Il Coronavirus ha cambiato le abitudini degli italiani, riducendone le attività sociali e mutando improvvisamente ogni forma di interazione sociale che è stata circoscritta all’interno delle quattro mura di casa. Durante questi lunghi mesi di lockdown, il computer si è trasformato improvvisamente in una vera e propria finestra sul mondo attraverso il quale poter interagire con le persone che vivono a distanza. Un filo diretto e concreto per mantenere sani e vivi i rapporti umani nel rispetto dei vari DPCM. In molti casi, però, il computer si è trasformato in una vera e propria salvezza per molte donne che sono state costrette a convivere con uomini violenti che le hanno picchiate, umiliate, anche davanti ai figli. Una casa con le finestre sbarrate, la porta chiusa e l’impossibilità di uscire. Il silenzio lungo le strade e una coercizione continua per mano di carnefici senza scrupoli: il Covid è stato anche questo. Il computer, per molte donne, si è trasformato in fuga psichica utile in momenti di assoluto disagio. La rete si è trasformata in un mezzo fondamentale per tutti i cittadini che hanno vissuto questi mesi così difficili; uno sfogo importante, un palliativo.
Letture, film, risate, canzoni dal balcone ma non è stato soltanto questo. Molte persone ne hanno fatto un uso malsano, malato, utilizzando i canali digitali per la violenza psicologica nei riguardi delle fasce più deboli, adescando minori, umiliando chi soffre di gravi handicap. Oltre al sesso virtuale che si è sviluppato in questi mesi tra i canali del web, si è ulteriormente sviluppato il terribile fenomeno –già precedentemente diffuso- che riguarda la condivisione di immagini intime in rete per umiliare l’altra persona (Revenge Porn) e l’offesa gratuita, il ricatto. Un fenomeno che si estende a macchia d’olio, i cui presupposti non sono eccezionali per una miglioria di queste problematiche. Ne abbiamo parlato con il Sociologo Prof. Francesco Pira, che proprio in merito al “Revenge Porn” terrà una relazione in diretta instragram il 29 maggio, alle ore 18, per Amnesty International.



























