Monterosso Almo, il borgo delle stelle

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Monterosso Almo, paese di duemilaottocento abitanti, sorge nella parte settentrionale della provincia di Ragusa, al limitare di quella di Catania. Questo bellissimo borgo fu innalzato agli onori del cinema da Giuseppe Tornatore, che nel 1995 lo trasformò nel set principale per le riprese de “L’uomo delle stelle”. Il modo più semplice per arrivarci è percorrere la S.S.194 che da Modica passa per Giarratana. Giunti a Monterosso, a quasi settecento metri sul livello del mare, ci si rende subito conto di trovarsi all’interno di una piega che il tempo ha conservato lontano da occhi indiscreti.

Girando senza meta tra i vicoli e i budelli del centro storico, fra itinerari che s’intrecciano attorno a esso, si può perdere la cognizione del tempo, senza aver voglia di ritrovarla. L’etimologia del nome sembra risalire al conte Enrico Rosso che, dopo la fondazione normanna all’inizio dell’anno mille, costruì un castello e sposò la figlia di Federico Chiaramonte. Monterosso entrò così a far parte della Contea di Modica. In parte distrutto, come tanti altri paesi della Sicilia orientale, dal devastante terremoto del 1693, il paese fu ricostruito in una posizione più elevata. E da allora andò sviluppandosi seguendo il corso del tempo e degli eventi. Nel 1863 al nome fu poi aggiunto il termine “Almo”, cioè “eccellente”, per evidenziare la splendida posizione geografica del paese, incastonato fra i monti Iblei.

Il punto di riferimento, per chi arriva, è il prospetto della basilica dedicata a San Giovanni Battista, patrono del paese, edificata alla fine del XIII secolo e sopravvissuta alle scosse telluriche del sisma nella propria struttura originaria. Su di essa venne costruita quella attuale, come in una seconda vita o, se vogliamo, come una splendida fenice. Siamo nella parte alta della cittadina e il bellissimo barocco della facciata si erge possente, in cima a una scalinata affiancata da ringhiere, quasi di fianco agli edifici del Palazzo Comunale.

In quella che è l’angolare piazza San Giovanni, comunemente ribattezzata “u chianu”, cuore pulsante di Monterosso Almo. La storia vuole che la facciata della chiesa sia stata rivolta verso est affinché, nel giorno del Santo Patrono, in corrispondenza del solstizio d’estate, la luce del sole entri direttamente a illuminare l’immagine del Santo. Sulla stessa piazza si affacciano diversi palazzi nobiliari, tra cui palazzo Cocuzza, sede del museo civico, oltre a una chiesa non più aperta al culto: la chiesa di Sant’Anna. Da piazza San Giovanni si allunga poi il serpentone di corso Umberto I, che taglia in due, praticamente di netto, la mappa urbana del paese.

Le atmosfere mistiche e ovattate del film di Tornatore le andiamo però a rivivere dove il borgo, che dall’alto ricorda la sagoma di un’aquila, allunga la propria “testa”. Da “laggiù” si gode il profilo più bello, visto che, rivolgendo lo sguardo a sud-est, la Basilica di San Giovanni, immersa nel verde e sopra i tetti delle case, domina l’orizzonte e sembra accarezzare il cielo. Siamo nella parte bassa del paese. Tra la via Roma e la civettuola piazza Sant’Antonio si snoda un altro angolo molto pittoresco. Un angolo che trasuda ancora della poesia che “L’uomo delle stelle”, dando voce a protagonisti spontanei, ha offerto agli spettatori. Una poesia con la quale il maestro Tornatore, con una ricerca di particolari e sfaccettature unica nel genere, ha saputo far rivivere le ingenue speranze che covavano nella Sicilia del secondo dopoguerra.

Risuonano ancora nelle orecchie le malinconiche parole del pastore che “parlava con le stelle” o del misterioso vegliardo che, dopo anni di silenzio, scioglie la propria voce davanti alla cinepresa fasulla di Joe Morelli, svelando la propria identità di miliziano della guerra civile spagnola. O dell’ultracentenario “Zì Leonardo”, che in poche, stentate parole rievoca la sua partecipazione alla spedizione dei Mille. C’è sempre silenzio in questo angolo di Monterosso e non vi sarà difficile, avendo visto il film, rivivere quelle atmosfere.

Al centro della piazza, tra due vicoli, uno che sale e uno che scende, ecco la chiesa di Sant’Antonio, conosciuta come Santuario di Maria Santissima Addolorata. La facciata presenta la particolarità di una struttura con ben tre campane allineate e custodite da altrettanti archi. Interamente ricostruita dopo il terremoto e arricchita dal lavoro di importanti artisti, oggi è monumento nazionale. Così come monumento nazionale è la possente chiesa che le sta di fronte, alta sul proprio “piedistallo”. Si tratta della Chiesa Madre, intitolata all’Assunta.

La sua costruzione è probabilmente ancora più antica di quella della Basilica di San Giovanni, ma i danni subiti durante il terremoto furono molto più gravi. In stile neogotico, è una delle chiese da più tempo aperte al culto dell’intera regione. E probabilmente gli interni sono i più belli, regalandole maestosità e prestigio. Per raggiungerla bisogna salire diversi gradini di una scalinata che s’incunea partendo dai piedi di una terrazza, vera particolarità della chiesa. Dalla lassù si può ammirare la vallata che gira tutt’attorno al borgo, che sembra finire nel nulla. Quel nulla che abbraccia e protegge Monterosso Almo, distaccandola dalla realtà e trasportandola oltre la magia. Quel nulla che la circonda, come la notte che scende per riempire di stelle il proprio manto.

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