domenica , 20 Settembre 2020

Omicidio Willy: il delitto efferato e poi il silenzio

“L’incoerenza dei fedeli e dei Pastori tra quello che dicono e quello che fanno, tra la parola e il modo di vivere mina la credibilità della Chiesa” disse Papa Francesco il 14 aprile del 2013, nel corso di una Omelia nella Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura. Il terribile omicidio che si è consumato a Colleferro ha scosso l’intero paese. Una violenza inaudita, spietata, contro un giovane di 21 anni di origine capoverdiana ma residente nei pressi di Paliano. Un branco che lo ha picchiato a morte.

Willy Monteiro Duarte è arrivato in ospedale con addosso i segni della violenza che i suoi carnefici, di un’età compresa tra i 22 e i 26 anni, gli hanno  riversato. Mario Pincarelli (22 anni), Francesco Belleggia (23 anni) Marco Bianchi (24 anni), Gabriele Bianchi (26 anni), sono questi i nomi degli assassini di Willy.

L’Italia è totalmente sconvolta per questo delitto così efferato. Ci sarebbero poi i familiari degli assassini che avrebbero pronunciato la frase: “in fin dei conti cosa hanno fatto? Niente. Hanno solo ucciso un extracomunitario”. Sembrano lontani i tempi in cui gli italiani manifestavano piena solidarietà alla comunità afroamericana per l’uccisione di George Floyd, avvenuta da un poliziotto. “Black lives matter” urlavano tanti cittadini che riempivano le piazze di tutto il mondo, persino quelle italiane. Manifestazioni pacifiche contro il razzismo e la violenza.

Mascherine, distanziamento e cartelli in mano con su scritto slogan come “fuck racis”. Manifestanti in ginocchio, in silenzio per 8 minuti e 46 secondi, in ricordo di quei tragici momenti in cui Floyd è rimasto a terra, con il ginocchio che lentamente gli strappava la vita.

Tante discussioni accese in quei caldi giorni di giugno, tra cui la toponomastica delle città italiane e la presenza di alcune statue presenti nelle piazze. Una su tutte è stata quella di Indro Montanelli e la vicenda legata alle sue dichiarazioni circa l’acquisto di una bambina eritrea di 12 anni per farne poi moglie durante il colonialismo fascista in Africa. La statua di Montanelli è stata più volte cosparsa di vernice rossa e i vandali hanno scritto “razzista stupratore” nella parte bassa.

Tempi che sembrano lontani anni luce. Mesi che sembrano essersi dilatati in modo estremamente spropositato. Distanze siderali tra prima e dopo. Lo dimostra anche il grave episodio di razzismo di cui è rimasta vittima la cantante salentina Emma Marrone che ha postato su Twitter una sua vecchia foto in compagnia del famoso cantante statunitense Kanye West con la scritta: “Emma offre la cena a un ragazzo nero dopo che quest’ultimo non ha abbastanza soldi per permettersi da mangiare”.

La cantante è stata offesa, denigrata, insultata da un popolo che fino a qualche mese prima sventolava bandiere per George Floyd e che, forse, poco prima aveva pubblicato la foto del povero Willy massacrato e ucciso. “La violenza cresce e si insidia piano piano.. Prima con le parole alle quali ormai solo in pochissimi danno il giusto peso. Eh si le parole sono importanti,da esse provengono i gesti e poi gli esempi fino ad arrivare alle tragedie”, ha scritto poi Emma su Instagram.

La politica continua a tacere, o meglio: osserva, sghignazza ma tace. “La morte di George Floyd merita giustizia, chi ha sbagliato deve pagare, senza sconti”, aveva dichiarato Matteo Salvini ad Affaritaliani.it qualche mese fa. Oggi invece? Oggi la politica mette sul piatto la morte di Willy come alibi di una condotta sbagliata e inzia a puntarsi il dito, da una parte all’altra della barricata.

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, scrive sulla sua pagina facebook: “La sinistra ci prova in tutti i modi ad attribuirci i terribili fatti accaduti a Willy Monteiro. Sfruttano la storia di questo coraggioso ragazzo di 21 anni, ammazzato senza motivo da quattro bestie schifose, per poterci attaccare, per poter dire “è colpa della destra”, quando per primi abbiamo denunciato l’accaduto e chiesto una condanna esemplare per i criminali” aggiungendo“Provo un profondo senso di vergogna per loro: i genitori di Willy non rivedranno più il loro figlio, e la prima preoccupazione di questi finti buonisti è puntare il dito contro di noi, invece di unire le forze per non permettere che si verifichino più tragedie come questa e chiedere giustizia. Sono delusa, arrabbiata, sono preoccupata per questa Italia che si è ridotta a essere rappresentata da gente così mediocre e bugiarda. Non è questa la politica che meritano gli italiani”.

A proposito di Angelo Barraco

Angelo Barraco, classe 89, è un giornalista siciliano, precisamente di Marsala, in provincia di Trapani. Curioso, attento ai dettagli, negli anni ha collaborato per numerose testate giornalistiche territoriali, nazionali, internazionali, sia cartacee che web. Ha scritto di politica, attualità, economia, territorio, cronaca nera, recensioni letterarie e musica. Ha intervistato molti importanti esponenti della società contemporanea che hanno tracciato un solco indelebile nella cultura e nella storia moderna.

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