Il Sionismo, il sogno del “Grande Israele” e l’isolamento internazionale

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VINCENZO SAMMARTANO – L’idea del “Grande Israele” andrebbe ben oltre i confini fissati nel 1948: comprenderebbe tutta la Palestina storica, parte del Libano, della Siria, della Giordania, dell’Iraq e persino di parte dell’Arabia Saudita. È oggi uno dei temi più controversi del sionismo e della politica israeliana contemporanea, che attraversa le correnti nazionaliste e religiose e che troppo spesso tende a confondere la religione ebraica con lo Stato di Israele.

Storicamente, il sionismo nacque come movimento pragmatico: costruire una patria per gli ebrei dispersi nel mondo. Ma con gli anni, guerra dopo guerra, la dimensione territoriale assunse un ruolo centrale. L’occupazione di Gerusalemme Est, della Cisgiordania e di Gaza alimentò il sogno che la “terra promessa” tornasse nelle mani del popolo eletto.

Questa visione, mai proclamata ufficialmente dai leader israeliani ma di fatto perseguita attraverso campagne militari e strategie di annessione mascherate da esigenze di sicurezza, porta con sé contraddizioni insolubili.

È evidente che l’idea del “Grande Israele” rende impraticabile la nascita di uno Stato palestinese, perché implica l’assorbimento permanente di territori abitati da milioni di persone senza pieni diritti. Così, il mito identitario si trasforma nella radice di un incubo politico: apartheid de facto, conflitto senza sbocco, isolamento internazionale crescente.

La domanda oggi è inevitabile: fino a che punto un’ideologia nazionale può spingersi senza consumare se stessa? L’utopia territoriale del “Grande Israele” può forse alimentare consenso a breve termine, ma rischia di condannare Israele a un futuro di conflitto permanente, logorando la sua stessa legittimità e accelerando il suo isolamento sulla scena mondiale.

Nicola Donato
Nicola Donatohttps://www.trileggo.it
"Essere scettici, realistici e prudenti è assolutamente necessario, altrimenti non si potrebbe fare il giornalismo". Il pensiero di Kapuscinski è anche il mio. Fin da piccolo sono stato sempre appassionato di giornalismo. A scuola fondai un giornalino dal nome "Fatti e idee". La mia passione fu alimentata negli anni novanta, in piena età adolescenziale, da mio padre che conduceva trasmissioni radiofoniche di carattere sportivo presso l’emittente marsalese Radio Azzurra. La passione per il giornalismo cominciò a diventare anche un lavoro a partire dal 2005. Ecco, in rapida successione, le mie esperienze maturate nel campo giornalistico: 2005 – 2007 Conduttore televisivo emittente Canale 2 Marsala; 2007 – 2012 Redattore presso il quotidiano “Il Corriere Trapanese”; 2012-2014 Telecronista Ermes Tv Marsala; 2014 a tutt’oggi direttore del periodico cartaceo “Leggo Città Marsala”; Dal 2015 a tutt’oggi conduttore televisivo presso l’emittente televisiva Canale 2 Marsala; Dal 2022 direttore dell'emittente televisiva Canale 2. Dal primo dicembre del 2019 Leggo Città ha stretto una collaborazione con un gruppo editoriale locale permettendo la nascita di Trileggo di cui ne sono il Direttore. 14/10/2018 Premiato come ospite d'onore alla 19ma edizione del premio Europeo Tindari; 16/01/2021 conferimento d'onore da parte della Fondazione Internazionale Papa Clemente XI di Tirana (Albania) quale membro d'onore per proficua attività giornalistica svolta.

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