C’è un tempo del calcio che non torna, ma che vive nei racconti dei tifosi, nelle foto ingiallite, nei cori gridati a squarciagola dalla gradinata dello stadio Municipale. Un tempo in cui i campi erano veri, la fatica si leggeva sul volto e le maglie non si cambiavano a ogni stagione.

In quel calcio lì c’era lui: Nino Palermo, il capitano con più presenze nella storia del Marsala. Oggi quella storia si tinge di dolore: Nino Palermo è morto, lasciando un vuoto profondo nel cuore di chi ha conosciuto e amato il calcio marsalese.
Un simbolo. Un uomo che ha indossato l’azzurro come una seconda pelle, senza mai risparmiarsi, senza mai chiedere nulla se non il rispetto del campo e l’onore della maglia.
Le sue presenze si contano a centinaia, 364, un numero che racconta una carriera straordinaria ma che, in fondo, quasi non basta a descrivere ciò che Palermo ha rappresentato. Perché Nino Palermo non è stato soltanto una statistica: è stato un ricordo vivo, un’emozione per chi lo ha visto giocare, un nome pronunciato con affetto da chi ha amato quel Marsala tutto cuore e appartenenza.
Tra le tante partite che lo videro protagonista, una su tutte resta scolpita nella memoria collettiva: lo spareggio promozione tra Marsala e Acqua Pozzillo Acireale, nella stagione 1967/68, giocato alla Favorita di Palermo. Finì 1-0, con il gol di Paolinelli, davanti a diecimila spettatori azzurri in festa. Fu quella l’occasione in cui nacque il celebre gemellaggio con i tifosi rosanero.
Nino, in campo, guidava la squadra con quella calma grintosa che solo i leader veri sanno avere. Silenzioso ma presente, con lo sguardo sempre avanti e un senso dell’anticipo che lo rendeva un muro difficile da superare. Chi lo ha visto giocare lo descrive come un difensore roccioso, elegante nei movimenti, rispettato dagli avversari e amato dai compagni.
Non aveva bisogno di urlare per farsi sentire: bastava il suo esempio.
Dopo il ritiro, Palermo è rimasto un punto di riferimento per la città, continuando a trasmettere ai più giovani la sua passione per il calcio e aprendo una scuola calcio. Un modo per lasciare in eredità non soltanto tecnica e insegnamenti sportivi, ma soprattutto quei valori che avevano accompagnato tutta la sua carriera.
Oggi, mentre il tempo scorre e le nuove generazioni conoscono la storia del Marsala soltanto per sentito dire, la scomparsa di Nino Palermo invita a fermarsi e ricordare.
Raccontare chi è stato Nino Palermo non solo per le sue 364 presenze, ma per ciò che ha rappresentato: la bandiera di un’intera città, l’anima di un’epoca, il volto di un calcio fatto di appartenenza, sacrificio e passione.
Quello che faceva battere forte il cuore la domenica pomeriggio.
E allora questo articolo è per lui, il Capitano.
Perché certi uomini non vanno dimenticati. Vanno raccontati.



























