anfore e le monete rinvenute nel corso dei minuziosi scavi, così come l’esame stilistico dei mosaici, hanno determinato la datazione della villa del Tellàro intorno alla metà del IV sec. d. C. Epicentro di un vasto latifondo con grandi risorse agricole, esattamente come la villa del Casale di Piazza Armerina e la villa romana di Patti in provincia di Messina; fulcri autonomi collocati in punti strategici del territorio siciliano e di grande interesse non solo per l’importanza dei preziosi mosaici in esse ritrovati, ma per il contributo che danno alla conoscenza dell’assetto socio-economico della Sicilia in età tardo-antica. Alle spalle della Villa del Tellàro si estendono gli splendidi vigneti, dove ancora oggi si coltivano le tradizionali uve del territorio: nero d’Avola, moscato e albanella.

La villa del Tellàro è stata oggetto negli ultimi anni di un rinnovato interesse, grazie soprattutto ad una serie di progetti di ristrutturazione e riqualificazione dell’area interessata. Nel 2008, oltre trenta anni dopo gli scavi, la villa del Tellaro è stata finalmente inaugurata e resa fruibile al pubblico.

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