
Continuano le manifestazioni dei No Green Pass a Trieste. Dopo lo sgombero di ieri, 18 ottobre, al varco 4 del molo VII, a cui sono seguiti anche scontri violenti con le forze dell’ordine, che si sono protratti fino a sera (CLICCA QUI PER LEGGERE), i triestini sono scesi nuovamente a protestare, questa volta in Piazza Unità d’Italia. In testa al corteo, in rappresentanza dei portuali, è tornato in prima linea Stefano Puzzer, leader de coordinamento dei lavoratori, presente alla manifestazione, intonando inni e parlando di protesta pacifica. Nel pomeriggio la manifestazione ha proseguito e Puzzer ha detto:“la forza non arriverà solo da me ma da tutti noi che ci siamo impegnati in questa faccenda. Dobbiamo far capire alle persone che non molleremo. Siamo in tantissimi”. Ha poi parlato di una lotta che deve andare oltre Trieste: “tutte le piazze d’Italia devono comportarsi come Trieste e devono far capire che si stanno muovendo” – aggiunge- “il segnale che noi vogliamo dare deve arrivare da Aosta alla Sicilia. Tutte le piazze d’Italia devono diventare questa piazza qua. Noi dobbiamo far sentire tutto il peso dell’Italia sulle spalle, dovranno trattare con noi togliendo il Green Pass: da questo punto noi non ci muoviamo di un millimetro”. Successivamente è stato letto un comunicato in cui si dice che è stato costituito il “coordinamento 15 ottobre”, contro l’obbligo vaccinale e il green pass e che vede Stefano Puzzer tra i protagonisti. Un gruppo che si rivolge a tutti i cittadini, associazioni e movimenti per scendere in piazza, soprattutto per la giornata di sabato 23 ottobre. Il gruppo si professa apolitico: “se qualcuno vuole fare politica qui troverà le strade sbarrate”. E’ stato rivolto un invito a tutti i cittadini Italiani a scendere in piazza e protestare.
Un leader, Puzzer, che è tornato leader e timoniere dei triestini, che lo accolgono e lo trattano come il portavoce di una comunità, tra applausi e risposte univoche. La scesa in campo di Puzzer e l’esposizione pubblica all’alba del giorno dopo le proteste e gli scontri con le forze dell’ordine, arriva sicuramente per placare gli animi tra gruppi violenti e non violenti. Puzzer in questi giorni si è contraddetto con le sue dichiarazioni che sono passate da “Battaglia vinta, torniamo a lavorare” a “presidio continua” contro il Green Pass obbligatorio. Le sue decisioni, in questi giorni, hanno portato grande scompiglio tra i lavoratori che improvvisamente si sono ritrovati senza un leader a seguito delle sue dimissioni. Il 17 ottobre, sul suo profilo facebook scriveva: “ho rassegnato le mie dimissioni dal Clpt Trieste poiché è giusto che io mi assuma le mie responsabilità. Una di queste è la decisione di proseguire il presidio fino al 20 di ottobre. La decisione è soltanto mia. Non è stata forzata da nessuno anzi non volevano accettarla ma io l’ho preteso”. Una frattura che inevitabilmente si è venuta a creare il 16 ottobre, quando ha annunciato ai lavoratori che avrebbero ripreso le loro attività lavorative il giorno successive. Motivo? Aveva ottenuto un incontro con i rappresentanti del governo e del Senato per il 30 settembre. Poi cosa è successo? Pochi minuti dopo, un gruppo “No Green Pass” lo ha accerchiato perché non ha gradito questa scelta. Puzzer, quindi, è stato attaccato, contestato e alla fine è stato costretto a fare un passo indietro, facendo continuare il presidio fino al 20 ottobre, sottolineando che se il 30 ottobre non dovesse essere abolito il Green Pass obbligatorio, bloccheranno il paese. La scelta di Puzzer non è andata giù agli altri leader della protesta che, scoperto il passo indietro, si sono arrabbiati con lui perché è venuto meno agli accordi presi. Si è quindi creata una spaccatura tra i No Green Pass: da un lato quelli disposti a tornare a lavoro in attesa del 30 ottobre, da un lato il movimento più radicale che invece ha convinto Puzzer a fare un passo indietro sulla sua scelta. Oggi questa polemica sembra finita nel dimenticatoio, archiviata, messa in un cassetto dai Triestini, anche dagli stessi che lo hanno attaccato per aver fatto da mediatore. Puzzer è tornato tra i manifestanti, rinunciando alla mediazione, annunciando stamattina sul suo profilo che “io sarò li altre indicazioni non sono mie”, ma è lui stesso, dal palco, a spiegare come verrà informata la stampa, quali sono le priorità e come bisogna muoversi in un contesto in cui la sua persona si configura in quella di un leader.



























