venerdì , 26 Febbraio 2021

Coronavirus: questione Pfizer e l’effetto domino

Sono tante le polemiche in merito ai vaccini che si rincorrono in questi giorni. Tanti gli italiani che aspettano di capire quando e come vaccinarsi ma al contempo attendono risposte. Mentre il braccio rimane fermo nell’attesa dell’inoculazione, il governo e le aziende si tirano la corda con i denti. L’azienda Pfizer ha ricevuto una diffida dall’Avvocatura generale dello Stato italiano per adempiere agli obblighi contrattuali che riguardano la consegna delle dosi dei vaccini. Il contratto con Pfizer, stipulato dalla Commissione europea, dovrebbe prevedere delle penali che scatterebbero soltanto a fine trimestre e non in modo automatico. Questo significa che, in base all’accordo stipulato, l’inadempienza di Pfizer risulterà tale soltanto dal 31 marzo e dal quel momento in poi potrebbero scattare sanzioni. La pressione messa in atto dall’Italia potrebbe innescare un effetto domino anche con altri Paesi europei? Sarà risolutiva?

La Lombardia è passata in zona arancione. La Sicilia rimane quindi l’unica regione italiana in zona rossa, ancora per pochi giorni. Sono attualmente 885 i nuovi positivi al Covid nell’isola. Il piano vaccinale anti-covid risulta instabile, in particolar modo sul fronte della distribuzione. Quella che doveva rappresentare una via d’uscita sicura dalla pandemia, che ormai attanaglia il paese da un anno, e che ha messo in ginocchio imprese e famiglie, oggi si è rivelato un vero e proprio buco nell’acqua. Questo non è pessimismo cronico, sia chiamo, ma è stato il Premier Giuseppe Conte a comunicare l’inefficienza della distribuzione dei vaccini in una nota. Pfizer-Biotech ha comunicato ufficialmente il rallentamento nei Paesi europei della distribuzione delle dosi, già precedentemente programmata.

Un rallentamento che ha penalizzato anche l’Italia, costringendo le Regioni a rallentale le nuove somministrazione per assicurare il richiamo alle persone vaccinale. E’ chiaro dunque che il vaccino anti-covid, per essere efficace, necessita di ben due somministrazioni. La seconda dose deve essere somministrata a distanza di tre settimane dalla prima per ottenere gli anticorpi. Saltare la seconda dose significa annullare il ciclo di immunità che garantisce l’adeguata protezione al Covid19. Il paziente che non fa il secondo vaccino, rischia quindi di dover ripetere nuovamente il ciclo vaccinale qualora non dovesse completare il ciclo.

Se i vaccini Pfizer/BioTech non sono sufficienti, se la distribuzione scarseggia, come sarà possibile garantire la seconda dose ai pazienti che hanno già ricevuto la prima? Visti gli innumerevoli ritardi di Pfizer, il Premier Conte ha valutato l’acquisto del vaccino russo Sputnik o di quello cinese Sinopharm? Le domande sono tante: se i pazienti che hanno ricevuto la prima dose del vaccino Pfizer non dovessero riuscire a riceve la seconda dose entro le tre settimane, dovrebbero quindi ricominciare il ciclo? Se il ritardo non sarà recuperato, bisognerà quindi cominciare una nuova campagna vaccinale? In questi giorni si parla molto anche dei furbetti dei vaccini, ovvero amici di medici, parenti di medici e personalità politiche che avrebbero fatto il vaccino. I nomi sarebbero presenti nel registro delle Asl. L’interrogativo rimane il seguente: i furbetti del vaccino, quelli che hanno sottratto dosi a chi ne aveva veramente bisogno, devono usufruire della seconda dose? Non farla significa rischiare di rendere nulla la prima, ma farla –si chiedono in molti- innesca un meccanismo eticamente sbagliato e può gettare le basi per dei precedenti se potrebbero allargarsi a macchia d’olio. Cosa fare?

C’è un altro punto che preoccupa e riguarda AstraZeneca, il cui vaccino sviluppato dall’Università di Oxford è in attesa di essere distribuito anche nei paesi dell’Unione Europea. L’azienda ha annunciato che il numero di dosi, inizialmente, sarà ridotto rispetto a quanto previsto in una prima fase. Una notizia che ha suscitato polemiche sin da subito e che ha trovato conferme anche da Giuseppe Conte. Con il 60% della distribuzione delle dosi nel primo trimestre, l’Italia riceverebbe 3,4 milioni di dosi anziché 8 milioni. Riduzione che, però, è stata confermata anche dai vertici di AstraZeneca Italia che hanno incontrato il ministro Speranza e il commissario Arcuri. “Tutto questo è inaccettabile. Il nostro piano vaccinale, approvato dal Parlamento italiano e ratificato anche in Conferenza Stato-Regioni, è stato elaborato sulla base di impegni contrattuali liberamente assunti e sottoscritti dalle aziende farmaceutiche con la Commissione Europea”  – scrive il Premier Conte sulla sua pagina Facebook che aggiunge –“Questi rallentamenti delle consegne costituiscono gravi violazioni contrattuali, che producono danni enormi all’Italia e agli altri Paesi europei, con ricadute dirette sulla vita e la salute dei cittadini e sul nostro tessuto economico-sociale già fortemente provato da un anno di pandemia. Ricorreremo a tutti gli strumenti e a tutte le iniziative legali, come già stiamo facendo con Pfizer-Biontech, per rivendicare il rispetto degli impegni contrattuali e per proteggere in ogni forma la nostra comunità nazionale”.

Le reazioni non si sono fatte attendere. “La Sicilia sosterrà l’azione legale dello Stato contro la riduzione dei vaccini ed è pronta, come tutte le regioni italiane, a fare la propria parte in tutte le sedi. Tuttavia, lo dico con grande rispetto per le istituzioni comunitarie, non mi pare che l’Europa ci stia facendo una buona figura perché le multinazionali stanno dimostrando di fregarsene, convinte che alla fine si dovrà bussare alla loro porta. Al posto di porre paletti burocratici sulle risorse che potranno servire per dare ristoro alle aziende e sostenere la crisi economica, si deve fare di tutto per trovare vaccini e risarcire le imprese. È questo che gli italiani si aspettano da Bruxelles”. E’ stata questa la risposta che ha dato il governatore della Regione Siciliana Nello Musumeci che poi ha aggiunto: “Durante la prima fase della emergenza pandemica, ai confini degli Stati si requisivano materie prime, mascherine e ventilatori. Oggi mi chiedo: perché non si pensa a requisire le fiale dei vaccini prodotte nei Paesi dell’Unione Europea? Non vorrei che mentre oltreoceano il nuovo presidente Joe Biden si dice pronto ai “poteri della guerra” per la produzione dei vaccini, dalle parti nostre vi sia un atteggiamento remissivo nei confronti di multinazionali che non possono produrre da noi, firmare contratti con impegni precisi e poi, magari (ma spero non sia così!), vendere a prezzi maggiori dove meglio conviene. Requisire i vaccini delle multinazionali: è questo che gli italiani si aspettano”

A proposito di Angelo Barraco

Angelo Barraco, classe 89, è un giornalista siciliano, precisamente di Marsala, in provincia di Trapani. Curioso, attento ai dettagli, negli anni ha collaborato per numerose testate giornalistiche territoriali, nazionali, internazionali, sia cartacee che web. Ha scritto di politica, attualità, economia, territorio, cronaca nera, recensioni letterarie e musica. Ha intervistato molti importanti esponenti della società contemporanea che hanno tracciato un solco indelebile nella cultura e nella storia moderna.

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