
L’Isola di Santa Maria di Marsala è una delle tante isole siciliane private, purtroppo in vendita. Un luogo unico che si affaccia nella laguna dello Stagnone, ricca di un’importante vegetazione. “In questa verde isola amatissima, Francesco Manzo. Tutti i lirismi del suo animo gentile, trasfuse con dedizione di lavoro in gioia di creazione”, è la scritta riportata sotto il busto che ricorda il padrone di casa e fondatore, che rivolge le spalle alla fitta vegetazione e osserva il mare, con la casa che si trova alla sua destra e il punto di attracco alla sua sinistra. Con lo sguardo fiero del busto del Dott. Manzo in giardino, che osserva dall’alto la gente arrivare, inizia ufficialmente “Solstizio d’estate: Cunti e Canti alla scoperta della luce”. La partenza è stata dall’imbarcadero “Gallo”, antistante all’isola. Tante le statue presenti sull’Isola, bianche, con lo sguardo vitreo che osservano costantemente il vuoto da un tempo indefinito. All’ingresso ce n’è proprio una immersa nell’acqua, vicino al molo d’attracco. All’imbarcadero c’era anche Andrea Russo e Piero Pellegrino che accoglievano gli ospiti con musica etnica, che riusciva perfettamente ad amalgamarsi con i suoni della natura e il canto delle cicale che diventava sempre più intenso.

Un marmo bianco delle statue che circondano i punti fondamentali dell’Isola, perfettamente intatto, modellato da artisti che un tempo avranno impiegato giorni, mesi o forse addirittura anni per sincerarsi che le aspettative dei loro committenti fossero state pienamente raggiunte. Volti sul marmo che osservano il progresso storico. Un passato, un presente e un futuro che non potrà mai essere raccontato e che vivrà per sempre imprigionato nel silenzio di un luogo in cui tutto sembra essersi fermato per sempre. Occhi che non sapranno mai fornire una risposta ai tanti interrogativi che la storia ha saputo raccontare, oltre quei balconi a picco sul mare. L’evento è introdotto dai saluti del Presidente del MAC Salvatore Sinatra e poi dal legale rappresentante della famiglia Manzo, proprietara dell’isola, l’Avvocato Pietro Bruno. La serata è ufficialmente iniziata dal concerto de “I Musicanti” di Gregorio Caimi dal titolo “Arvuli ammenzu u mari”, con due ospiti speciali: Irene Sciacca alla voce e Nino Errera alle percussioni. Il concerto è stato chiuso dall’esibizione Corale dell’associazione Carpe Diem, diretta da Fabio Gandolfo, con un omaggio al Maestro Franco Battiato.

E’ seguito poi lo spazio teatrale con i monologhi di Vito Scarpitta e Giacomo Frazzitta. Un viaggio di suoni, suggestioni e richiami alla natura, in cui le vibrazioni prodotte dalle casse armoniche dei musicisti, si sono perfettamente integrate con un luogo in cui la natura riesce a scandire i propri tempi, senza nessuna incursione esterna. Il mistero che racchiude il mito e anche la leggenda. Nella parete posteriore della casa dai mattoni rossi, che si affaccia sulla balconata a picco sul mare, c’è “U muru d’inciuri”, ovvero una parete in cui sono riportati dei nomi impressi su delle mattonelle e, sotto il nome di battesimo, c’è la “d’inciuria”. Sono tanti i nomi riportati. In alcuni casi è presente soltanto la “d’inciuria”. C’è per esempio “Nuccia, detta Cudduzzu” oppure “Asparu detto tritri” oppure “Pino detto Vucca Modda” e tanti altri. In alcuni casi, invece, mancano proprio le mattonelle. Il tempo scorre lento nell’isola di Santa Maria. Gli unici abitanti sono due asinelli: uno ha circa quarant’anni. Sono due animali molto sensibili e affettuosi. Si fanno accarezzare ben volentieri dai visitatori, prestandosi anche all’immancabile selfie di rito a cui nessuno si è sottratto: adulti e bambini. Non hanno mostrato paura o particolare timore di fronte ai camerieri che imbandivano il tavolo per il rinfresco, o alla gente che sbarcava, affollando l’area centrale. oppure ai musicisti che suonavano, producendo frequenze sonore diffuse con gli altoparlanti. Gli animali hanno dimostrato che l’uomo, all’isola di Santa Maria, è solamente un ospite. Sicuramente ben gradito, se voluto, ma pur sempre un ospite, che deve camminare in punta di piedi all’interno di un territorio in cui ogni equilibrio è delicato perché perfettamente disegnato nel tempo e nello spazio, con una natura incontaminata che continua a crescere vigorosa e le statue in marmo che rimarranno per sempre a sorvegliare in ogni angolo, tra luci e ombre.




























