martedì , 28 Giugno 2022

COLESTEROLO E RISCHIO CARDIOVASCOLARE (parte 3)

Quando si parla di rischio cardiovascolare e di aterosclerosi si pensa che l’unico colpevole sia il colesterolo; le cose sono molto più complesse, esistono altri fattori di rischio anche più importanti spesso trascurati.

L’aterosclerosi è una patologia INFIAMMATORIA cronica e MULTIFATTORIALE delle arterie alla quale contribuiscono diversi fattori di rischio quali: diabete, ipertensione, fumo, alti livelli di omocisteina, obesità, familiarità, età, stile di vita sedentario  e l’eccesso del colesterolo tipo LDL.

Non possiamo pensare di ridurre il rischio cardiovascolare senza agire su più fronti.

L’aterosclerosi è un processo graduale che dura anni in cui (se nel frattempo i livelli di LDL nel sangue sono cronicamente alti) infiammazione cronica, danno alle pareti dei vasi sanguigni e stress ossidativo portano alla deposizione dei lipidi e alla formazione della lesione aterosclerotica. Per questa ragione avere un valore non troppo alto di  LDL serve nella prevenzione della malattia cardiovascolare aterosclerotica e delle sue complicanze. Ma senza infiammazione, senza fattori che danneggiano i vasi sanguigni (come la pressione alta, alta glicemia, iperomocisteina) e senza stress ossidativo (come quello dovuto a fumo di sigaretta) è poco probabile che il colesterolo da solo possa creare le placche ateromatose che arrivano far danno.

Spesso si parla di colesterolo buono e cattivo... ma questa nomea non rende giustizia alle loro funzioni perché servono entrambi.

Il colesterolo detto ”buono” è  quello contenuto nelle particelle HLD. Gode di buona fama perché le HLD agiscono da “spazzino” portando via il colesterolo dalle pareti arteriose. Inoltre le HDL hanno effetti antinfiammatori, attività antiossidante ed aumentano la stabilità delle placche esistenti prevenendone la rottura.  Per questo avere un valore buono di HDL è protettivo, ovvero  associato ad un ridotta incidenza di malattie cardiovascolari.

L’esercizio aerobico di media intensità (ad esempio 30minuti di camminata veloce) ne stimola la produzione; invece fumare abbassa il colesterolo HDL.  Quando si dice che muoversi, mangiare bene ed avere un sano stile di vita solo le prime cure non si scherza!

Veniamo adesso al cosiddetto colesterolo “cattivo, quello contenuto nelle LDL. Le particelle LDL trasportano il colesterolo ai tessuti che lo usano per le loro funzioni e strutture. Infatti tutte le cellule hanno bisogno di colesterolo e sono in grado di costruirselo da sole, e quando gli viene consegnato dalle LDL ne producono meno risparmiando la fatica: la produzione di colesterolo da parte delle nostre cellule dipende da quanto il corpo ne ha a disposizione, e questa è la ragione per cui eliminare tutti i grassi (indiscriminatamente) dalla dieta è errato.

Il problema avviene quando il valore delle LDL è elevato a lungo (come quando si mangia male e/o troppo e non ci si muove) e queste, restando in circolo, vengono ossidate a causa dei radicali liberi.

Queste  LDL ossidate, chespesso non vengono nemmeno prese in considerazione, sono le più pericolose in quanto aumentano il rischio di  malattie cardiovascolari e di fenomeni ischemici.

È quindi importante ridurre questi “radicali” che danneggiano le nostre cellule (anche quelle dei vasi sanguigni) e ossidano le LDL. I radicali si producono in parte normalmente, ma alcune abitudini come il fumo, cattiva alimentazione, sedentarietà o attività fisica troppo intensa incrementano lo stress ossidativo.

Un consiglio: per avere un buon apporto di vitamine e antiossidanti che ci aiutano a combattere lo stress ossidativo (che ci fa anche invecchiare) è importante mangiare ogni giorno frutta e verdura fresca di stagione,magari locale e coltivata in modo ecosostenibile, in modo che possa conservare il contenuto vitaminico.

Ricapitolando, anche se è giusto cercare di tenere le LDL dentro un giusto range, ciò non vuol dire che appena il valore di colesterolo totale si alza un pochino  occorra intervenire subito col trattamento farmacologico senza valutare se è di tipo HDL o LDL, com’è il livello di trigliceridi o se c’è insulino-resistenza (causa frequentissima di squilibri delle concentrazioni di grassi nel sangue) o senza aver preso in considerazione lo stile di vita del soggetto.

Le statine sono tra i farmaci più venduti al mondo per l’ipercolesterolemia ma hanno svariati effetti collaterali quali mialgia, miopatia, rabdomiolisi (in pratica effetti di tossicità per i muscoli). Ciò è dovuto  al fatto che le statine danneggiano i “mitocondri” ovvero organelli presenti dentro le nostre cellule che producono l’energia necessaria a tutte le funzioni vitali, senza i quali queste non potrebbero vivere. Di mitocondri ne sono ricchi i muscoli: per questo l’assunzione di tale farmaco causa spesso dolori. E ricordiamoci sempre che anche il cuore è un muscolo!

Inoltre importanti studi mettono in evidenza che le statine possono favorire l’insorgenza del diabete. Le statine agiscono bloccando la sintesi di colesterolo da parte delle cellule, ma sembrano avere come effetto collaterale anche quello di disturbare la produzione di insulina da parte del pancreas e riducono la sensibilità all’insulina nel muscolo. Il diabete è clinicamente rilevante per le sue complicanze, ovvero malattia coronarica, nefropatia, retinopatia e neuropatia; pertanto è necessario non trascurare anche questo rilevante fattore soprattutto perché l’isulino-resistenza è fortemente diffusa ma trascurata.

