Per chi non fa parte della cosiddetta generazione Z – i nati tra la fine degli anni 90 e la fine del 2000- è difficile stare al passo rapido e iperattivo dei cambiamenti social. Eppure diventa necessario per restare coinvolti in un tessuto sociale che, nelle dinamiche della domanda e dell’offerta del network, viaggia alla velocità della luce.
Ecco il caso di TikTok, giovanissima piattaforma social che da qualche anno permette la comunicazione tra utenti di tutto il mondo attraverso brevi video.
Ma la vera domanda è: chi è TikTok?
TikTok è il bebè della ByteDance, giovane azienda cinese che dal 2017 con il lancio del nuovo social ha sbancato sia in oriente sia in occidente. Gli investitori del gruppo sono aziende di private equity e venture capital come le statunitensi Coatue, General Atlantic, la KKR– che gestisce, da sola, un patrimonio pari a 148 miliardi di dollari- e la SIG Investments; la Hillhouse Capital insediata a Hong Kong; la Sequoia Capital China e la Source Code Capital entrambe in Cina e la holding giapponese Soft Bank.
(ByteDance official website- https://bytedance.com/en/about#overview -)
Questo cosa significa?
Che la ByteDance è una degli “unicorni” finanziari più quotati al mondo con un capitale la cui stima nel 2018 ammontava a 78 miliardi di dollari americani.
In pratica TikTok è una miniera di diamanti.
Ovviamente il tutto ha destato l’interesse di altri attori come, per esempio, il Partito Comunista Cinese, suo partner strategico. Si suppone infatti che la policy di controllo legata all’ “apoliticità” della piattaforma non sia altro che un altro aspetto della censura e del controllo della popolazione attuato generalmente nella Repubblica Cinese, e in questo caso appositamente brevettato dalla collaborazione tra l’azienda e l’unico partito del governo. Ma non siamo qui per aprire un vaso di Pandora.
Come dicevo, infatti, un capitale del genere e un bacino d’utenza così carico –1 miliardo di utenti attivi al giorno- utilizzabile in 72 lingue diverse, beh, sono materia abbastanza succosa per chi se ne intende.
Non per niente anche papà Facebook, il nostro amichetto Zuckerberg, ha cominciato a fare gli occhi dolci all’app cinese- un po’ per ‘paura’ e un po’ probabilmente per copiarla-.
Ebbene, sono appunto 500 milioni gli utenti rimasti affascinati dal social che li vede lottare contro i quindici secondi necessari a filmare video che viaggiano al limite tra il comico e il grottesco; e ribadisco grottesco a pieni polmoni perché da bravi modaioli quali siamo anche la nostra classe politica non ha potuto resistere.
Premetto che in un mondo così multicanale non trovo né strano né scorretto che la propaganda politica sfrutti tutte le piattaforme –social- a disposizione per farsi eco.
Il problema, come sempre, risiede nella natura del mezzo.
Che la nostra esperta e preparata classe politica usi Tiktok dentro la propria sfera privata, non è né nostra materia d’analisi né nostra competenza.
Come dire, non ce ne può fregar de meno.
Ma che l’utilizzo di un’applicazione prettamente a misura d’adolescente sia stata resa veicolo di “messaggi” politici sotto la soglia del minuto be’, come dire: Houston abbiamo un problema.
Quando la star italiana della simpatica (?) piattaforma cinese, Luciano Spinelli, afferma che i tentativi di un Salvini ripreso a fare lipsynch con il sottofondo di Mare d’Inverno di Ruggieri, sono: “inutili e un po’ imbarazzanti”, ha ragione!
Che invece dica che Tikok: “è divertimento e intrattenimento” ecco, piccolo Lucio, magari non esageriamo e anzi cominciamo a rivedere i parametri che per te definiscono il tempo libero.
In qualsiasi caso delle crisi di mezza età del capitano Matteo non ci stupiamo più e a dire il vero neanche dei tentativi di abbordaggio elettorale di Giorgina Meloni che al tentativo 1 si era iscritta sulla piattaforma e al tentativo 2 ha eliminato l’account, ha capito che non era cosa.
I politici italiani: i no-vax dell’informazione.
Il vero stupore nasce al solito a causa della disinformazione.
Che la Meloni, dopo aver definito la Repubblica Cinese ‘liberticida’ – e ahimè non mi sento di contraddirla (per maggiori info https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/11/29/hong-kong-fonti-farnesina-ambasciata-cina-irrispettosa-parlamento_MRyXd67Ig4stkmwPWWA8CM.html) – usi un social cinese strettamente legato al Partito Comunista – il censore supremo in quel territorio- mi fa storcere il naso – e non solo-.
Che un Salvini canti JingleBells con l’orsacchiotto sull’app cinese, scusatemi, proprio no!
Matteo, un po’ come per la storia delle nocciole turche…
Mi domando se quando hai scaricato l’applicazione sul telefono e hai iniziato la mala sperimentazione con quest’ultima ti sia chiesto a chi appartenesse e dove avesse sede l’azienda la cui app ti sei ritrovato sullo schermo del cellulare. La risposta a questa domanda retorica è lapalissiana.
No.
Gli attacchi ai 5 stelle durante la coalizione del passato governo in merito alla collaborazione del mercato italiano con quello cinese l’abbiamo dimenticata? La totale opposizione alla riapertura della Via della Seta è stata una farsa mediatica? Putin ti ha detto che bloccava i fondi alla Lega se parlavi con Xi Jinping? E dire che pensavo avessero un rapporto di buon vicinato quei due, quando a uno manca il gas l’altro non glielo nega mica… anzi.
Lungi da me fare considerazioni politiche sulla natura del precedente governo e le eventuali sul mercato cinese, che non mi competono e soprattutto non sono materia di questo articolo.
Ma la coerenza prima di tutto.
Quindi Matteuccio se continui a sfruttare Tiktok, perché studiare e informarti li ritieni delle evidenti e incommensurabili perdite di tempo, quantomeno non parlare male dei cinesi. Del resto, in quanto a muraglie e barriere e segregazione sono degli esperti, ti dovrebbero fare simpatia.
Oppure continua a parlarne male e smetti di farti video, fai un po’ come preferisci.
Però, per favore, impara a fare scelte lineari nella vita.
Che noi non ne possiamo più.



























