NICOLA DONATO – Mario Guidotti non era un attaccante qualunque. Toscano di Viareggio, classe 1964, arrivò a Marsala nel 1988 e in poco tempo si prese tutto: l’attenzione del pubblico, l’affetto della tifoseria e un posto d’onore nella storia del club. In tre stagioni consecutive – dal 1988 al 1991 – ha indossato con orgoglio la maglia azzurra, lasciando un’impronta profonda, tecnica e umana.
Cresciuto nel settore giovanile del Bologna, Guidotti era un attaccante mobile, istintivo, capace di segnare con entrambi i piedi, qualche volta di testa ma soprattutto con prodezze acrobatiche.

A Marsala, venne reinventato come centravanti puro, ruolo che interpretava a modo suo, con la grinta e la follia geniale che lo contraddistinguevano. Non a caso il soprannome che si portava dietro era “Cavallo Pazzo”, appellativo che descriveva perfettamente il suo carattere ribelle e magnetico.
Nei tre campionati giocati in maglia azzurra, Guidotti realizzò 40 reti, piazzandosi al sesto posto nella classifica marcatori di tutti i tempi del club, subito dopo nomi come Badì (52), Bevilacqua (45), Pernonace (44), Vergarazzola (43) e Umile (42).
Tra le sue prestazioni più memorabili, impossibile non citare la partita della stagione 1989-90 contro la capolista Enna, nela campionato Interreggionale, in cui con i suoi gol e una prestazione maiuscola contribuì a un netto 3-0 che fece esplodere il Municipale.

Personaggio anche fuori dal campo, Guidotti divideva, faceva discutere, ma alla fine conquistava tutti con la sua genuinità. Era uno che si faceva voler bene. Toscano doc, con il sorriso sempre pronto, aveva anche un ristorante nella sua Viareggio, dove tornò a vivere dopo l’esperienza siciliana.
Nel 1993 provò a indossare nuovamente l’azzurro in un breve ritorno, ma le difficoltà economiche della società lo spinsero a lasciare a novembre.
Nel corso della sua carriera vestì anche le maglie di Isernia, Trapani, Foligno, Rondinella, Sansepolcro, Milazzo, Latina e Isola Liri. Un giro d’Italia calcistico che, però, non cancellò mai il legame profondo con Marsala, città dove lasciò un segno indelebile, in cui vi ritornò nei feesteggiamenti del centenario del club nel 2012 indossando una parrucca azzurra.
Purtroppo, il suo nome è salito tragicamente alla ribalta delle cronache il 20 giugno 2015, quando venne ucciso dal fratello nel corso di una lite familiare.
Mario Guidotti non era soltanto un centravanti, era un simbolo: di un calcio viscerale, di una passione pura, di una città che – con lui in campo – ha vissuto alcune delle sue pagine più entusiasmanti. Marsala non lo ha dimenticato. E mai lo dimenticherà.




























