VINCENZO SAMMARTANO –
Sono passati due anni. Era il luglio del 2018 quando se ne andò uno dei migliori, se non il migliore Manager che l’Italia abbia conosciuto in questi ultimi decenni. Sergio Marchionne venne ricoverato qualche giorno prima all’ospedale universitario di Zurigo, fino al giorno della sua morte. Proprio quel 25 Luglio 2018.
Il Manager Italo-Canadese guidava il gruppo automobilistico italiano da 14 anni. Un gruppo che era riuscito a trasformare in maniera profonda, traghettando l’industria automobilistica italiana da player regionale ad un gruppo multinazionale. Da un punto organizzativo, l’internazionalizzazione fu sicuramente uno dei grandi passi della vecchia FIAT.

Di Marchionne resta la sua capacità manageriale. La capacità di prevedere il mercato. La capacità indiscussa di rischiare nei periodi in cui il mercato soffre profonde depressioni. Perché proprio nei periodi di profondi cambiamenti, si nascondono le più grandi opportunità. Forse questa è una delle sue più importanti lezioni in un epoca di grandi cambiamenti. Anche a causa del Covid-19.
L’accordo con la General Motors, quando la FIAT era ad un passo dalla banca rotta, o l’acquisizione della Chrysler tra le sfide più importanti dell’era Marchionne.Sfide che hanno permesso alla FIAT di mettere radici permanenti in Nord America. Mercato sempre difficile per case automobilistiche non americane.
Marchionne ha ridisegnato gli stabilimenti. Ha ridisegnato la logistica della vecchia FIAT. Ha fatto delle scelte impopolari per i sindacati e la politica. Ha fatto scelte logiche. Ha dovuto cambiare l’azienda FIAT dal suo interno. Un azienda appesantita da scelte aziendali illogiche fatte negli anni in cui le scelte venivano fatte più per esigenze politiche e sociali che per logiche aziendali. Marchionne ha dovuto gestire un periodo di grande cambiamento, bilanciando i fattori economici e tecnologici esterni con una passata gestione aziendale a dir poco miope. Alla fine Marchionne ha fatto ciò che un Manager moderno deve fare.
E far produrre la Jeep a Melfi, in Italia,ed esportarla negli USA è il capolavoro di una strategia che non conosce confini. Riportando le parole di un mio carissimo amico, Marchionni era uno capace di vendere il ghiaccio agli eschimesi. E forse ci sarebbe anche riuscito se non fosse venuto a mancare così prematuramente.
Ci sarà tempo, in questa rubrica, di approfondire le lezioni di leadership che il Manager Italo-Canadese ci ha lasciato. Chiudiamo questo ricordo di Marchionne, con una poesia con cui lo stesso Marchionne aprì il suo intervento a Cernobbio: «Questa è la storia di quattro persone, chiamate ognuno, qualcuno, ciascuno e nessuno. C’era un lavoro importante da fare e Ognuno era sicuro che Qualcuno lo avrebbe fatto. Ciascuno poteva farlo, ma Nessuno lo fece, Qualcuno si arrabbiò perché era il lavoro di Ognuno. Ognuno pensò che Ciascuno potesse farlo, ma Nessuno capì che Ognuno l’avrebbe fatto. Finì che Ognuno incolpò Qualcuno perché Nessuno fece ciò che Ciascuno avrebbe potuto fare”.



























