Una riflessione al Dott. De Lucia
In qualità di Coordinatore Nazionale della FSI USAE Polizia Penitenziaria, e conoscendo profondamente le criticità che affliggono il sistema penitenziario italiano, ritengo doveroso intervenire.
In parte posso comprendere alcune osservazioni critiche, ma nessuno può permettersi di offendere o screditare il Corpo di Polizia Penitenziaria e le donne e gli uomini che, con sacrificio e senso dello Stato, garantiscono ogni giorno la sicurezza degli istituti penitenziari e, di riflesso, dell’intera collettività.
La responsabilità delle gravi difficoltà che vivono le carceri italiane non può essere attribuita agli appartenenti al Corpo, bensì a un sistema che da troppo tempo mostra evidenti limiti strutturali e organizzativi. Gli operatori della Polizia Penitenziaria lavorano spesso in condizioni estreme: con organici insufficienti, strutture fatiscenti, istituti caratterizzati da un cronico sovraffollamento e con una grave carenza di figure specialistiche, sia appartenenti al comparto delle Funzioni Centrali sia dell’area sanitaria e trattamentale.
A tutto ciò si aggiunge una realtà sempre più complessa: la presenza di numerosi detenuti affetti da gravi patologie psichiatriche. Dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, il carcere si è trovato, di fatto, a gestire situazioni che richiederebbero strutture, competenze e strumenti completamente diversi. Il carcere non è un ospedale psichiatrico e la Polizia Penitenziaria non può essere lasciata sola ad affrontare emergenze sanitarie e sociali senza il necessario supporto.
Nonostante tutto, il Corpo continua a svolgere il proprio dovere con professionalità, equilibrio e straordinario spirito di servizio, spesso ben oltre i limiti delle proprie possibilità.
Per questo motivo la Polizia Penitenziaria merita rispetto, sostegno e riconoscenza da parte delle istituzioni e dei cittadini. È un Corpo che va onorato per il lavoro che svolge quotidianamente, non disprezzato o additato come responsabile di un sistema che necessita, con urgenza, di profonde riforme.



























