Lo scorso febbraio, su questa rubrica, avevamo scritto che l’allineamento di Giorgia Meloni alle posizioni di Trump era pericoloso per l’Italia, perché rischiava di isolarla sul piano internazionale.
In realtà è esattamente ciò che è accaduto. Meloni ha isolato l’Italia. L’ha allontanata dai Paesi europei a noi più vicini e, alla fine, è stata scaricata anche da Trump, che pubblicamente l’ha ridotta al ruolo di una semplice “fan” più che di una leader politica.
Il fallimento di Giorgia Meloni sta tutto qui: nel fallimento di una leadership che ha anteposto l’ideologia alla realtà. Ha fallito nell’essere ponte tra Europa e America. Ha venduto e svenduto il prestigio dell’Italia nel momento in cui ha scelto di elogiare Trump fino a ipotizzarne una candidatura al Nobel per la Pace, inviando persino il suo fidato Tajani a sostenere il progetto del cosiddetto “Board of Peace”, poi naufragato come molti avevano previsto.
Nel frattempo ha deriso figure come Greta Thunberg e Francesca Albanese, mostrando una difficoltà crescente nel comprendere i cambiamenti del mondo contemporaneo. Una leader che non riesce a leggere il futuro è una leader che non serve in un’epoca in cui visione e coraggio sono qualità indispensabili per guidare una nazione.
Ecco un estratto di ciò che avevamo scritto.
Meloni-Trump: la scommessa che può isolare l’Italia
L’allineamento del governo Meloni all’America di Trump rappresenta uno degli azzardi più rilevanti della politica estera italiana.
Non tanto per la storica collocazione atlantica del Paese, quanto per la scelta di legarsi simbolicamente a una leadership americana che appare tutt’altro che inattaccabile. […]
Se il fronte trumpiano dovesse subire un ridimensionamento politico, l’Italia rischierebbe di ritrovarsi eccessivamente identificata con una sola fazione americana, perdendo margini di autonomia e capacità di mediazione.
La tradizione diplomatica italiana — da Andreotti a Craxi, passando per Berlusconi — è sempre stata quella di un posizionamento flessibile, capace di costruire ponti tra Europa, Stati Uniti e mondo arabo.
[…]
La domanda, allora, non è se stare con gli Stati Uniti. L’Italia ci starà sempre. La vera domanda è se vuole starci da protagonista o da comprimaria, legata alle sorti di un singolo leader invece che a una visione strategica.
Perché nella geopolitica, a differenza della propaganda, chi scommette tutto su un uomo rischia di perdere due volte: quando perde l’alleato e quando scopre di aver perso anche se stesso.




























