Le chiese di Palazzolo Acreide

Data:

Palazzolo Acreide è un gioiello, conservato e mantenuto come merita un gioiello. Questo borgo di ottomila anime allocato tra i monti Iblei, ai limiti nordoccidentali della provincia di Siracusa, conquista subito il visitatore per i suoi spazi ristretti, che sembrano giocare a rimpiattino tra terrazze e vicoli e che si aprono una volta scoperti. L’antica “Akrai”, più volte raccontata dallo storico greco Tucidide, indica, nel significato più intenso del nome, “un castello che domina la vallata”, creato “lassù” come posto di guardia. E infatti, dall’alto dei suoi settecento metri sul livello del mare, la cittadina sembra ascendere verso il cielo senza creare vertigini. Distante poco più di quaranta chilometri dal capoluogo, Palazzolo Acreide venne fondata proprio nell’orbita della città aretusea, settecento anni prima di Cristo. Parliamo dunque di “Storia” con la S maiuscola. Ma il sito era già abitato in tempi precedenti. A dimostrarlo le immancabili necropoli che ancora oggi, come avviene in tanti luoghi della nostra isola, stanno a testimoniare la presenza umana in epoche antichissime. Vogliamo, senza approfondire più di tanto il tema storico, concentrarci sulla bellezza e l’imponenza delle chiese – se ne contano almeno una decina – che arricchiscono e ingigantiscono questo borgo. E che ne esaltano la fede degli abitanti verso il soprannaturale, elevando ai loro occhi la presenza di alcuni tra i Santi più importanti della tradizione cristiana.

Il Patrono della cittadina è San Paolo ed è proprio al Santo di Tarso che la gente di Palazzolo dedica la festa più bella, il 29 di giugno, colorandola con giochi di ogni tipo. La Basilica di San Paolo, sita nell’omonima piazza che si snoda dalla via Roma, importante “arteria” cittadina, mostra le due facciate da punti di vista diversi. Come se si ammirassero, allo stesso tempo, due chiese diverse. Visto che per guardare la facciata principale bisogna girare attorno all’edificio. La Basilica venne costruita laddove sorgeva l’antica chiesa di Santa Sofia. Torniamo così indietro nel tempo, fino al XVI secolo, quando il simulacro del Santo venne insediato dove poi, nel corso dei secoli – e si, si parla proprio di secoli – sarebbe stata completata la costruzione del tempio. San Paolo venne proclamato Patrono nel 1688. Ma il violentissimo terremoto di cinque anni dopo, che ridusse in macerie quello che fino ad allora era stato eretto della chiesa, seppellì anche il simulacro del Santo. Per farla breve si indica il terzo decennio del millesettecento come punto di riferimento per la vera conclusione delle opere che dettero origine alla Basilica per come la conosciamo adesso. Con la facciata principale che venne però completata cinquant’anni dopo. All’interno si blocca il respiro nell’ammirare la magnificenza degli undici altari e del colonnato. Sono i particolari e le immancabili reliquie del Santo che rendono ancor più dettagliata la vista di questo bellissimo luogo di culto. Uno di questi particolari ci piace raccontarvelo: pochi metri più avanti dell’ingresso principale, sul pavimento, si incontra, protetta da una teca di vetro, la bocca dell’antico pozzo di S. Paolo, da poco tempo visibile. Si tratta della fonte di una sorgente d’acqua naturale, scavata per intero nella roccia viva, a una profondità di circa quindici metri.

