Sulla tavola degli italiani non mancano mai latte, formaggi freschi e stagionati, creme, gelati, yogurt o i vari derivati aggiunti ai prodotti confezionati anche quando non ce li aspettiamo… ma il latte è veramente un alimento così genuino e adatto a tutti come sembra?
Non si può negare che il latte è un alimento fondamentale per la crescita del neonato. L’OMS raccomanda l’allattamento in maniera esclusiva fino al compimento del sesto mese di vita e che il latte materno rimanga la scelta prioritaria anche dopo l’introduzione degli altri alimenti, fino ai due anni di vita o finché mamma e bambino lo desiderino.
Ma il fatto di continuare ad introdurlo assiduamente anche dopo l’infanzia ha veramente senso? Soprattutto se assumiamo quello di una specie animale diversa.
La frase che segue è scontata ma repetita iuvant: in natura dopo lo svezzamento nessuno dei mammiferi consuma più latte. Sarà un caso che madre natura toglie questa facile possibilità di nutrimento?
Ma che latte beviamo quando smettiamo di bere quello materno?
In condizioni normali una mucca produce circa 20L di latte al giorno ma grazie agli allevamenti intensivi può produrne anche 50L al giorno e in America addirittura 100L. Ciò avviene naturalmente? Chiaramente no, spesso vengono somministrati alle mucche ormoni per aumentare la produzione. Ciò causa loro infiammazioni alle mammelle o mastite. Quindi oltre agli ormoni, alle mucche vengono somministrati anche antibiotici per evitare che quel latte possa costituire un rischio microbiologico per i consumatori.
Pensate che tutti questi farmaci non finiscano nel latte?
L’utilizzo inappropriato e/o eccessivo di antibiotici sia negli allevamenti che per l’uomo ha causato un fenomeno noto come antibiotico resistenza, ovvero si ha una perdita di efficacia della terapie. In poche parole i microbi resistono al trattamento antibiotico perché si selezionano “ceppi” via via più forti e tutto ciò con evidenti effetti deleteri sulla salute degli esseri umani e degli animali, con conseguente rischio di maggior gravità e diffusione delle malattie.
In pratica: antibiotico resistenza vuol dire che se quando stiamo male e abbiamo bisogno di prendere l’antibiotico questo potrebbe non funzionare, e si prevede che tra circa 40-50anni gli antibiotici attuali non saranno più in grado di difenderci dalle infezioni!
L’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) ha dichiarato che ogni anno 700 mila persone nel mondo muoiono a causa di un’infezione dovuta a batteri resistenti agli antibiotici.
Sicuri di voler ancora bere tanto latte e derivati proprio ogni giorno? Non si vuol fare terrorismo, ma spesso latte e derivati sono presenti assiduamente nella nostra alimentazione anche inconsapevolmente in quanto contenuti in moltissimi cibi confezionati (sia dolci che salati), nei salumi e nei prodotti da forno.
Il mio consiglio è quello di fare una alimentazione più varia in cui i derivati del latte non sono presenti tutti i giorni ma entrano a fare parte di una alimentazione equilibrata.
Aggiungo inoltre il consiglio di preferire latticini che derivano da allevamenti italiani liberi al pascolo.
Invito anche a perdere il brutto vizio di aggiungere lo zucchero al latte (ciò vale anche per i bambini); il latte contiene già uno zucchero il lattosio! Per questo è naturalmente dolce.
Alcuni studi importanti hanno mostrato un aumento significativo del rischio di sviluppo di tumore della prostata negli uomini adulti che assumono regolarmente latte. Inoltre è stato evidenziato che esiste una relazione lineare dose-risposta tra l’aumento dell’assunzione di latte intero e l’aumento del rischio di mortalità per cancro alla prostata.
Ciò sembra essere dovuto ad alcuni fattori di crescita presenti nel latte. Giusto per citarne uno, il fattore di crescita IGF (fattore di crescita simile all’insulina) è stato indicato come un potenziale meccanismo alla base delle associazioni osservate tra l’assunzione di latte e il rischio di cancro alla prostata.
Questi fattori di crescita nell’adulto sono pure connessi in generale con lo sviluppo di tumori ormoni sensibili, quindi ad esempio oltre a quello della prostata, anche al tumore del seno.
È noto che le cellule tumorali non sono altro che delle cellule con un’attività proliferativa anomala (cioè si dividono senza controllo); a voi sembra cauto introdurre molto latte e derivati (che contengono fattori di crescita) anche in una persona adulta già bella cresciuta?

Qualcuno potrebbe sempre dire << ma il mio bisnonno beveva 10L di latte al giorno ed è morto a 100 anni!>>. Ma per ogni bisnonno che arriva a 100, ce ne sono tanti che invece si sono fermati molto prima, ma a quanto pare questi non fanno statistica.
Chiaramente non siamo tutti uguali, perché è diversa la nostra genetica, l’epigenetica tutto il nostro vissuto sia ambientale che emotivo. Tanti sono i fattori che influenzano l’esito dell’esposizione ad un rischio, ma è chiaro che tra ogni rischio evitato aumenta le probabilità di una vita lunga e – soprattutto – sana.
Sono fermamente convinta che sia sempre meglio prevenire che curare e che fare una alimentazione varia, invece di mangiare latte a colazione, yogurt a merenda, pasta con formaggio a pranzo e mozzarella a cena, faccia bene in ogni caso.



























