Governo Meloni: priorità dimenticate e un’agenda che non c’è

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C’è una domanda che la politica evita: quali sono oggi le vere priorità del Paese?

La risposta è sotto gli occhi di tutti. Natalità in caduta libera. Salari fermi da anni. Giovani che fanno le valigie. Debito pubblico elevato. Crescita debole. Un Paese che invecchia e si restringe, mentre perde pezzi della propria forza produttiva.

Eppure il dibattito politico si è incagliato sulla riforma della giustizia. Non perché sia il problema più urgente, ma perché è uno dei pochi terreni su cui è facile fare politica: divisivo, simbolico, immediatamente spendibile.

Il governo guidato da Giorgia Meloni l’ha trasformata in una priorità. Senza un vero consenso, senza un disegno condiviso, senza riuscire davvero a convincere il Paese. Il risultato è l’ennesima riforma percepita come non prioritaria.

La verità è scomoda: affrontare i problemi del Paese è difficile, scomodo e spesso politicamente sconveniente. Significa compiere scelte che producono effetti nel lungo periodo, non alle prossime elezioni. Significa misurarsi con trasformazioni profonde — tecnologiche, economiche, demografiche — che non si risolvono con un titolo o uno slogan.

Servono visione, tempo e competenza. Servono politiche industriali, investimenti, riforme strutturali. Non narrazioni.

La denatalità non si combatte con bonus simbolici. I salari non crescono per decreto. La fiducia non si costruisce con lo scontro permanente. Serve una strategia. E oggi quella strategia non si vede.

Gli italiani non hanno chiesto a questo governo una guerra tra politica e magistratura. Chiedono qualcosa di molto più semplice — e molto più difficile: uno Stato che funzioni.

Servizi che funzionino. Lavoro che permetta di vivere, non solo di sopravvivere. Un futuro che non obblighi a partire.

La bocciatura della riforma costituzionale è, prima di tutto, un segnale politico. Non tanto sulla giustizia, quanto sulle priorità. È il rifiuto di un’agenda percepita come lontana dalla realtà.

Continuare a vivere il presente nella speranza del ritorno di un passato che non esiste più significa una cosa sola: farsi travolgere dal futuro.

Nicola Donato
Nicola Donatohttps://www.trileggo.it
"Essere scettici, realistici e prudenti è assolutamente necessario, altrimenti non si potrebbe fare il giornalismo". Il pensiero di Kapuscinski è anche il mio. Fin da piccolo sono stato sempre appassionato di giornalismo. A scuola fondai un giornalino dal nome "Fatti e idee". La mia passione fu alimentata negli anni novanta, in piena età adolescenziale, da mio padre che conduceva trasmissioni radiofoniche di carattere sportivo presso l’emittente marsalese Radio Azzurra. La passione per il giornalismo cominciò a diventare anche un lavoro a partire dal 2005. Ecco, in rapida successione, le mie esperienze maturate nel campo giornalistico: 2005 – 2007 Conduttore televisivo emittente Canale 2 Marsala; 2007 – 2012 Redattore presso il quotidiano “Il Corriere Trapanese”; 2012-2014 Telecronista Ermes Tv Marsala; 2014 a tutt’oggi direttore del periodico cartaceo “Leggo Città Marsala”; Dal 2015 a tutt’oggi conduttore televisivo presso l’emittente televisiva Canale 2 Marsala; Dal 2022 direttore dell'emittente televisiva Canale 2. Dal primo dicembre del 2019 Leggo Città ha stretto una collaborazione con un gruppo editoriale locale permettendo la nascita di Trileggo di cui ne sono il Direttore. 14/10/2018 Premiato come ospite d'onore alla 19ma edizione del premio Europeo Tindari; 16/01/2021 conferimento d'onore da parte della Fondazione Internazionale Papa Clemente XI di Tirana (Albania) quale membro d'onore per proficua attività giornalistica svolta.

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