La Pasqua che non c’è. Quando sradicare un ulivo significa sradicare un popolo

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VINCENZO SAMMARTANO – L’ulivo è, per definizione, l’albero della pace. Eppure non in Cisgiordania. Non in Palestina, dove migliaia di ulivi sono stati abbattuti, anche con l’uso di bulldozer, nel corso di operazioni documentate nel dicembre 2025 (Ministero dell’Agricoltura palestinese; Middle East Monitor).

L’estirpazione di questi alberi non è un episodio marginale. È un fatto documentato e circostanziato, avvenuto nel pieno della campagna olearia, con conseguenze immediate per centinaia di famiglie.

Un ulivo rappresenta memoria, identità e continuità. Spesso ha decenni, talvolta secoli di vita. Sradicarlo significa colpire non solo un bene agricolo, ma un simbolo profondo della presenza palestinese sulla terra (FAO – Food and Agriculture Organization).

Colpire sistematicamente l’agricoltura equivale a colpire la sicurezza alimentare, l’autonomia economica e, in ultima analisi, la possibilità stessa di restare. Diversi organismi internazionali segnalano da anni come restrizioni, demolizioni e distruzione di risorse agricole contribuiscano a rendere sempre più difficili le condizioni di vita nei territori palestinesi (OCHA – United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs; Human Rights Watch; Amnesty International).

In questo contesto, parlare di episodi isolati appare riduttivo. Le analisi di numerosi osservatori indicano una pressione strutturale sulle comunità locali, che si inserisce in un quadro regionale già fortemente instabile. Il rischio di un allargamento delle tensioni è un tema ricorrente nel dibattito internazionale, anche alla luce degli sviluppi recenti.

A rendere tutto più grave è la debolezza della risposta internazionale. Di fronte a fatti documentati e ripetuti nel tempo, le reazioni politiche appaiono spesso insufficienti. In queste condizioni, la parola “pace” rischia di perdere significato.

La Pasqua del 2026 cade dentro questa contraddizione. Una ricorrenza che richiama la rinascita, ma che si confronta con una realtà segnata da conflitti e distruzione, mentre l’immobilismo internazionale persiste.

Cresce, in diversi contesti dell’opinione pubblica, la percezione di una leadership internazionale in difficoltà nel gestire crisi complesse e prolungate. Un giudizio che riguarda governi e istituzioni, e che riflette una domanda sempre più esplicita di responsabilità, chiarezza e capacità di iniziativa.

Nicola Donato
Nicola Donatohttps://www.trileggo.it
"Essere scettici, realistici e prudenti è assolutamente necessario, altrimenti non si potrebbe fare il giornalismo". Il pensiero di Kapuscinski è anche il mio. Fin da piccolo sono stato sempre appassionato di giornalismo. A scuola fondai un giornalino dal nome "Fatti e idee". La mia passione fu alimentata negli anni novanta, in piena età adolescenziale, da mio padre che conduceva trasmissioni radiofoniche di carattere sportivo presso l’emittente marsalese Radio Azzurra. La passione per il giornalismo cominciò a diventare anche un lavoro a partire dal 2005. Ecco, in rapida successione, le mie esperienze maturate nel campo giornalistico: 2005 – 2007 Conduttore televisivo emittente Canale 2 Marsala; 2007 – 2012 Redattore presso il quotidiano “Il Corriere Trapanese”; 2012-2014 Telecronista Ermes Tv Marsala; 2014 a tutt’oggi direttore del periodico cartaceo “Leggo Città Marsala”; Dal 2015 a tutt’oggi conduttore televisivo presso l’emittente televisiva Canale 2 Marsala; Dal 2022 direttore dell'emittente televisiva Canale 2. Dal primo dicembre del 2019 Leggo Città ha stretto una collaborazione con un gruppo editoriale locale permettendo la nascita di Trileggo di cui ne sono il Direttore. 14/10/2018 Premiato come ospite d'onore alla 19ma edizione del premio Europeo Tindari; 16/01/2021 conferimento d'onore da parte della Fondazione Internazionale Papa Clemente XI di Tirana (Albania) quale membro d'onore per proficua attività giornalistica svolta.

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