VINCENZO SAMMARTANO – Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture, ha respinto l’ipotesi di dirottare i fondi del Ponte sullo Stretto verso l’emergenza maltempo in Sicilia dopo il ciclone Harry: “I fondi destinati al Ponte sullo Stretto non si toccano. Sono fondi per investimenti, bisogna conoscere le cose. […] Troveremo le risorse necessarie per Sicilia, Calabria e Sardegna senza bloccare scuole, ospedali, ponti, gallerie, la Tav e il tunnel del Brennero”.

E ancora: “Il Ponte serve ai siciliani. Anzi, con il ponte probabilmente, in caso di eventi disastrosi, anche i soccorritori riuscirebbero a intervenire più velocemente. Quindi non si capisce perché i siciliani dovrebbero avere i problemi e non avere neanche il ponte.”
Parole che, secondo i critici, sembrano privilegiare la narrazione rispetto alla concretezza. Un’impostazione che rischia di apparire distante dall’urgenza di un’emergenza reale, fatta di territori fragili, infrastrutture insufficienti e interventi immediati che difficilmente possono attendere i tempi lunghi delle grandi opere.
Così mentre si indicano soluzioni future, i problemi presenti chiedono risposte immediate. Ed è proprio qui che si concentra la critica: quale deve essere la priorità della politica quando il divario tra visione e realtà diventa così evidente? Se alle tempeste di oggi si risponde con infrastrutture di domani, il rischio è che il dibattito pubblico finisca per allontanarsi dai bisogni più urgenti del Paese.



























