VINCENZO SAMMARTANO – A Marsala la partita elettorale è entrata nel vivo. Sullo sfondo si è aperta la corsa al “carro dei vincitori”: il cosiddetto effetto bandwagon, la tendenza ad aderire a ciò che appare già forte e maggioritario. Tra conformismo, bisogno di appartenenza e, soprattutto, paura di restare esclusi — o senza poltrona.
Dopo il ritiro di Nicola Fici, i carri rimasti sono quattro: Andreana Patti, Leonardo Curatolo, Massimo Grillo e, con ogni probabilità, Giulia Adamo.

Leonardo Curatolo proverà a intercettare quell’elettorato che non si riconosce nei partiti tradizionali, ma dovrà confrontarsi con chi quell’elettorato lo conosce già: Massimo Grillo e, potenzialmente, Giulia Adamo. Per chi punta alla rielezione, lo scenario non è privo di rischi.
Il sindaco uscente ha tentato di anticipare tutti. Tuttavia, la sua amministrazione ha raccolto critiche sia in città sia in consiglio comunale e, almeno in apparenza, non sembra godere del pieno appoggio del centrodestra. L’area moderata guarderebbe infatti a Giulia Adamo come figura di garanzia, forte dell’esperienza e della conoscenza della macchina amministrativa.
Resta da chiarire la posizione di Enzo Sturiano. Nelle ultime due tornate elettorali è salito prima sul carro di Alberto Di Girolamo e poi su quello di Massimo Grillo. La città attende di capire quale sarà, questa volta, la sua scelta, considerando che durante questi anni ha sostenuto l’amministrazione uscente. Una presa di distanza netta metterebbe in discussione il ruolo politico svolto finora, evidenziando il filo sottile che separa la sopravvivenza politica dalla missione politica: quella che dovrebbe guardare oltre la prossima tornata elettorale e costruire una visione di città.
Infine c’è Andreana Patti, riferimento della lista civica “Si muove la città”. Pur provenendo da un’esperienza civica, Patti raccoglie una parte consistente del centrosinistra e attrae anche fuoriusciti dell’area moderata, in particolare i superstiti del naufragio della candidatura Fici.
Il rischio, però, è che il “carro” possa trasformarsi in un carrozzone troppo eterogeneo da governare, soprattutto se dovesse accogliere consiglieri rimasti in aula senza sostenere davvero l’amministrazione uscente, ma senza neppure avere il coraggio politico di spingere per la sfiducia.
Politicamente, qualcuno li definirebbe “ignavi”: come nella Divina Commedia di Dante, le anime che non si schierarono né con il bene né con il male, vivendo senza lode né infamia. Un’immagine forte che torna nel dibattito cittadino per descrivere chi, in questi anni, ha scelto di non scegliere e che oggi corre per salire sul carro che ha maggiori possibilità di successo.



























