Con il conflitto in Medio Oriente che coinvolge direttamente l’Iran e minaccia uno dei nodi più delicati del commercio energetico globale, i mercati hanno reagito nel modo più prevedibile con il petrolio sopra i 100 dollari al barile.
La prima causa è il blocco dello stretto di Hormuz. Un braccio di mare, lungo circa 60 chilometri e largo circa 30, separa l’Iran, a nord, dall’Oman e dagli Emirati Arabi Uniti, a sud. Attraverso questo stretto transita circa un quarto della produzione mondiale di petrolio.
In questo contesto, Donald Trump ha dichiarato che, con prezzi del petrolio più alti, gli Stati Uniti finiscono per guadagnarci, perché oggi sono tra i maggiori produttori di greggio al mondo.
Se il conflitto dovesse protrarsi per mesi, il greggio potrebbe consolidarsi ben oltre i 100 dollari e spingersi verso livelli ancora più alti, soprattutto se le tensioni dovessero coinvolgere direttamente le infrastrutture energetiche della regione o lo stesso stretto di Hormuz.
L’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, è tra i Paesi più esposti a uno scenario di questo tipo. In questa fase, sostenere una posizione di pieno allineamento strategico al sovranismo americano rischia di apparire come un evidente paradosso politico, soprattutto per una classe dirigente guidata dalla premier Giorgia Meloni, che ha fatto della difesa dell’interesse nazionale e della sovranità il proprio principale argomento politico.
Perché continuare ad assecondare un allineamento atlantista con gli Stati Uniti in una guerra che presenta molte più ombre che luci? Diversi analisti descrivono questo conflitto come una guerra condotta soprattutto nell’interesse di Israele, i cui sviluppi — comprese eventuali violazioni del diritto internazionale — sono oggi oggetto di valutazione da parte delle istituzioni giudiziarie internazionali.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenuta in Parlamento, non ha fornito le risposte che molti si attendevano. Le sue parole sono apparse vaghe sul piano politico ed economico in uno scenario di guerra che invece richiederebbe chiarezza e visione strategica.
Nonostante la premier abbia ammesso che questo conflitto si colloca al di fuori delle regole del diritto internazionale, il trio Salvini–Meloni–Tajani sembra aver smarrito quella bussola politica necessaria per guidare il Paese in una fase segnata da crisi e instabilità.




















































