La Spagna cresce senza alibi. L’Italia no, nonostante il PNRR

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VINCENZO SAMMARTANO – In economia i numeri raccontano molto più della propaganda. E quelli del 2025 mostrano una realtà difficile da ignorare: la Spagna cresce molto più dell’Italia.

Gli ultimi dati indicano per Madrid una crescita del PIL vicina al 2,8% nel 2025, quasi il doppio della media dell’area euro, mentre l’Italia resta ferma attorno allo 0,5%.

La debole crescita economica non dipende dalla mancanza di risorse, ma dalla capacità — o incapacità — di trasformare i fondi del PNRR in investimenti produttivi.

L’Italia ha infatti ottenuto oltre 190 miliardi. Nelle intenzioni, il PNRR avrebbe dovuto rilanciare infrastrutture, innovazione, produttività e crescita. Ma troppo spesso le risorse sono finite in micro-progetti, interventi frammentati o opere con impatto economico limitato.

La Spagna, al contrario, ha concentrato gli investimenti su energia, servizi avanzati, attrazione di capitali e mercato del lavoro, rafforzando così le fondamenta dell’economia reale.

Una grande parte delle responsabilità ricade sul governo guidato da Giorgia Meloni che il PNRR lo ha gestito e non è riuscito a indirizzare in modo efficace Regioni e Comuni verso investimenti strategici e realmente produttivi. In molti casi sono stati favoriti progetti secondari, politicamente leggittimi, ma destinati nel tempo a generare più costi di gestione e manutenzione che sviluppo.

Inoltre l’OCSE attribuisce il boom spagnolo soprattutto alla forza della domanda interna, all’aumento del reddito reale e a un mercato del lavoro dinamico. Al contrario il reddito reale delle famiglie italiane continua a diminuire.

Uno dei problemi principali è il fatto che l’Italia continua a non risolvere problemi strutturali: demografia negativa; produttività stagnante; investimenti privati deboli; Incapacità di attirare investimenti esteri; economia poco dinamica.

Sono criticità su cui il governo italiano non è riuscito finora a incidere in modo significativo.

La lezione della Spagna sta tutta nell’aver dimostrato che i fondi europei funzionano quando vanno indirizzati seguendo una strategia economica che ad oggi l’Italia non ha.

Tutto il resto sono alibi politici che il governo Meloni continua a raccontare e a raccontarsi.

Nicola Donato
Nicola Donatohttps://www.trileggo.it
"Essere scettici, realistici e prudenti è assolutamente necessario, altrimenti non si potrebbe fare il giornalismo". Il pensiero di Kapuscinski è anche il mio. Fin da piccolo sono stato sempre appassionato di giornalismo. A scuola fondai un giornalino dal nome "Fatti e idee". La mia passione fu alimentata negli anni novanta, in piena età adolescenziale, da mio padre che conduceva trasmissioni radiofoniche di carattere sportivo presso l’emittente marsalese Radio Azzurra. La passione per il giornalismo cominciò a diventare anche un lavoro a partire dal 2005. Ecco, in rapida successione, le mie esperienze maturate nel campo giornalistico: 2005 – 2007 Conduttore televisivo emittente Canale 2 Marsala; 2007 – 2012 Redattore presso il quotidiano “Il Corriere Trapanese”; 2012-2014 Telecronista Ermes Tv Marsala; 2014 a tutt’oggi direttore del periodico cartaceo “Leggo Città Marsala”; Dal 2015 a tutt’oggi conduttore televisivo presso l’emittente televisiva Canale 2 Marsala; Dal 2022 direttore dell'emittente televisiva Canale 2. Dal primo dicembre del 2019 Leggo Città ha stretto una collaborazione con un gruppo editoriale locale permettendo la nascita di Trileggo di cui ne sono il Direttore. 14/10/2018 Premiato come ospite d'onore alla 19ma edizione del premio Europeo Tindari; 16/01/2021 conferimento d'onore da parte della Fondazione Internazionale Papa Clemente XI di Tirana (Albania) quale membro d'onore per proficua attività giornalistica svolta.

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