
A volte accade che certi gioielli vengano scoperti per “serendipity”, cercando cioè qualcosa ma trovandone un’altra. Il piccolo, piccolissimo borgo di Ucrìa, che conta poco meno di un migliaio di abitanti, se ne resta appollaiato in un angolo dei monti Nebrodi. Lungo la sinuosa S.S.116 che va da Capo D’Orlando a Floresta. Scoprirlo passando “per caso” lungo la strada statale che assume nomi via via diversi diventa un’avventura che regala al viaggio un senso di sorprendente realizzazione.
Non è facile e resta quanto meno incerto stabilire le origini di un borgo così piccolo. Visto che tracce di antichi insediamenti preistorici, ma anche romani, sono stati rinvenuti in tutta l’estesa mappa della zona. Ma tali rinvenimenti non potevano essere classificati come villaggi, vista la mancanza di collegamenti fra di essi a causa, soprattutto, delle difficili peculiarità del territorio. Le vere certezze risalgono al periodo degli Arabi, che battezzarono “Keira” (villaggio) il paese, confermate dalla presenza di due torri di guardia saracene site in due punti diversi del borgo. Che, vista la posizione elevata di quest’ultimo, erano certamente ottimi punti d’osservazione.
Ucrìa nel tempo seguì la scia delle varie dominazioni che si succedettero in Sicilia, dai Normanni fino agli Aragonesi. Ma del castello, principale punto di riferimento strategico, sfruttato da chiunque dominasse il paese, oggi non restano più tracce se non quelle necessarie a identificarne, con buona certezza, la posizione. Siamo in quello che adesso è delimitato come “Parco dei Nebrodi”, alle falde del monte Castello, a cui si fa riferimento per individuare i primi fuggiaschi capaci di costituire un agglomerato urbano. Tutt’attorno si estende la valle del torrente Sinagra, che si può ammirare in lungo e in largo dal belvedere del paese: da quasi ottocento metri d’altitudine sul livello del mare. Ucrìa si dirada scivolando lungo i fianchi della montagna, seguendo terrazze che ne costituiscono gli strati e la bellezza. Oggi il paese conserva piccoli scrigni da vivere in una giornata. Ma conserva anche monumenti dall’alto valore simbolico, capaci di tramandare in un sol colpo la storia e la memoria di un luogo che ai giorni nostri è in grado di offrire poco ai propri abitanti.
Il triste svuotamento di tanti borghi della Sicilia lascia un senso di desolazione. A tal proposito, seppur nascosto tra le case, raggiungibile infilandosi tra le scale che collegano i vicoli una volta imboccata la via Roma, un messaggio potente resta la “statua del migrante”. Si tratta di una raffigurazione in bronzo a grandezza naturale di uno dei tanti abitanti del paese che a partire dalla fine degli anni cinquanta seguirono le orme di coloro che, all’inizio del XX secolo, erano partiti alla volta degli Stati Uniti. E che lasciarono la propria casa per andare a cercar fortuna altrove. Viene fuori così un momento di raccoglimento che spazia per intere generazioni e che, soprattutto, diventa attuale quando ci si immedesima in chi ha dovuto fare di necessità virtù. La vigilia di ferragosto ogni anno diventa commemorazione in ricordo di tutti coloro che un tempo se ne andarono.
L’arte dello “scalpellino” ucriese si diffuse così oltre oceano, dopo aver reso unici tanti angoli del paese. La via principale, il tratto della S.S. 116 che lo taglia in due, è dedicata al botanico Padre Bernardino da Ucrìa, al secolo Michelangelo Aurifici, che collaborò anche a molti lavori presso l’orto botanico di Palermo. La chiesa madre è dedicata a San Pietro Apostolo e guarda, dall’alto della sua terrazza, le strade del borgo. Arrivando poi da sud, da Floresta, preziosa diventa la vista dei ruderi della chiesa di Santa Maria della Scala, con accanto la chiesa del Rosario. Probabilmente però il vero gioiello è la chiesa dell’Annunziata, nella parte bassa, che ammicca verso il borgo “gemello” di Raccuja. Ci troviamo proprio davanti la grande vallata in cui Ucrìa sembra precipitare. All’interno della chiesa un bellissimo gruppo in marmo ricorda proprio l’Annunciazione, opera del Gagini.
Basta girare tra le stradine di Ucrìa, il paese dei funghi e delle nocciole, per trovare pittoreschi angoli nascosti. E considerando le sue dimensioni ridotte vi assicuro che non è cosa da poco. Una particolare e nostalgica atmosfera abbraccerà chiunque vorrà conoscere il borgo. Solo questo vale già l’esperienza di una visita.



























