Montalbano Elicòna, la dimora delle Muse

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Partiamo dal nome, considerato che nelle due parole che lo compongono sta molto dell’essenza di questo borgo di duemila anime sito in provincia di Messina, poco prima che ci si addentri in quella di Catania. “Montalbano”, ossia “Mons Albis, monte bianco”, in riferimento all’antico nome del monte, spesso innevato, sul quale venne, ai tempi di Federico III (XIV sec.), completato il castello. E poi “Elicona”, perché, narra la leggenda, qui risiedettero le Muse migrate proprio dal sacro monte Elicona, in Beozia, nella Grecia centrale. Qui, racconta sempre l’immancabile leggenda, nella notte dei tempi, gli “antenati” veneravano diverse divinità del cielo e della terra.

Arrivare in questo borgo, ritenuto tra i più belli dell’isola, non è semplicissimo, visto che lo stesso se ne sta accoccolato nel cuore dei Nebrodi. Si arriva per strade secondarie e il modo più semplice resta quello di andarci da Floresta, percorrendo la Strada Provinciale numero dieci, godendosi comunque la rigogliosità della natura, tra curve e tornanti. Abbiamo già accennato al castello, che domina in maniera maestosa un borgo i cui vicoli sembrano tutti condurre “lassù”. E che, senza ombra di dubbio, resta il sito di maggior interesse di un paese che va vissuto in tutte le sue sfaccettature che, all’occhio poco attento, possono apparire solo come parte integrante di un tutto. Attraverso le mura del castello passano secoli di storia visto che, nel corso del tempo, la tradizionale torre di guardia che sorgeva su quella altura viene già menzionata subito dopo l’anno mille. Attraverso le sue mura passa la storia del paese che, grazie a Federico II di Sicilia, dopo la rivolta e la deportazione di massa degli abitanti del luogo verso i territori dell’agrigentino, divenne parte fondamentale della ristrutturazione del borgo. Sarà poi però Federico III d’Aragona a completarlo, rendendolo una residenza oltre che una fortificazione difensiva. Sarà facile intuire come per arrivare a visitare il castello, e vi assicuro che ne sarà valsa la pena, bisognerà inerpicarsi lungo stradine ripide e antiche, scavalcando scalinate dagli ampi gradoni, pavimentati da pietra levigata. All’interno troveremo la Cappella Palatina della Santissima Trinità, all’epoca riservata ai sovrani, di epoca bizantina. Tra le possenti mura viene poi commemorato l’alchimista Arnaldo da Villanova, consigliere della Corona d’Aragona e, in particolar modo, proprio di Ferdinando III, che trovò spesso pregiata ospitalità da parte del sovrano. Un tempo si credeva che i resti mortali del Villanova fossero sepolti proprio qui, ma il fatto che la sua morte avvenne durante un viaggio nei pressi di Genova ha fatto definitivamente tramontare questa ipotesi. Un po’ più giù il Duomo, consacrato a Santa Maria Assunta e San Nicolò Vescovo. E’ un edificio elegante, di quelli che riempiono la piazza, circondato da un’ampia scalinata e da balaustre in pietra. Al suo interno ammiriamo la statua in marmo di San Nicolò, il cui basamento in rilievo racconta la vita del Santo grazie all’opera di Giacomo Gagini. Pregiatissimo è anche il crocifisso ligneo, risalente al quattrocento. L’origine della chiesa è fatta risalire al IX secolo, ma da allora tante modifiche strutturali, spesso anche necessarie, ne hanno modificato l’aspetto iniziale. Il campanile, per esempio, è stato edificato successivamente e anche le navate della chiesa, nella loro suddivisione, non rispecchiano più la mappa d’una volta. Ricchissima di fregi e rosoni resta comunque la facciata. Interessantissima è anche la chiesa di Santa Caterina, che costituisce un raro esempio d’architettura gotico-catalana. La sua costruzione è fatta risalire al XV secolo, laddove, come spesso accade, sorgeva un antico luogo di culto. Rimodellata anch’essa nel corso dei secoli, mostra la sua bella facciata che resta immagine di quella che fu in origine. Molto bello è poi l’interno che, nella propria, biancheggiante semplicità rimanda d’impatto a tempi immemori, mostrando un’antica raffigurazione in marmo della Santa prima di essere martirizzata.

Nei pressi di Montalbano Elicòna, a una decina di chilometri dal paese, troviamo poi il magico altopiano dell’Argimusco. Che, da solo, merita un articolo. Un posto mistico di cui avrò il piacere di raccontarvi prossimamente. Per adesso godetevi questo magnifico borgo, dalle atmosfere pienamente medievali e coinvolgenti.

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