VINCENZO SAMMARTANO – Il cosiddetto “board della pace” è lo specchio dell’ipocrisia di una classe politica che ignora la storia e indebolisce il diritto internazionale, anziché rafforzarlo come base di una convivenza pacifica tra gli Stati.
Questa ipocrisia emerge con particolare evidenza nel Board della Pace per Gaza, dove è stato persino invitato Benjamin Netanyahu, coinvolto in un procedimento davanti alla Corte Penale Internazionale per presunti crimini contro l’umanità. Un elemento tutt’altro che secondario quando si pretende di parlare di pace, legalità e responsabilità.
In questo quadro si inserisce l’incoerenza del governo Meloni. L’allineamento quasi automatico alle posizioni trumpiane e filo-israeliane allontana l’Italia dalla sua collocazione naturale nel Mediterraneo: quella di ponte tra Europa e mondo arabo.
Quella italiana è storicamente una posizione geografica e strategica, non ideologica. Per decenni l’Italia ha costruito credibilità attraverso dialogo, equilibrio e autonomia. Basterebbe ricordare la crisi di Sigonella o la stagione della politica estera berlusconiana che, pur con molte contraddizioni, cercò di fare dell’Italia un interlocutore tra Occidente e Medio Oriente. Oggi quella tradizione viene sacrificata a favore di una fedeltà che produce solo irrilevanza.
A rendere il quadro ancora più inquietante sono le dichiarazioni di esponenti del governo israeliano. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha affermato che «la soluzione giusta per Gaza è incoraggiare l’emigrazione dei suoi abitanti», chiarendo una volontà politica che va nella direzione dello svuotamento forzato della Striscia.
E allora la domanda diventa inevitabile: qual era la reale volontà di Israele sin dall’inizio della distruzione di Gaza? La difesa della sicurezza o la trasformazione irreversibile di un territorio attraverso l’espulsione del suo popolo? Perché senza rispondere a questa domanda, ogni discorso sulla pace resta una finzione.




























