Coronavirus: nuove “Zone Rosse” in Sicilia e manifestazioni a Bologna e Torino

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Il Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, pochi giorni fa, tenuto conto del rapporto del dipartimento di Prevenzione dell’Asp, ha firmato l’ordine di proroga per le Zone Rosse di Vittoria e Centuripe. I contagi però aumentano, giorno dopo giorno, le strutture sanitarie iniziano a mostrare forti segni di affaticamento e per tale ragione, il Presidente Musimeci ha dichiarato altre due zone rosse in Sicilia: Bronte e Misilmeri. Una decisione serve per contrastare la diffusione del covid-19. Il governatore della Regione Siciliana ha istituito zone off-limits nei due comuni e, insieme all’assessore alla Salute Ruggero Razza, ha messo in atto un provvedimento che prevede il divieto di accesso e di allontanamento dal territorio comunale, con mezzi pubblici o privati; di circolare, a piedi o con qualsiasi mezzo pubblico o privato a eccezione di comprovate esigenze di lavoro, per l’acquisto di generi alimentari e beni di prima necessità, per ragioni di natura sanitaria, per stato di necessità o per usufruire di servizi o svolgere attività non sospese. Disposto lo stop di tutte le attività didattiche e scolastiche, di ogni ordine e grado e degli uffici pubblici, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità. Consentito, invece, il transito, in ingresso e in uscita, dal territorio comunale per gli operatori sanitari e socio-sanitari, per il personale impegnato nell’assistenza alle attività inerenti l’emergenza, nonché esclusivamente per l’ingresso e l’uscita di prodotti alimentari, di prodotti sanitari e di beni o servizi essenziali. Possibile anche il transito, in entrata e in uscita, per garantire le attività necessarie per la cura e l’allevamento degli animali, nonché per le attività imprenditoriali non differibili in quanto connesse al ciclo biologico di piante.

In Sicilia sono inoltre attivi otto centri per la raccolta del plasma iperimmune per la cura del Coronavirus autorizzati dal Dipartimento attività sanitarie e osservatorio epidemiologico dell’ assessorato regionale della Salute. Si tratta dei servizi trasfusionali presso i policlinici di Palermo e Catania, le Asp di Trapani, Caltanissetta e Ragusa e negli ospedali Papardo di Messina e Garibaldi di Catania, tutti autorizzati alla fine della scorsa primavera. Possono donare quei cittadini guariti recentemente dal Covid 19 essendo ancora dotati di plasma iperimmune.

Il governo sta cercano di evitare quanto più possibile questa drastica virata per fermare il Covid ma l’aumento dei casi è costante lungo tutto lo stivale, gli ospedali stanno raggiungendo soglie di criticità importanti e il ministro della Salute Roberto Speranza, proprio in base all’evoluzione della pandemia, ha firmato un’ordinanza entrata in vigore mercoledì 11 novembre che ha decretato il passaggio di cinque regioni dall’area gialla all’area arancione: Abruzzo, Basilicata, Liguria, Toscana e Umbria. La provincia di Bolzano, che si trovava in area gialla, passa in Area Rossa. Critica anche la situazione della Campania, attualmente in Area Gialla, ma che potrebbe diventare Area Rossa. Non sono mancate le proteste.

Nel pomeriggio del 14 novembre, le strade di Bologna si sono riempite di rider, precari, lavoratori dello spettacolo, studenti universitari che indossavano camici bianchi da infermieri ma che sono anche il simbolo –come hanno spiegato al megafono- simbolo dell’invisibilità.  Al centro del corteo c’era una specie di bara nera e tanti cartelli con su scritto “dateci i soldi”. I manifestanti hanno rivendicato a gran voci “dovete darci i soldi per campare e i soldi vanno presi da chi è più ricco”. I manifestanti hanno lamentato il fatto che negli ultimi giorni viene comunicato sosta ai cittadini che le terapie intensive sono piene. Il problema –come sottolineano i manifestanti- sono le scelte del governo e aggiungono “basta sanità privata, bisogna investire sulla sanità pubblica”. Gli studenti universitari, invece, hanno parlato di una classe dirigente che li ha costretti a seguire le lezioni online, talvolta non tenendo conto del fatto che non tutti hanno le stesse possibilità.

Bisogna far sentire la propria voce –sottolineano i manifestanti- perché sono necessari più ammortizzatori sociali e contratti dignitosi nel rispetto di tutti e “senza lasciare questa società nelle macerie”. Un corteo pieno di entusiasmo ma anche con i fumogeni rossi che si sono innalzati al cielo dal creando una linea rossa e poi ancora il coro “abbasso i ricchi viva i poveri”. La voce di una Bologna stanca che si è mossa come un’onda lenta in un mare in un’Italia che sembra un mare in tempesta.

Manifestazione anche a Torino, in Piazza Castello, davanti la sede della Regione. Una piazza semi vuota, con meno di venti persone. Anche in qui la manifestazione ha assunto toni accesi contro il Governo, il lavoro precario, la mancanza di stabilità ma non solo. Al microfono si sono alternati, tra i tanti, anche i soliti patetici negazionisti anticovid che portato i manifestanti a parlare a sproposito di cure farlocche contro il Covid e non riconosciute dal sistema sanitario nazionale. Modi non riconosciuti e approvati ma che sono stati enunciati a gran voce come “grandi verità” nascoste “dai potenti”. Un susseguirsi di teorie negazioniste e strampalate tra cui perché alcuni che hanno ritenuto la mascherina “anticostituzionale”. Uno dei manifestanti, consapevole di avere attorno a se una piazza vuota, ad un certo punto, nella più totale disperazione di fronte ad una piazza vuota e statica, ha persino invocato la destra.

Angelo Barraco
Angelo Barraco
Angelo Barraco, classe 89, è un giornalista siciliano, precisamente di Marsala, in provincia di Trapani. Curioso, attento ai dettagli, negli anni ha collaborato per numerose testate giornalistiche territoriali, nazionali, internazionali, sia cartacee che web. Ha scritto di politica, attualità, economia, territorio, cronaca nera, recensioni letterarie e musica. Ha intervistato molti importanti esponenti della società contemporanea che hanno tracciato un solco indelebile nella cultura e nella storia moderna.

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