VINCENZO SAMMARTANO – La storia dell’umanità è anche la storia delle sue innovazioni. Dalla scoperta dei metalli alle prime macchine, dall’utilizzo del vapore all’avvento del petrolio e dei suoi derivati. E poi la comunicazione: dalle lettere ai telegrammi, dal telefono alle e-mail, fino alle videochiamate che oggi ci permettono di parlare in tempo reale con persone dall’altra parte del pianeta.

L’innovazione tecnologica ha sempre accompagnato il progresso umano. Ciò che distingue la nostra epoca dal passato, però, non è il cambiamento in sé, ma la velocità con cui esso avviene.
Per secoli, le trasformazioni tecnologiche sono state lente e graduali. Una generazione nasceva e moriva in un mondo che, dal punto di vista tecnologico, restava sostanzialmente riconoscibile. I nonni dell’Ottocento utilizzavano strumenti, mezzi di trasporto e sistemi di comunicazione molto simili a quelli dei loro nipoti. Le differenze esistevano, ma maturavano nell’arco di decenni e spesso erano appena percepibili nella vita quotidiana.
Oggi accade il contrario: la distanza tecnologica che separa due generazioni contemporanee è probabilmente maggiore di quella che, in passato, separava quattro o cinque generazioni.
Per la prima volta nella storia, genitori e figli crescono in ecosistemi tecnologici profondamente diversi. L’intelligenza artificiale, la digitalizzazione dei servizi, l’automazione e la crescente interconnessione globale stanno accelerando ulteriormente questo processo. Ogni innovazione non si limita a sostituire la precedente, ma crea le condizioni per nuove innovazioni, riducendo sempre di più il tempo necessario a trasformare la società.
Ecco perché il vero tema del nostro tempo non è la tecnologia, ma la capacità della società di adattarsi alla crescente velocità del cambiamento tecnologico.
Se evoluzione tecnologica e cambiamento sociale sono strettamente collegati, una crescita esponenziale della prima richiede una capacità di adattamento altrettanto rapida della seconda. Alla società moderna è richiesto un livello di resilienza senza precedenti: nella vita privata, nel lavoro, nell’impresa, nella formazione e nelle istituzioni.
In settori come l’energia, i trasporti, il turismo, l’ambiente e l’industria, osserviamo sempre più spesso una società che non vive nel futuro che sta arrivando, ma in una proiezione del passato. Un passato che continua a condizionare scelte, investimenti e visioni.
Per questo motivo è fondamentale una leadership capace di guardare oltre l’orizzonte immediato, immaginando la società che verrà anziché amministrare quella che non esiste più. Una leadership in grado di comprendere che, nell’era del cambiamento permanente, governare significa anticipare il futuro e non rincorrere il passato.
Forse è proprio questa la vera differenza tra ieri e oggi. Un tempo esisteva il presente: una fase relativamente stabile nella quale vivere, lavorare e progettare il futuro. Oggi il presente dura sempre meno. E forse è già diventato passato.




























