VINCENZO SAMMARTANO – In un momento così critico, il governo italiano decide di comunicare attraverso brevi interviste, magari attendendo quali possano essere gli sviluppi della guerra dettata dall’agenda israeliana appoggiata dagli Stati Uniti d’America.

Mentre Giorgia Meloni rimane in un silenzio istituzionale, Pedro Sanchez ha parlato al parlamento ed al popolo spagnolo.
Questo un estratto del discorso che sicuramente entrerà nella storia.
“Care concittadine e cari concittadini, mi rivolgo a voi per informarvi della crisi che si è scatenata in Medio Oriente […].
Desidero anzitutto esprimere la solidarietà del popolo spagnolo ai Paesi attaccati illegalmente dal regime iraniano. […]. Non sono chiari nemmeno gli obiettivi di chi ha lanciato il primo attacco (n.d.r. Israele).
Ma dobbiamo essere preparati […] alla possibilità che questa sia una guerra lunga, […]. La posizione del Governo di Spagna […] è chiara e coerente. […] In primo luogo, no alla violazione del diritto internazionale […]. In secondo luogo, no all’idea che il mondo possa risolvere i propri problemi solo attraverso i conflitti e le bombe. […]. Il mondo, l’Europa e la Spagna si sono già trovati qui prima. Ventitré anni fa, un’altra amministrazione statunitense ci trascinò in una guerra in Medio Oriente. Una guerra che, in teoria, doveva eliminare le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, portare la democrazia e garantire la sicurezza globale, ma che, col senno di poi, ha prodotto l’effetto contrario. Ha scatenato la più grande ondata di insicurezza che il nostro continente abbia vissuto dalla caduta del Muro di Berlino. […]. Ciò che sappiamo è che da questa guerra non nascerà un ordine internazionale più giusto, né salari più alti, né servizi pubblici migliori, né un ambiente più sano. […]. Per questo dalla Spagna ci opponiamo a questo disastro, perché riteniamo che i governi siano qui per migliorare la vita delle persone, per offrire soluzioni ai problemi, non per peggiorare la loro esistenza. Ed è assolutamente inaccettabile che dirigenti incapaci di adempiere a questo compito utilizzino il fumo della guerra per occultare il proprio fallimento […]. Infine, il Governo continuerà a esigere un cessate il fuoco e una soluzione diplomatica a questa guerra. E voglio dirlo con chiarezza: sì, la parola giusta è esigere. Perché la Spagna è un membro a pieno titolo dell’Unione Europea, della Nato e della comunità internazionale. E perché questa crisi riguarda anche noi, riguarda gli europei e, di conseguenza, gli spagnoli. Per questo dobbiamo esigere da Stati Uniti, Iran e Israele che si fermino prima che sia troppo tardi. L’ho detto molte volte e lo ripeto ora: non si può rispondere a un’illegalità con un’altra illegalità, perché è così che iniziano le grandi tragedie dell’umanità. Ricordiamo che, prima dello scoppio della Prima guerra mondiale nell’agosto del 1914, qualcuno chiese al cancelliere tedesco dell’epoca come fosse iniziata la guerra. E lui rispose, stringendosi nelle spalle: “Magari lo sapessi”. Molto spesso le grandi guerre scoppiano per una concatenazione di risposte che sfuggono di mano, per errori di calcolo, guasti tecnici, eventi imprevisti. Dobbiamo dunque imparare dalla storia e non possiamo giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone. […]. La domanda non è se siamo o meno a favore degli ayatollah. Nessuno lo è. Certamente non lo è il popolo spagnolo, e tanto meno il Governo di Spagna. La vera domanda è se siamo dalla parte della legalità internazionale e, quindi, della pace.
[….]. Ma allo stesso tempo respingiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica. Alcuni ci accuseranno di ingenuità per questo. Ma ingenuo è pensare che la soluzione sia la violenza. Ingenuo è credere che le democrazie o il rispetto tra le nazioni nascano dalle macerie. O che un seguire cieco e servile sia una forma di leadership.
Al contrario, ritengo che questa posizione non sia affatto ingenua: è coerente. […]
La Spagna sta con i principi fondativi dell’Unione Europea. Sta con la Carta delle Nazioni Unite. Sta con il diritto internazionale e, quindi, con la pace e la pacifica convivenza tra i Paesi.
[…] Perché la guerra avvantaggia solo pochi. La pace avvantaggia tutti. […]”.



























