Governo Meloni. Il tempo c’è stato, gli alibi no

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GIOPRGIA MELONI – Ed è proprio il record di durata del governo Meloni a imporre alcune domande.

Meloni ha avuto ciò che tanti presidenti del Consiglio prima di lei hanno indicato come condizione indispensabile per cambiare il Paese: una maggioranza politicamente solida, un orizzonte temporale lungo e un’opposizione che, per buona parte della legislatura, non ha rappresentato una reale minaccia alla tenuta dell’esecutivo.

Giorgia_Meloni_11
Giorgia_Meloni_11

Questo governo ha avuto il tempo per programmare, riformare e intervenire sui problemi strutturali del Paese: sanità, lavoro e salari, infrastrutture e trasporti, scuola e formazione, natalità, casa, sostegno alle famiglie, produttività e opportunità per i giovani.

È soprattutto su questi temi, non sul numero di giorni trascorsi a Palazzo Chigi, che si misura il successo o il fallimento di un governo.

Italia. Un Paese dal quale si continua a partire

Lavoro all’estero da circa vent’anni e, nella mia esperienza, mai come negli ultimi anni ho incontrato tanti italiani — soprattutto giovani — che hanno lasciato il Paese non per un’esperienza temporanea, ma per costruirsi una vita altrove.

Quando lasciai l’Italia pensavo, erroneamente, che sarei tornato dopo un’esperienza professionale all’estero. Oggi incontro sempre più persone che partono con una prospettiva diversa: non si chiedono quando torneranno, ma dove costruiranno il proprio futuro.

È una percezione personale. Ma dietro ci sono numeri che meritano attenzione.

Nel biennio 2023-2024 gli espatri dei cittadini italiani hanno raggiunto complessivamente 270 mila unità, anche per effetto delle nuove norme sull’iscrizione all’AIRE. Nel 2025 sono stati 109 mila gli italiani trasferitisi all’estero, contro circa 56 mila rimpatri.

Dopo oltre tre anni di governo stabile, la domanda è inevitabile: è stato fatto abbastanza per rendere l’Italia un Paese nel quale un giovane abbia convenienza a restare o una ragione concreta per tornare?

Italia. Un Paese sempre più povero

Circa 13,3 milioni di persone sono a rischio di povertà o esclusione sociale e oltre tre milioni vivono in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale.

Sul lavoro, inoltre, l’Istat continua a rilevare difficoltà per i giovani, differenze retributive e un grave ritardo nelle professioni scientifiche e ingegneristiche ad alta specializzazione.

Italia e i “capolavori” della politica estera

Poi c’è la politica estera. Il rapporto privilegiato costruito con Donald Trump ne è probabilmente l’esempio più evidente.

Nel gennaio 2026 Giorgia Meloni arrivò ad augurarsi pubblicamente che Trump potesse ricevere il premio Nobel per la Pace, sostenendo che Donald Trump, come i presidenti repubblicani del passato, porta la pace e non crea guerre.

Poi gli Stati Uniti hanno attaccato sette Paesi in tredici mesi.

C’è poi il Board of Peace voluto da Trump. L’Italia non vi ha aderito formalmente per problemi di compatibilità con l’articolo 11 della Costituzione. Meloni ha però cercato una formula che consentisse la partecipazione italiana, scegliendo successivamente il ruolo di Paese osservatore.

E resta l’immagine consegnata alla storia del vicepremier Antonio Tajani con il cappellino MAGA in mano: “Make America Great Again”.

Difesa e quel 5% che stona.

Nel frattempo è cresciuto l’impegno sulla difesa.

Al vertice NATO del 2025 gli alleati hanno assunto l’obiettivo di arrivare entro il 2035 al 5% del PIL, considerando sia la spesa strettamente militare sia investimenti più ampi in sicurezza, infrastrutture e resilienza.

L’Italia si è accodata. La Spagna si è defilata.

Ma aumentare la spesa per la difesa significa inevitabilmente decidere dove reperire quelle risorse e quali altre priorità finanziare meno.

Le contraddizioni sul Medio Oriente.

