VINCENZO SAMMARTANO – Dopo le gravi accuse rivolte a Israele per l’uso della forza contro i palestinesi, la comunità internazionale non ha preso le distanze, ma in larga parte ha sostenuto la linea israeliana, fino ad arrivare all’attacco preventivo di oggi contro l’Iran.

In un primo momento le tensioni con Teheran erano legate alla repressione interna e alle violazioni dei diritti civili. Poi, improvvisamente, il focus si è spostato sulla presunta imminenza di una bomba atomica iraniana. Un cambio di narrativa che ha trasformato una crisi politica e regionale in una minaccia globale, ridefinendo priorità e alleanze.
L’attacco viene presentato come una scelta necessaria per la sicurezza. I critici, però, parlano di incoerenza e di motivazioni che sembrano adattarsi alle convenienze geopolitiche del momento. In un contesto già instabile, il rischio è un’ulteriore escalation, con conseguenze pesanti soprattutto per le popolazioni civili.
C’è chi ritiene legittimo interrogarsi sul ruolo svolto da Israele negli ultimi due anni e sulla possibilità che, oltre alla dichiarata lotta al terrorismo, vi siano obiettivi strategici più ampi di ridefinizione degli equilibri regionali. Sono interrogativi che attraversano opinioni pubbliche e analisti, alimentando un dibattito sempre più acceso. Si punta al Grande Israele?
Nel frattempo, la comunità internazionale assiste a una pericolosa escalation. Anche in Italia il sostegno all’alleato americano viene letto come una scelta che rischia di trascinare il Paese in una spirale di tensioni sempre più gravi.
Al di là delle posizioni ideologiche, resta una domanda di fondo: era davvero inevitabile arrivare a questo punto? E quale è stato il ruolo dell’Italia nella gestione della crisi?
La strategia del governo guidato da Giorgia Meloni appare appiattita sulle posizioni statunitensi, rinunciando a quella tradizione diplomatica che in passato aveva consentito all’Italia di svolgere un ruolo di mediazione nel Mediterraneo.
Una strategia che rischia di indebolire il profilo internazionale del Paese proprio in una fase in cui servirebbero equilibrio, autonomia e capacità di iniziativa politica.



























