domenica , 21 Luglio 2024

Silvia Romano è libera!

Silvia Romano è libera ed è tornata in Italia dove ad attenderla, presso l’aeroporto romano di Ciampino, ha trovato l’abbraccio della madre e il saluto del presidente Conte. Silvia Romano ce l’ha fatta, è sopravvissuta ad una esperienza terrificante, della quale siamo tutti incapaci di concepirne gli effetti traumatici, e il terrore che scaturisce da una simile agonia. Ma Silvia ce l’ha fatta, e oggi può dirsi finalmente libera. Nel pomeriggio mi sono recato per conto della redazione di Trileggo nei pressi della casa dei Romano, nel quartiere milanese di Casoretto, incastrato tra Piazzale Loreto e il celebre quartiere Lambrate. Il cielo è nuvoloso, ma ogni tanto qualche raggio di sole filtra. Ci sono 25 gradi a Milano, fa caldo e molta gente passeggia per strada, tutti dotati di mascherina e guanti. Mi avvicino sempre più alla casa, raggiungo l’antica chiesa romanica del quartiere Casoretto, riconoscibile per i suoi mattoni rossi, tipici dell’architettura padana. E inizio a scorgere il flusso di gente che si reca in pellegrinaggio davanti le porte del palazzo al quale farà ritorno Silvia Romano, la sua casa. Molte telecamere sono già montate e pronte a catturare le più piccole emozioni di questa giornata. Una folla ordinata e rispettosa delle distanze si assiepa lungo le due sponde della carreggiata, ogni mezz’ora la campana della chiesa rintocca gioiosamente, ma il suono delle sirene delle ambulanze ci rammenta che l’emergenza non è alle spalle, le persone civilmente mantengono il giusto distanziamento. Diverse famiglie in bicicletta con i bambini al seguito passano davanti a quella porta e lasciano un fiore, sono tanti i messaggi di affetto per Silvia, c’è uno striscione di Emergency, Silvia Romano è una volontaria che si occupa dei bambini che muoiono di fame in Africa, attività nobile che le è costata 18 mesi di prigionia, rispettiamola per questo. Scorgo alla distanza il barbiere Tullio, non lo vedo da tempo, anche lui ha gli occhi commossi, e molte donne sorridono sotto la mascherina, la dolcezza di quei sguardi emerge nonostante il tessuto che ne copre il viso. Arrivano i giornalisti, nel frattempo il tempo passa, le auto della polizia continuano a percorrere quel tratto di strada, una donna mi dice che finalmente una bella notizia è arrivata, la liberazione di Silvia ci riempie di gioia. Un ragazzo stralunato mi chiede cosa sta succedendo, i passanti a bordo di auto e moto suonano il clacson, i palloncini oscillano nel vento, la bandiera italiana continua a sventolare da una finestra, una donna anziana si affaccia e sorride. Le emozioni sono tante, e forti. Casoretto riabbraccia una figlia e una sorella, tutti i vicini sono felici. Si parla della sua presunta conversione all‘Islam, un signore anziano dice qualcosa in dialetto milanese, traduco letteralmente: “lasciamola in pace”. Bentornata Silvia, figlia di tutti noi, sorella di tutti noi.

A proposito di Davide Licari

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