La Basilica sorge in quella che è indicata come la “parte bassa” del paese. Quasi in contrasto con l’altra storica e importante chiesa del borgo, quella di San Sebastiano. Vogliamo solamente accennare alla storica rivalità fra le due congregazioni, i “Sampaulisi” e i “Sammastianisi”. I primi abitavano il quartiere basso e medievale, da sempre legato alle famiglie tradizionali ed elitarie. Quello che era in realtà il quartiere più antico. I secondi invece popolavano i quartieri nuovi e la zona alta. Erano i ceti emergenti e borghesi, in cerca di riscatto e di possibili scalate nella società del tempo. Così la basilica di San Sebastiano, altro Santo “importante” a cui sono votati molti comuni della zona, “rivaleggia” in tutti i sensi con quella di San Paolo. In realtà la Basilica di San Sebastiano, la prima che ci viene incontro una volta entrati in paese arrivando da Noto, è ancora più antica e, probabilmente, ha avuto una storia e origini meno travagliate, risalenti al XV secolo. Anche se poi il già citato sisma del 1693 la distrusse quasi per intero, radendola praticamente al suolo. Dopo la ricostruzione venne elevata al rango di basilica nel 1828. Eppure nessuna delle due chiese citate viene considerata la “Chiesa Madre” del paese. Il titolo spetta alla chiesa di San Nicolò, altro splendido tempio che se ne sta anch’esso lungo la via Roma, laddove quest’ultima si apre in una piazza. Quasi di fronte alla Basilica di San Paolo, che sembra guardarla di soppiatto, nascondendosi nel proprio angolo ingannatore. Fu infatti edificata ancora prima – la sua costruzione risale agli inizi del XIII secolo – in quello che è ritenuto essere il primo agglomerato urbano della cittadina in epoca medievale. Dopo i danni del sisma venne subito restaurata, ad appena cinque anni dalla catastrofe. Dopo l’ultima riparazione ha riaperto i battenti solo pochi anni fa. Si tratta comunque della chiesa più grande di Palazzolo Acreide, anch’essa splendida, con due ingressi principali siti nelle due facciate esposte al popolo. Con due ampie scalinate che la elevano sulla strada. Ma non finisce qui perché, senza voler scendere in altri dettagli, vi invitiamo a gironzolare per le strade del paese, spesso sinuose e in salita, per provare a trovare le altre, di chiese “minori”. Che onorano la Madonna, San Francesco e Sant’Antonio.

Per completezza ci piace ricordare come a sud-ovest del borgo, esiste una preziosissima area archeologica, dove sarà possibili addentrarsi fra i resti dell’antica Akrai. L’area, ubicata lungo il versante del colle che domina la città moderna, è identificata dal teatro, risalente al III sec. a.C. e da quello che probabilmente fu un edificio termale. Su quella che doveva essere l’acropoli, rimangono i resti di un tempio della seconda metà del VI sec. a.C., possibilmente dedicato ad Afrodite. Persiste ancora un antichissimo asse di strade, primarie e secondarie, che collegavano le due porte dell’insediamento. Lungo il versante meridionale del colle si trovano quelli che qui chiamano “Santoni”, un santuario del III sec. a.C. dedicato al culto della dea Cibele, caratterizzato dalla presenza di grandi sculture rupestri raffiguranti la dea seduta in trono entro un’edicola. Così come anche il vicino santuario detto dei “Templi Ferali”, dedicato al culto dei morti.

Questa e molto altro è Palazzolo Acreide. A quanto detto vogliamo aggiungere, per presa di posizione, l’ottima cucina riscontrabile nelle tante trattorie del paese e i dolci dall’aspetto e dal sapore irresistibili. Insomma: ce n’è per tutti i gusti.  

Condividi artiolo:

Newsletter

Popolari

Articoli correlati
correlati

LA POLIZIA PENITENZIARIA MERITA PLAUSO E RISPETTO: SALVATORE SARDISCO INCORAGGIIA I COLLEGHI

Una riflessione al Dott. De Lucia In qualità di Coordinatore...

Massimo Grillo e il Movimento Liberi: “Auguri di buon lavoro a Patti e alla nuova Giunta”

Massimo Grillo e il Movimento Liberi: “Auguri di buon...

Tavolo tecnico filiera del vetro. Positivo incontro a Marsala

Imprenditori, Organizzazioni sindacali, Rappresentanti istituzionali. Nutrita la presenza di...