L’aereo del premier israeliano Benjamin Netanyahu, destinatario di un mandato d’arresto della Corte penale internazionale, ha attraversato lo spazio aereo italiano nei suoi viaggi verso gli Stati Uniti, provocando interrogazioni parlamentari e un dibattito sugli obblighi internazionali dell’Italia.

Quando Stati Uniti e Israele hanno poi attaccato l’Iran, Meloni ha scelto inizialmente di non condividere ma neppure di condannare l’operazione, dichiarando di non avere elementi sufficienti per assumere una posizione categorica.

Le conseguenze del conflitto hanno investito anche l’economia e la sicurezza energetica europea. E alla fine arrivano dove arrivano quasi sempre: nelle tasche dei cittadini.

Italia e la tensione con la Spagna

Alla ricerca di un rapporto privilegiato con Washington si è accompagnata una crescente tensione con la Spagna.

La crisi migratoria di Ceuta ha portato l’Italia a reintrodurre controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna, mentre Madrid ha adottato misure analoghe nei confronti dei viaggiatori provenienti dall’Italia.

Il problema non è negare la gravità di quanto accaduto a Ceuta, ma trasformare una complessa questione di sicurezza europea e gestione dell’immigrazione in uno scontro politico e ideologico con Madrid.

La Spagna non è un interlocutore marginale. È un grande Paese mediterraneo con il quale condividiamo interessi economici, energetici, migratori, europei e geopolitici.

Indebolire questo rapporto per ragioni prevalentemente ideologiche rischia di danneggiare proprio quegli interessi nazionali che il governo afferma di voler difendere.

Negli ultimi anni molti italiani si sono trasferiti in Spagna e tanti di loro difficilmente torneranno. Forse, prima di trasformare Madrid in un avversario politico, sarebbe utile osservare con maggiore attenzione ciò che il modello Sánchez ha prodotto nell’economia spagnola.

E chiedersi perché tanti italiani abbiano scelto proprio quel Paese per costruire il proprio futuro.

Stabilità tra proclami e vittimismo

Ed eccoci al punto di partenza. 1.414 giorni. Il governo più longevo della storia repubblicana.

Un risultato politicamente importante e una stabilità che l’Italia ha conosciuto raramente. Ma la stabilità non può essere un fine in sé.

La stabilità, da sola, non aumenta uno stipendio, non riduce una lista d’attesa, non rende accessibile una casa e non convince un giovane a restare.

È questo il paradosso del governo Meloni. La sua più grande forza rischia di diventare il metro con cui giudicare la sua più grande occasione mancata.

Nicola Donato
Nicola Donatohttps://www.trileggo.it
"Essere scettici, realistici e prudenti è assolutamente necessario, altrimenti non si potrebbe fare il giornalismo". Il pensiero di Kapuscinski è anche il mio. Fin da piccolo sono stato sempre appassionato di giornalismo. A scuola fondai un giornalino dal nome "Fatti e idee". La mia passione fu alimentata negli anni novanta, in piena età adolescenziale, da mio padre che conduceva trasmissioni radiofoniche di carattere sportivo presso l’emittente marsalese Radio Azzurra. La passione per il giornalismo cominciò a diventare anche un lavoro a partire dal 2005. Ecco, in rapida successione, le mie esperienze maturate nel campo giornalistico: 2005 – 2007 Conduttore televisivo emittente Canale 2 Marsala; 2007 – 2012 Redattore presso il quotidiano “Il Corriere Trapanese”; 2012-2014 Telecronista Ermes Tv Marsala; 2014 a tutt’oggi direttore del periodico cartaceo “Leggo Città Marsala”; Dal 2015 a tutt’oggi conduttore televisivo presso l’emittente televisiva Canale 2 Marsala; Dal 2022 direttore dell'emittente televisiva Canale 2. Dal primo dicembre del 2019 Leggo Città ha stretto una collaborazione con un gruppo editoriale locale permettendo la nascita di Trileggo di cui ne sono il Direttore. 14/10/2018 Premiato come ospite d'onore alla 19ma edizione del premio Europeo Tindari; 16/01/2021 conferimento d'onore da parte della Fondazione Internazionale Papa Clemente XI di Tirana (Albania) quale membro d'onore per proficua attività giornalistica svolta.

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