VINCENZO SAMMARTANO – Era il 27 Marzo 2020. Eravamo in piena pandemia. In Vaticano, davanti a una piazza San Pietro deserta, Papa Francesco eralì. Solo. Un evento che non ha precedenti nella storia.

In
quella piazza vuota, ma allo stesso tempo piena di milioni di fedeli (e non) incollati
davanti le TV di tutto il mondo, Papa Francesco dice: “da settimane sembra che
sia scesa la sera”. Dopo qualche altro passo, il Papa invoca la benedizione di
Dio: “Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori”. E
poi ancora, “ci siamo ritrovati impauriti e smarriti, tutti fragili e
disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a
vicenda”. E poi “Ci siamo accorti che
non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme”.
E poi ancora: “le nostre vite sono tessute e
sostenute da persone comuni […] che stanno scrivendo oggi gli avvenimenti
decisivi della nostra storia: medici, infermieri e infermiere, addetti dei
supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine,
volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo”.
Negli stessi giorni, solo a causa della pandemia, i numeri riportavano quotidianamente circa 1000 morti al giorno.
Poi la primavera. Inumeri dei contagifinalmente scesero.Cominciarono le prime aperture delle limitazioni del lockdown. A quel punto ci si è dimenticato di quel “andrà tutto bene”. Ci si è dimenticato dei cori da stadio per i dottori e per gli infermieri. Ci si è dimenticato del “ne usciremo migliori”. Perché siamo gli stessi di prima. Atavicamente allergici alle regole.
Poi l’estate. Con le sue calde serate passate all’insegna di “passatuluscantu, scurdatulu Santu”.Passata la paura e ci si dimentica del Santo.
Poi l’autunno.Sei mesi dopo quell’evento, ci ritroviamo in una situazione che potrebbe peggiorare molto rapidamente. Abbiamo già sfondato il tetto dei 10 mila contagi a livello nazionale.
Nel frattempo negli altri paesi europei:
- IPaesi Bassi: hanno chiusoi bar e ristoranti dal 14 Ottobre per almeno quattro settimane. Rimangono invece aperte le scuole con obbligo di mascherina dipendente dall’età dei bambini.
- La Repubblica Cecaha annunciato la chiusura di ristoranti e bar e il divieto di alcol nei luoghi pubblici. Le misure saranno in vigore da oggi fino al 3 novembre, per 3 settimane. Sempre che i numeri dei nuovi positivi scendono ad un valore gestibile dalla sanità nazionale.
- In Germania, a Berlino e Francoforte è già in vigore da qualche giorno la chiusura di bar e ristoranti alle 23. La misura durerà fino al 31 ottobre. Nuove restrizioni sono possibili, qualora le infezioni superino determinate soglie.Le ulteriori limitazioni potrebbero includere regole più rigide sulle mascherine, raduni privati, orari di coprifuoco e limitazioni all’acquisto di alcolici.
- In Inghilterra, Johnson ha annunciato un sistema di allerta che prevede 3 livelli. Il “Livello 1” prevede le restrizioni in vigore a livello nazionale, Londra inclusa, tra cui il “coprifuoco” di pub e ristoranti alle 22 e niente assembramenti oltre sei persone. Il Livello 2, che coinvolge gran parte del Nord dell’Inghilterra incluse Manchester e Newcastle, aggiunge il limite di due nuclei familiari a contatto. Infine, il Livello 3 destinato alle zone del Nord più afflitte dal virus come Liverpool, impone la serrata di bar, pub, palestre, casinò e centri scommesse, per almeno quattro settimane, rinnovabili. Vietati i contatti con altri nuclei familiari, gli spostamenti e ogni forma di ospitalità.
In Italia, invece, se i nuovi contagi dovessero salire ulteriormente, non ci sono governi, colori politici, Santi, religioni e Papi che ci possano salvare da un altro lockdown. Con tutto quello che ne conseguirà a livello economico. Adesso, se vogliamo continuare a vivere la normalità di oggi, non ci resta che seguire le semplici regole che ci provengono dalle autorità. Perché il Santo e dietro l’angolo. E dietro il Santo c’è lo “scantu” (la paura). Ma questa, speriamo di no, sarà un’altra storia.



























