domenica , 20 Giugno 2021

39° anniversario dell’uccisione per mano mafiosa di Pio La Torre e Rosario Di Salvo, intervento dell’Arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice

«Le mafie stanno approfittando di questo tempo di pandemia e di emergenza sanitaria, economica e sociale, per le mafie questa è l’occasione di una maggiore penetrazionenella societàanche perché approfittano del flussodi aiuti alle imprese ealle persone in difficoltà».Questo è uno dei passaggi dell’intervento dell’Arcivescovo di Palermo, Mons. Corrado Lorefice, in occasione della videoconferenza promossa dal “CentroPio La Torre” nel39° anniversario dell’uccisione per mano mafiosa di Pio La Torre e Rosario Di Salvo; un incontro che si è svolto nell’ambito del “Progetto educativo antimafia duemilaventi-duemilaventuno”. «Non possiamo ignorare –ha proseguito l’Arcivescovo -la forza della mafia che prospera da sempre sul disagio sociale, culturale ed economico. Ricordo le parole di Papa Francesco nell’Enciclica Fratelli Tutti, lìdove afferma che le paure,la solitudine, l’insicurezza di tante persone che si sentonoabbandonate dal sistema costituiscono un terreno fertile per le mafie e la criminalità organizzata che spesso si presenta come “soccorritrice” di chi vive situazioni di disagio e precarietà. C’è una pedagogia tipicamente mafiosa che, con un falso spirito comunitario, crea legami di dipendenza e di subordinazione dai quali è molto difficile liberarsi. Penso anche alla violenza di genere che è esplosa in questo tempo in molte città, comprese quelle della nostra Isola, anche tra adolescenti e giovani. “Nessuno si salva da solo”,ci ricorda ancora Papa Francesco, ci si può salvare unicamente insieme; c’è bisogno di solidarietà, anzi di fraternità. C’è bisogno di un nuovo spirito comunitario che ci aiuti a uscire insieme dai problemi concentrando le migliori energie emerse in questo tempo di prova a causa dellapandemia».La conferenza,aperta dall’intervento di Vito Lo Monaco,Presidente del Centro Studi Pio La Torre, ha offerto anche unmessaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Attraverso un dialogo con le giovani generazioni–ha sottolineato il capo dello Stato –si mantiene viva la memoria delle vittime della lotta contro la criminalità organizzata quali grandi esempi di impegno civico e di senso dello Stato per l’intera collettività.Vanno incoraggiate in ogni modo le iniziative volte a diffondere la cultura della legalità quali contributi essenziali al processo, storicamente ineluttabile, di sradicamento dalla società dei fenomeni mafiosi. Educare gli studenti al rispetto dei principi civici significa porre le basi per costruire una collettività futura libera da ogni forma di condizionamento criminale».

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