
Per arrivare a Centùripe il modo più “semplice” è quello di percorrere la S.P.121 da Catania e, dopo aver superato Adrano, imboccare la serpeggiante e stretta S.P.24 che in pochi chilometri porterà fino al paese a “forma di stella”. Cinquemila anime lo popolano, in un territorio “sconnesso” e affascinante che si irradia allargando le sue cinque braccia. Dall’alto sembra proprio una “stella marina” adagiata sugli scogli. Ma può ricordare anche un essere umano comodamente disteso su un giaciglio. Siamo ai margini orientali della provincia di Enna. A sessantacinque chilometri dal capoluogo e ad appena quarantasei da Catania. A ben 730 metri sul livello del mare. Di fronte l’Etna svetta maestosa, tra nuvole e spirali di fumo.
Una volta fu “Kentoripa”, che i Romani ribattezzarono “Centuripae”. Il tutto vuol dire “città dalle cento rupi”, con chiara allusione alla sua posizione militarmente difesa. Le sue origini sono antichissime e sicule. Ben otto secoli prima di Cristo infatti gli insediamenti preistorici iniziarono a organizzarsi in una sorta di vita sociale. Raggiunse un periodo di splendore trecento anni prima di Cristo, ormai sito romano. E questo si protrasse per almeno sei secoli, durante i quali lo sviluppo economico del paese toccò vertici elevati. La posizione di Centùripe, strategica e, allo stesso tempo, privilegiata, spazia dall’alto sulle fertili vallate dei fiumi Salso, Simeto e Dittaino. Fiumi che magari al giorno d’oggi restano poco significativi, ma che allora rappresentavano importanti vie commerciali e di comunicazione. Tra ponti, cisterne e terrazzamenti. Il corso delle dominazioni che imperversarono in Sicilia dopo la fine dell’Impero Romano causò più volte la distruzione della cittadina, che, ricostruita e trasformata in feudo, nel 1548 fu ribattezzata “Centorbi”. Fino all’unità d’Italia, quando le fu riassegnato il nome adesso in uso. I bombardamenti del 1943, al tempo dell’operazione Husky, lo sbarco alleato nell’isola, infersero poi l’ultima delle tante devastazioni che il paese dovette subire nella propria storia.
Ma com’è oggi Centùripe? Arrivando nel colorato centro storico, vibra di quella frenesia che ti trascina in un colpo negli anni d’oro, quando molti paesi della Sicilia erano pieni di gente che passeggiava e chiacchierava, ma anche di ragazzini che giocavano a pallone per strada. E viene voglia di lasciarsi andare. Al centro della “stella”, ma proprio al centro, c’è piazza Duomo. Vederla luccicante sotto il sole è davvero un bel colpo d’occhio, lastricata in una sorta di scacchiera, tra il bianco e il grigio ardesia. Sembra diventare immensa quando si distende fino al sagrato della Chiesa Madre dell’Immacolata Concezione, dedicata al culto del Patrono, San Prospero. Adesso la facciata barocca della chiesa, restaurata nel 2021, è tornato a quello che sembra fosse il colore originario, cioè quel bianco avorio che la staglia sul cielo azzurro alle sue spalle. Io la preferivo di colore rosa, come la vidi alcuni anni addietro. Un rosa confetto che impreziosiva quello scrigno che è questa bellissima piazza, un vero e proprio belvedere sulle vallate circostanti, con tanto di ringhiere panoramiche. Tutt’attorno al centro ruotano i raggi e così sarà possibile visitare la chiesa di S. Agostino, da dove la Domenica della Palme parte la storica processione che raggiunge la Chiesa Madre. E altre chiese più piccole, tra ruderi e attualità, tra cui quel gioiellino nascosto che è la Chiesa della Madonna delle Grazie. Questo santuario è sempre stato un luogo di grande devozione, con un dipinto raffigurante la Madonna da sempre venerato come fonte di promesse e miracoli. Fu edificata alle origini dell’antica “Centorbi” e posta lì dopo la devastazione angioina e la ricostruzione operata dalla famiglia Moncada Adernò. Tutto iniziò con la costruzione di un altare all’interno di una grotta poi divenuta chiesa. Un tempo era infatti la “Madonna della Grotta”. Spostandosi lungo la stella, sulla punta estrema di uno dei raggi, quello che punta a sud-est, se ne stanno i resti di quello che è chiamato “Castello di Corradino”, con chiara allusione allo sventurato principe svevo. In realtà si tratta probabilmente di antiche rovine romane, forse di un mausoleo, che deve comunque il suo nome all’uso che ne fecero le truppe sveve durante l’assedio angioino terminato nel 1270. Da lassù la vista sugli spazi circostanti è davvero splendida.
La visita di Centùripe, che colpisce senza alcun dubbio, è contraddistinta da tutta una serie di saliscendi e, soprattutto, da continui mutamenti d’ambiente. Proprio come si visitassero più paesi in uno. A un certo punto si ha la splendida sensazione d’aver cambiato punti di riferimento. Vagando per le strade di questa cittadina che definire unica non è certo una bestemmia, è bello cercare di scorgere gli spazi aperti che appaiono e scompaiono. E che, come miraggi, mostrano insediamenti di case lungo i raggi di quella stella che contraddistingue un luogo insolitamente affascinante. E anche qui la cosa più bella da fare è “perdersi” per poi provare a “ritrovarsi”.



























