VINCENZO SAMMARTANO – È un dato di fatto che il governo Meloni non abbia mantenuto molte delle aspettative create durante la campagna elettorale, tra promesse difficili da realizzare, una gestione controversa dell’immigrazione e una politica estera discutibile.

Eppure, anche chi è critico nei confronti dell’attuale esecutivo dovrebbe riconoscergli un merito: aver riaperto il dibattito sul nucleare.
Per oltre trent’anni il tema è stato sostanzialmente rimosso dalla discussione pubblica. Dopo il referendum del 1987, celebrato all’indomani del disastro di Chernobyl, e quello del 2011, svolto pochi mesi dopo l’incidente di Fukushima, la politica italiana ha preferito considerare la questione chiusa.
Quei risultati vanno rispettati. Ma è necessario considerare quanto il mondo sia cambiato.
Nel 1987 il fabbisogno elettrico nazionale era di circa 190 TWh all’anno; oggi è attorno ai 310 TWh e continuerà probabilmente a crescere.
La nostra società è diventata molto più energivora. Ogni attività digitale richiede elettricità: dagli smartphone ai servizi cloud, dalle piattaforme di streaming ai sistemi di pagamento elettronico. I data center consumano quantità crescenti di energia. Lo stesso vale per l’intelligenza artificiale, che richiede infrastrutture informatiche estremamente energivore.
Affrontare il futuro senza un piano energetico capace di sostenere i cambiamenti futuri è un rischio che nessuna nazione può permettersi di correre.
L’Italia dispone di un enorme potenziale nel solare e nell’eolico. Tuttavia esiste un limite tecnico spesso sottovalutato: sole e vento sono fonti discontinue.
Le nuove tecnologie potranno migliorare la gestione delle reti elettriche, ma il problema della continuità della produzione rimane. Per superarlo servono grandi sistemi di accumulo, ancora costosi, oppure impianti in grado di compensare le oscillazioni delle rinnovabili. Oggi questo ruolo è svolto soprattutto dal gas naturale, che però non elimina la dipendenza energetica dall’estero.
Per questo il nucleare non può essere escluso a priori dal dibattito. Non si tratta di sostituire le rinnovabili, ma di affiancarle. Né di ignorare i referendum del passato, bensì di riconoscere che il contesto storico, economico e tecnologico è profondamente cambiato.
Solare ed eolico devono crescere, il gas avrà ancora un ruolo importante e anche il nucleare deve essere valutato senza pregiudizi come una delle opzioni disponibili nel mix energetico del futuro.
Il prossimo governo, qualunque esso sia, dovrà affrontare questa sfida con serietà. Continuare a evitare la discussione sarebbe irresponsabile.



























