
Oggi, 22 marzo, Amazon è in sciopero in tutta Italia. Si tratta di uno stop indetto da CGIL, CISL di 24 ore da parte deii dipendenti, degli addetti alle consegne, driver che in 30/40 mila operano in tutto il territorio nazionale e che dalle prime ore del mattino, si trovano davanti ai cancelli della multinazionale per chiedere stabilità, solidarietà e agevolazioni. “Con questo sciopero rivendichiamo il diritto di mettere al centro l’uomo, la persona. Queste multinazionali mettono al centro il profillo il profitto e non la persona”, dice qualcuno al microfono di un giornalista durante la manifestazione a Castel San Giovanni che aggiunge “rivendichiamo le regole che fanno parte del mondo del lavoro” parlando di un lavoro turnover, con lavoratori che spesso sono costretti a dormire in macchina per attendere il proprio turno, con ritmi massacranti e spesso sono di passaggio e non hanno un contratto stabile senza poter crescere professionalmente.
Decisamente diverso è stato il tono delle manifestazioni del 20 marzo scorso a Bologna, Torino e in altre parti d’Italia, dove i No-Mask sono scesi in strada e in piazza senza mascherina e senza rispettare il distanziamento sociale per opporti alle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria. I No-Mask non si sono fermati di fronte all’incremento dei contati e i 20.159 nuovi positivi al Covid in Italia nelle ultime 24 ore. Non si sono fermati neppure di fronte alle varianti che continuano ad aumentare e l’indice RT che continua a salire. Non si sono fermati neppure di fronte alla giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid, avvenuta soltanto due giorni prima, e ad un paese che a distanza di un anno si trova ancora in una situazione critica, diviso in Zona Arancione e Zona Rossa e con il rischio di un nuovo lockdown dietro l’angolo. Non si sono fermati neppure di fronte a una campagna vaccinale che procede a rilento anche se c’è l’obiettivo da parte del governo di raggiungere rapidamente il numero di 500mila somministrazioni al giorno entro settembre. I negazionisti non si sono fermati, non soltanto in Italia.
Tra le tante cose, i NoMask hanno contestato il nuovo Dpcm, i numeri delle terapie intensive e le restrizioni al grido di “libertà”. A Bologna erano un centinaio e si sono incontrati ai Giardini Margherita per poi sfilare e terminare la manifestazione in Piazza Maggiore scortati dagli agenti della Digos. Il giorno dopo, a Cesenatico, un gruppo di cinquanta persone si era radunato nel parco di Levante per una manifestazione “No-Mask”. L’iniziativa, organizzata tramite il solito tam tam dei social, si era svolta senza il minimo rispetto delle regole anti-covid. Sono intervenuti i vigili urbani e i carabinieri. Parallelamente ci sono state altre manifestazioni a Rimini, dove sono scattate anche multe e poi ancora a Torino, in Piazza Castello, dove un 36enne è stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale: si è rifiutati di fornire documenti alle forze dell’ordine. Non indossava la mascherina. Un agente è rimasto ferito ed è stato accompagnato in ospedale. Oltre quaranta manifestanti sono stati multati: 24 per non aver indossato la mascherina e 20 per aver violato le norme anti-covid. Anche in questo caso, la manifestazione e nata con il tam tam sui social, proprio come a Bologna, e lo slogan era più o meno uguale: “giustizia libertà respirare verità”. Tra i manifestanti c’erano personaggi legati agli ambienti dell’estrema destra e pure Marco Liccione, con un passato in Fratelli d’Italia che ha parlato anche al microfono.
Anche le piazze e le strade della Germania, Londra, Austria, e altri paesi del mondo, in quei giorni, si sono riempite di manifestazioni negazioniste contro la cosiddetta “dittatura sanitaria”. Tante le reazioni degli agenti che hanno usato lo spray al peperoncino e arrestato molti no-vax, come accaduto a Londra per esempio, dove alcuni manifestanti profondamente legati alle teorie del complotto mondiale e altre cose sconclusionate lette in qualche post su internet o tra le pagine di wikipedia, si sono ritrovati improvvisamente con le manette ai polsi. Dalla Svizzera a Vienna, i seguaci di QAnon, che appoggiano da sempre il movimento di estrema destra in supporto all’ormai ex Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, hanno messo in atto scontri contro le misure restrittive, il governo, le forze dell’ordine, inneggiato sloga in cui negavano l’esistenza del Covid.



























