VINCENZO SAMMARTANO – L’appoggio incondizionato che Stati Uniti ed Europa continuano a garantire a Israele sta diventando, giorno dopo giorno, non solo una questione morale o umanitaria, ma una scelta destinata a ridefinire gli equilibri geopolitici globali.

Nel momento in cui Washington difende Tel Aviv senza porre condizioni, e Bruxelles si allinea per inerzia, il Mediterraneo rischia di diventare il nuovo epicentro di una competizione tra potenze che non ha più contorni solo regionali.
La linea americana sta producendo effetti collaterali. In particolare, la Cina, forte della sua espansione economica e della sua diplomazia silenziosa ma costante, intravede uno spazio strategico per proiettare la propria influenza nel Mediterraneo, una regione che fino a pochi anni fa era sotto controllo quasi esclusivo delle potenze euro-atlantiche.
Adesso, Pechino potrebbe inserirsi nel vuoto politico lasciato da un’Europa divisa e da un’America stanca.
L’interesse cinese non è solo commerciale: è geopolitico. Un Mediterraneo in cui la Cina stabilisce rotte marittime, accordi infrastrutturali e influenza diplomatica significherebbe un cambiamento radicale dell’ordine internazionale.



























