VINCENZO SAMMARTANO – Qualche anno fa mi trovavo a Istanbul, una metropoli di 15 milioni di abitanti. Passeggiando per le vie della città, ebbi quasi l’impressione di essere in un contesto molto familiare. Il rumore dei clacson. Le macchine in doppia fila. Il via vai di taxi. Gli odori dello street food locale. La similitudine fu talmente tanta, che la sera del mio primo giorno ad Istanbul andai all’ultimo piano dell’albergo da dove si poteva ammirare lo stretto del Bosforo e scrissi questo post sul mio profilo facebook: “….tra l’Europa e l’Asia, sembrando di stare a Palermo.”

La Turchia di questi ultimi anni è cambiata molto rispetto alla Turchia del 2012. Tuttavia Istanbul rimane una città europea a tutti gli effetti, con le dovute differenze culturali e politiche. Quest’ultime certamente molto diverse da quelle di 8 anni fa. Al di la delle similitudini comportamentali e culturali, una delle cose che maggiormente mi impressionò fu la mancata programmazione urbanistica, il cui impatto nella quotidianità risulta evidente in maniera proporzionale alla dimensione della città.
Ogni mattina ci recavamo nella nuova zona di espansione, a nord dell’Università Tecnica di Istanbul. Tra quei grattacieli si vedeva una Istanbul proiettata nel futuro ma che allo stesso tempo viveva le sue contraddizioni interne. Centri direzionali di compagnie multinazionali situate in grattacieli costruiti uno affianco all’altro, divisi solo da piccole stradine che potevano garantire con una certa difficoltà il passaggio di due macchine.
Palermo con i suoi 700 mila abitanti e Marsala con i suoi 82 mila abitanti non sono, per fortuna, minimamente paragonabili alla metropoli turca. Eppure, in maniera molto analoga, le nostre città hanno programmato nei passati decenni la loro mobilità del futuro. Ovvero la mobilità di oggi.
Guardando alle statistiche sulla motorizzazione in Italia, dal 1954 al 2011, il parco auto circolante è aumentato di 42 volte, passando da poco meno di un milione di auto a poco più di 42 milioni di automobili. Possiamo ritenere che anche a Marsala il parco auto abbia avuto la stessa crescita. Tuttavia la mancata visione e programmazione ha fatto si che oggi, le arterie principali di Marsala, in molti tratti, non sono molto diverse da quella che i nostri nonni, all’inizio del secolo scorso, percorrevano con il carretto o in sella alle pesanti biciclette dell’epoca.
Agli inizi del 1950, le automobili erano il simbolo del cambiamento epocale della società del dopoguerra. Oggi siamo dinanzi ad un nuovo cambiamento. Altrettanto importante, se non di più, considerato l’impatto che la mobilità classica ha sull’ambiente e sulla salute dell’aria delle città.
Così, anche questa volta, le automobili saranno le protagoniste del cambiamento. Non a caso Tesla investirà in Europa 4 miliardi di dollari per la sua prima gigafactory per la produzione di macchine elettriche. Non a caso tutte le case automobilistiche stanno correndo per cercare di recuperare il tempo perduto nella progettazione di macchine a propulsione elettrica. Alla sfida della mobilità sostenibile seguirà di pari passo quella per la ricerca di fonti energetiche alternative e con un basso impatto ambientale.
Queste sfide richiederanno una diversa velocità di pensiero. Una sfida nella sfida per una nazione abituata a pensare troppo al passato, poco al presente e per nulla al futuro. E la sfida sarà ancora più impegnativa se consideriamo che oggi, a differenza di 50 anni fa, l’evoluzione tecnologica ha di fatto aumentato notevolmente la velocità con cui avvengono i cambiamenti e cambiato il concetto di presente, di passato e di futuro. Non possiamo più permetterci il lusso di rimanere fermi in mezzo la solita “stradella”. Ma questa è un’altra storia.



























