Il Natale della contraddizione e dell’ipocrisia. La mattanza dei bambini palestinesi

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VINCENZO SAMMARTANO – Il Natale predica pace, ma quest’anno la parola suona vuota. Nella terra dove nacque Gesù, un bambino palestinese come quelli che oggi muoiono sotto le bombe, la guerra continua a divorare vite nell’indifferenza complice dell’Occidente. Chiamarla “pace” è una mistificazione. Chiamarla diplomazia è un insulto alle vittime.

Il governo italiano, con la presidente Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani, si accoda alla narrazione degli alleati occidentali e dell’amministrazione Trump: Gaza sarebbe avviata verso la pace. Ma Gaza è un cimitero a cielo aperto. Lo è da mesi. E mentre si moltiplicano gli annunci, si contano i morti. Non solo a Gaza, ma anche in Cisgiordania, dove i coloni, protetti dall’esercito israeliano, continuano a espellere i palestinesi dalle loro case, violando ogni norma del diritto internazionale.

La verità, quella che nessuna conferenza stampa può cancellare, sta nei numeri. Secondo l’OCHA, dall’8 ottobre 2023 al marzo 2025 oltre 50.000 palestinesi sono stati uccisi a Gaza. Più di 15.600 erano bambini. Tra loro, almeno 825 neonati. Non “danni collaterali”, ma una strage sistematica.

In Cisgiordania e a Gerusalemme Est, nello stesso periodo, circa 195 bambini palestinesi sono stati uccisi durante operazioni militari, incursioni e violenze legate all’occupazione. Una guerra senza dichiarazione formale, ma con un bilancio preciso: colpire i più vulnerabili.

E poi c’è la guerra contro la verità. Secondo Reporters Without Borders, almeno 67 giornalisti e operatori dei media sono stati uccisi. Eliminare chi racconta la guerra serve a riscrivere la realtà, a rendere l’orrore invisibile.

In questo contesto, celebrare il Natale e invocare la pace mentre nella Terra Santa è in corso una pulizia etnica — e, secondo numerosi giuristi internazionali, un genocidio — non è solo una contraddizione. È ipocrisia istituzionalizzata.

Il 25 dicembre 2025 si è celebrata la nascita di un bambino palestinese che, oggi, avrebbe poche possibilità di arrivare all’età adulta. Questo è il bilancio morale del nostro tempo. Tutto il resto sono auguri di circostanza.

Nicola Donato
Nicola Donatohttps://www.trileggo.it
"Essere scettici, realistici e prudenti è assolutamente necessario, altrimenti non si potrebbe fare il giornalismo". Il pensiero di Kapuscinski è anche il mio. Fin da piccolo sono stato sempre appassionato di giornalismo. A scuola fondai un giornalino dal nome "Fatti e idee". La mia passione fu alimentata negli anni novanta, in piena età adolescenziale, da mio padre che conduceva trasmissioni radiofoniche di carattere sportivo presso l’emittente marsalese Radio Azzurra. La passione per il giornalismo cominciò a diventare anche un lavoro a partire dal 2005. Ecco, in rapida successione, le mie esperienze maturate nel campo giornalistico: 2005 – 2007 Conduttore televisivo emittente Canale 2 Marsala; 2007 – 2012 Redattore presso il quotidiano “Il Corriere Trapanese”; 2012-2014 Telecronista Ermes Tv Marsala; 2014 a tutt’oggi direttore del periodico cartaceo “Leggo Città Marsala”; Dal 2015 a tutt’oggi conduttore televisivo presso l’emittente televisiva Canale 2 Marsala; Dal 2022 direttore dell'emittente televisiva Canale 2. Dal primo dicembre del 2019 Leggo Città ha stretto una collaborazione con un gruppo editoriale locale permettendo la nascita di Trileggo di cui ne sono il Direttore. 14/10/2018 Premiato come ospite d'onore alla 19ma edizione del premio Europeo Tindari; 16/01/2021 conferimento d'onore da parte della Fondazione Internazionale Papa Clemente XI di Tirana (Albania) quale membro d'onore per proficua attività giornalistica svolta.

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