vincenzo sammartano – La decisione del governo di Pedro Sánchez di avviare la regolarizzazione di circa 500.000 immigrati irregolari è tra le più rilevanti — e pragmatiche — nella recente politica europea. Non è un atto ideologico né propaganda, ma la risposta a una realtà evidente: l’Europa invecchia, le nascite calano, il welfare è sotto pressione e il mercato del lavoro ha bisogno di manodopera.

Il piano — permessi di soggiorno e lavoro a chi vive in Spagna da almeno cinque mesi prima del 31 dicembre 2025 e senza precedenti penali — coinvolge circa mezzo milione di persone. Non mira a soddisfare visioni ideologiche, ma a integrare una realtà produttiva già esistente.
È una scelta lungimirante: regolarizzare chi già contribuisce significa ampliare la base contributiva, ridurre il sommerso, garantire tutele e attenuare gli squilibri demografici.



















































