Randazzo, storia di una federazione

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La possente, azzurra sagoma dell’Etna si staglia nel cielo mentre un pennacchio di fumo segnala la persistente vitalità del gigante. Siamo a Randazzo, cittadina di diecimila abitanti al confine tra le province di Messina e Catania, a quasi ottocento metri sul livello del mare. Randazzo si allunga su un costone di roccia che, circondato come appare da fossati e basse distese boscose, crea una muraglia inespugnabile che sembra emergere dalle viscere della terra. L’unicità di questa formazione geologica, una sorta di batolite magmatico, affascina chiunque giunga da nord, affrontando le paraboliche curve in discesa della S.S.116, ma anche chi arriva da sud, lungo la S.S.120, direttamente dalle falde del vulcano più alto d’Europa.

Randazzo è una cittadina medievale e si vede: mura, torri, archi e chiese dalle splendide e scure facciate. Il tutto in un percorso che va avanti da solo. A segnarne la storia fu la sua posizione altamente strategica, già utilizzata ai tempi dei Romani, che ne raggrupparono e fortificarono gli antichi insediamenti sorti alcuni secoli prima di Cristo. A guardarla da lontano Randazzo appare una fortezza naturale, sorta lì per controllare l’incedere del tempo e degli eserciti. Pare che a sfruttare a pieno questa “dote” del sito, con la costruzione di una possente cinta muraria, sia stato il Gran Conte Ruggero d’Altavilla, normanno, giunto alla conquista dell’isola verso la metà dell’undicesimo secolo. Il Conte fondò una vera e propria città confederata, creando tre quartieri, ognuno popolato da gente d’estrazione diversa, ma con un governo comune: una visione politica che all’epoca era all’avanguardia in una sorta di democrazia ante litteram. Ciascuna delle tre comunità si sarebbe poi identificata con la successiva costruzione della chiesa del proprio quartiere. Una più bella dell’altra.

Ma andiamo con ordine. Fissiamo a ovest, ai piedi della scalinata del convento dei Cappuccini, il punto di partenza di un percorso che, come detto, ci porterà avanti da sé. E solo dopo averla ammirata avviamoci senza fretta, per entrare nelle viscere di questa splendida cittadina. Una volta attraversata la porta di San Martino, che ci immette nel cuore del centro storico, andiamo a incontrare, una dopo l’altra, quelle tre chiese che restano a indicare i tre quartieri storici di Randazzo. La prima, all’inizio della via Umberto, già in un oscuro stile gotico-normanno, è proprio la chiesa di San Martino di Tours che era, al tempo delle origini, il presidio del quartiere dei Lombardi. Erano questi gente arrivata dal Monserrato. Gente indomita, rudi montanari abituati alla dura vita dei taglialegna. Originaria di lì era la quarta moglie del Gran Conte, Adelasia. Molti di loro la seguirono con la volontà di mettere radici al di là del proprio mondo. Proseguendo e imboccando la via Duca degli Abruzzi, lasciando alla nostra destra la prosecuzione di via Umberto, ecco che entriamo in quello che fu il quartiere dei Greci, gli “autoctoni”, ossia gli antichi abitanti dell’isola. Ed ecco la chiesa di San Nicolò, che si affaccia sull’omonima piazza, alla destra della quale, sotto la piccola chiesa di Santa Maria della Volta, si attraversa la pittoresca via degli Archi, di origine aragonese, lungo gli omonimi giardinetti. Quattro archi in pietra lavica ne abbracciano il breve cammino, come in una galleria di prospettive. Si pensa sia stata il passaggio onorifico verso la piazza per i Notabili del paese, quando lì si svolgevano le assemblee del Parlamento. Così la storia si accavalla, rendendo affascinanti i misteri di Randazzo, che probabilmente di cose da narrare ne ha più di quelle conosciute. Poi, quando la via Duca degli Abruzzi si ricongiunge con la via Umberto, ci troviamo di fronte alla basilica di Santa Maria Assunta, cuore, un tempo, del quartiere abitato dai Latini. Che altri non erano se non i Normanni giunti al seguito del Gran Conte. La Basilica, interamente costruita in pietra lavica nel corso del 1200, in un paese in cui il colore “d’origine vulcanica” continua a rendere le atmosfere goticamente tetre, presenta, al suo interno, opere e affreschi preziosi, tra cui un’immagine della Madonna del Pileri, venerata inizialmente in quel luogo dove un secolo dopo la fine delle persecuzioni contro i cristiani, un pastorello trovò in una grotta una fiammella ardente. L’origine dell’immagine sacra della Madonna col bambino risale a quando i cristiani del luogo si riunivano all’interno di quella grotta, di fronte a una colonna (pilerio) dietro la quale era affrescata la madre di Gesù. Quando fuggirono, prima di lasciare la grotta, accesero una fiammella davanti alla colonna. E la fiammella continuò a brillare fino al momento del suo fortuito ritrovamento. Questa storia, come tutto il resto, è leggenda. Sulla grotta venne poi edificato un altare, attorno al quale fu poi costruita una piccola chiesa lignea. L’immagine sacra venne nel tempo restaurata. Lasciando alla fede di ognuno di noi l’evoluzione della leggenda in verità di culto.

Randazzo è una cittadina dov’è possibile ammirare tanto altro. Abbiamo voluto evidenziare qualcosa che va oltre la semplice ricerca artistica. L’anima di questo luogo racconta di come, oltre mille anni fa, la Sicilia sia stata crogiolo e provetta di civiltà antiche capaci di anticipare le moderne teorie politiche e aggregative di forme di comunità associative già organizzate. Per il resto lasciamo a voi il piacere della scoperta.

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