Chiaramente il farmaco certe volte è necessario ma, anche nei casi più gravi, non ci si può né ci si deve affidare solo a questo.

La scienza si evolve giorno per giorno, ogni terapia deve essere cucita sul paziente dall’esperto poiché indicazioni o cure possono andare bene per alcune persone e non per altre.

Di seguito alcuni spunti di riflettere a tal proposito:

  • Alcuni studi hanno fatto notare come l’impatto del colesterolo totale come fattore di rischio per le malattie cardiovascolari diminuisce con l’età, il che mette in dubbio la necessità di una terapia per abbassare il colesterolo negli anziani.
  • Già in un studio pubblicato su Lancet del 1997(in un gruppo di 724 partecipanti con più di 85anni durato circa 10 anni) valutando l’influenza delle concentrazioni di colesterolo totale sulla mortalità specifica e per tutte le cause è emerso che nelle persone di età superiore agli 85 anni, elevate concentrazioni di colesterolo totale sono associate alla longevità grazie alla minore mortalità per cancro e infezioni: infatti per ogni aumento di 1 mmol / L del colesterolo totale corrispondeva a una diminuzione del 15% della mortalità
  • Due grandi studi uno su più di 27.937  donne, durato 19 anni, ed un altro su 96.043  partecipanti, durato 9 anni, è emerso che le donne con concentrazioni basse di LDL (minori di 70 mg/dL) avevano un rischio significativamente maggiore di sviluppare emorragia e ictus intracerebrale. Invece nessun aumento significativo del rischio è stato osservato nei gruppi con livelli di colesterolo LDL tra 130-159,9 mg/dL o 70-99,9 mg/dL

Questi semplici studi citati dovrebbero far capire che le terapie dovrebbero essere modulate in base ad età e sesso, e non essere per tutti uguali di default.

C’è qualcosa che possiamo fare per proteggere e/o migliorare la salute cardiovascolare? Certamente!

  • Seguire una alimentazione sana (non dimenticando di mangiare  frutta e verdura, pesce, legumi, cereali integrali e limitando l’assunzione di sale e  di zuccheri di alcolici,e di grassi trans e carni processate come wurstel,salumi…)
  • raggiungere e/o mantenere un peso corporeo adeguato con riduzione della circonferenza vita
  • non fumare e non esporsi al fumo ambientale (il fumo di sigaretta non è un dettaglio, rende più probabile la formazione di depositi di grasso, accelera la crescita della placca e gioca un ruolo importante nella progressione dell’aterosclerosi nell’aorta, nelle arterie coronarie e delle gambe)
  • mantenere una buona pressione arteriosa
  • Ridurre il tempo di sedentarietà (ovvero meno televisione, computer, videogiochi o passare il tempo al telefono) ma svolgere attività fisica tutti i giorni come camminare a passo svelto, nuotare, andare in bicicletta o persino lavorare in giardino! 150 minuti alla settimana di esercizio aerobico ad intensità moderata sono sufficienti per abbassare sia il colesterolo che l’ipertensione.
  • L’atro fattore da non sottovalutare che influenza negativamente  la nostra salute sono le situazioni stressanti ma anche l’avere un atteggiamento ansioso, rancoroso, negativo  specialmente se cronicamente. Siccome gli stress della vita non si possono sempre evitare bisognerebbe imparare a cambiare punto di vista/modi di fare-reagire. Per questa ragione praticare attività rilassanti come passeggiate nel verde o dei semplici esercizi di respirazione sono un vero toccasana! Non a tutti basta, per questo non abbiate timore di chiedere aiuto da un professionista come counselor o psicoterapeuta.

Il vero problema è che spesso non si è disposti a fare piccoli cambiamenti in cucina e nello stile di vita che ci potrebbero salvare la vita; mentre viene più facile inghiottire le pillole, continuare a fare gli stessi errori, regalandosi pian piano un aumento delle malattie, di medicine e di inevitabili effetti collaterali.

Per chi volesse approfondire ecco alcuni link ad alcune delle ricerche scientifiche citate:

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9343498/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28416099/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29318532/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30922303/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31266905

A proposito di Alessia Gennaro

«L’alimentazione serve sia a ristabilire la salute sia a conservarla in chi sta bene» [Ippocrate, 400 a.C.] Sin da piccola appassionata di scienza, salute e cucina ho studiato Biologia, la “scienza della vita”, prima a Bologna e poi a Pisa - per la laurea magistrale in biologia applicata alla biomedicina; so che il sapere è in continua evoluzione e ritengo fondamentale aggiornarmi sulle diverse sfaccettature della nutrizione umana. Il mio approccio al paziente consiste nel valutare la persona nella sua totalità, non limitandomi a dargli una dieta ma cucendogli addosso un nuovo stile di vita personale e personalizzato: il dimagrimento non è l’obiettivo, ma la conseguenza naturale di un corpo che ha ritrovato il suo equilibrio. Il percorso che faccio insieme al paziente è di tipo educativo; la soddisfazione più grande è quando il paziente impara a prendersi cura di sé nel modo più semplice, così da fare scelte consapevoli ogni giorno anche quando avrà raggiunto la forma fisica adatta a lui. Tutto è connesso a ciò che mangiamo: disturbi apparentemente lontani dal cibo come orticarie, mal di testa, riniti, gastriti, infezioni ricorrenti, gonfiori immotivati, stipsi, sbalzi di umore possono trovare la radice in una alimentazione sbilanciata e un sano stile di vita può venirci in aiuto. Non fare la dieta, impara a mangiare! Seguimi sulla mi pagina https://it-it.facebook.com/NUTRIZIONISTAAlessiaGennaro/

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