Floresta, a un passo dal cielo

Data:

Quando arrivi a Floresta, hai la sensazione di essere arrivato in Svizzera. Basta guardarsi attorno: mucche che pascolano tra l’erba verdissima dei prati, nuvole che ti accarezzano la testa, casette che somigliano a baite. Insomma, la Sicilia mediterranea che conosciamo appare un ricordo lontano. Floresta è il comune più alto dell’isola, appollaiato nel parco dei Nebrodi, a 1.275 metri sul livello del mare. E i suoi cinquecento abitanti godono di questo privilegio, pur non trovandosi completamente spiazzati dal mondo affollato. Trascorrere alcuni giorni a Floresta, a mio parere, è un’occasione che ti aiuta a riflettere, tra l’aria pura e il silenzio che pervadono questo luogo quasi mistico. Si arriva da Capo D’Orlando, percorrendo la S.S. 116 che in alcuni tratti diventa tortuosa e ricca di curve. Immergendoti nel verde, l’atmosfera che ti circonda diventa fascino puro. Passato il bivio per Tortorici, ecco che si spalanca l’altopiano e si aprono i pascoli. L’etimologia del nome appare chiara: qui, in tempi primordiali, il territorio era ricoperto da fitte foreste, dai cui alberi sembra che i Romani ricavassero il legno per costruire le navi. Il sito però subì un lungo periodo d’oblio: abbandonato al suo destino, venne riconsiderato solo nel secolo XIV da Federico d’Aragona. Ma il piccolo centro urbano che oggi conosciamo nacque e iniziò a crescere nei primi decenni del 1800. Il nucleo si sviluppò attorno alla chiesa di Sant’ Anna. Proprio da lì, quasi per voler partire dal principio, diamo inizio al giro di quello che chiamiamo centro urbano. Che, viste le sue dimensioni molto ridotte, rilancia la propria bellezza aggrappandosi ai boschi circostanti. Tra vicoli e scalinate, case in pietra e balconi fioriti.

Floresta dedicò a Sant’Anna, madre di Maria, e patrona del borgo, un edificio religioso settecentesco dapprima dedicato a San Giorgio fondato dal nobile spagnolo Antonio Quintana Duegnas, Marchese della foresta omonima. L’intestazione della chiesa fu ridenominata, dopo alcuni lavori che ne modificarono l’assetto, meno di cent’anni dopo. A Floresta non hai scelta: sali e scendi lungo il corso Umberto I, che taglia di netto in due il paese. La seconda chiesa del borgo la troveremo dalla parte opposta. La piccola chiesetta votata a Sant’Antonio da Padova, affettuosamente chiamata Sant’Antonino, è sita nell’omonima piazza. Si tratta di una chiesa con facciata in muratura, edificata attorno al 1700, ma ristrutturata nel XX secolo. La parallela via Vittorio Emanuele resta forse quella più ricca di testimonianze, con alcune facciate baronali degne di nota.

Qualcuno adesso potrebbe pensare: tutto qua? Assolutamente no. Abbiamo voluto evidenziare le dimensioni del borgo, segnandolo da un punto all’altro o, se preferite, da una chiesa all’altra, per enfatizzarne la tipologia. Floresta è molto altro. Floresta è quel luogo dove, quando sarai andato via per rituffarti nella “monotona” vita quotidiana, agognerai di tornare senza chiedertene il motivo. Floresta è il luogo dove si produce la provola più buona dell’isola e forse anche di più. Passeggiando la sera, poco oltre il tramonto, nell’aria rarefatta di montagna, potrai percepire l’odore stagionato del prodotto tipico del paese venir fuori dalle porte socchiuse delle fredde stanze di conservazione. E se riuscirai a “infilarci” anche lo sguardo, allora le potrai vedere quelle forme di provola ordinatamente penzolanti. Floresta è il luogo dove, quando ti siederai a tavola, lo farai stuzzicato da un appetito vero e corroborante, visto che sarai stato di ritorno da un rilassante trekking tra i tanti sentieri del bosco che la circonda, l’abbraccia e la protegge. Magari alla ricerca dei “cubburi”, i tipici rifugi in pietra usati dai pastori. Capirai, insomma, di esserti “nascosto” in un paradiso da vivere per pochi giorni, perché altrimenti ne consumeresti la magia. A Floresta il mese di ottobre è poi il “mese delle sagre”, quando ogni fine settimana diventa “sagra dei sapori”. Saranno weekend di degustazione dei prodotti tipici, che vanno dalla rinomata provola alla carne di suino nero, fino ai funghi e alle castagne. L’arrossamento autunnale degli alberi potrà rendere ancora più mistico l’ambiente. Un borgo, Floresta, che in inverno sarà possibile trovare imbiancato da una coltre di neve. Basta solo scegliere in che stagione vivere.

Condividi artiolo:

Newsletter

Popolari

Articoli correlati
correlati

Tumbarello (pres. Marsala Futsal): “Vogliamo ancora essere protagonisti”

Archiviata la stagione 2025/26 è tempo di programmare la...

“NON SOGNATE MA COSTRUITE” NICOLÒ MANNINO SCRIVE AI GIOVANI MATURANDI

Un anno scolastico volge al termine mentre la campanella...

A Marsala la Festa del Rifugiato 2026: tre giornate di cinema, sport, confronto e comunità

In occasione delle iniziative promosse per la Giornata Mondiale...